A mia figlia

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Grande regalo della mia piccola Vita, 

ti scrive un uomo semplice, chiamato papà.

Ti dico fin d’ora che non sono perfetto.

Non sono indistruttibile, non ho superpoteri, né mantello, o velocità della luce.

Volo tra i miei pensieri, in un cielo che nessuno conosce, chiamato cuore: vado lì a parlarti, a vederti, a tenerti a me.

Io volo dove tu sei.

Anche adesso, per poco ancora, custodita nel luogo più sicuro al mondo.

Ed è per questo che ho il dovere di scriverti: in nome di un sentimento che non avevo provato, per non essere dimenticato.

Ho il dovere di scriverti, per il tuo perdono.

Perché non è facile vivere.

Perché, di questo, ho perdonato mio padre.

Perché mi vedrai come io lo vedevo. Perché parlerai, canterai,  griderai forse con il mio stesso impeto.

Perché le tue mani avranno l’istinto di un gesto, che per un attimo, mi riporta indietro.

Perché un brutto giorno allo specchio,  non vorrai guardarti che per odiarmi, e maledire molto la nostra somiglianza.

Ed ho il dovere, di dirti: non somigliarmi tanto, almeno negli errori; sii quel che vuoi essere.

Quando sarà il tempo, chiudimi gli occhi, sorridendo.

Diremo forse in quel momento: io speranza della tua vita, e tu speranza della mia.

Felicità, per sempre,

nessuno sguardo al mare,

per deporre la tristezza.


A mia figlia

Testo di Antonio Blunda