Arcilesbica è una vergogna per la comunità LGBT

674

“Crediamo nella libertà e nella dignità di ogni essere umano, nell’uguaglianza dei diritti e nella giustizia sociale, nel rispetto delle differenze, nei diritti della Terra, nella convivenza e nell’uguaglianza fra i popoli. Crediamo nel valore della conoscenza e delle culture, nella libertà di pensiero e di espressione. Crediamo in una società nonviolenta, accogliente e solidale, laica e pluralista, capace di realizzare convivenza e coesione sociale. Crediamo che sia possibile assicurare a tutti e tutte benessere, distribuire in modo equo le risorse, vincolare l’economia al rispetto dei beni comuni, dell’ambiente, dei diritti sociali e del lavoro.”

Pare un’ utopia vero? Una di quelle cose che oggigiorno verrebbero tacciate di “filosofeggiare” o “essere buonisti“. Invece è una parte della descrizione che ARCI, dalla sua fondazione nel 1957 a Firenze, promulga al mondo, riguardo la propria associazione.

ARCI che forse, come me, alcuni di voi avranno vista rispecchiata in circoli e bar dove sessantenni – magari ex partigiani – giocano a briscola con la serietà di un tavolo da dieci milioni di Texas Hold’em. Altri, invece, potrebbero riconoscere ARCI per i suoi comitati ARCIgay, ARCIlesbica, ARCIReal, tutti comitati che si occupano di svariate vicende e che in comune hanno di far parte alla condivisione dei valori ed ideali dell’associazione ARCI.

Qualche giorno fa, precisamente il 9 Agosto, Arcilesbica ha tuttavia deciso d’imbarcarsi – in maniera definitiva, dopo diversi “tentativi di” – in quella che pare essere un’alienazione politica a tutto tondo. Ha fatto quello che né il movimento LGBT, né ARCI, tollerano fra “compagni”: il fuoco amico.

ArciLesbica ha infatti condiviso sulla propria pagina Facebook il seguente articolo: LINK che, per chi non sapesse l’inglese o non volesse leggerlo tutto, in pratica promulga la distinzione netta fra donne cosiddette “biologiche” e donne trans. Molto in linea col pensiero estremista e isterico delle americane femministe, quelle del “se un uomo si siede sul bus a gambe aperte, è per imporre il proprio pene ai membri femminili sulla vettura” per capirci, l’articolo è un’accozzaglia d’isterismo e luoghi comuni riguardanti le personali esperienze dell’autrice, che arriva ad emulare (questa è una citazione diretta all’articolo) il modo di dire “Now before you make any assumptions let me be clear. ” che, senza neanche allungarla troppo, è l’equivalente anglofono del “non ho niente contro, ma…”

Articolo isterico ed acchiappaclick a parte, Arcilesbica s’è sentita in dovere di condividerlo sulla propria pagina Facebook.

Arcilesbica che, ricordiamo, ultimamente ha assunto la posizione di un femminismo maleducato e nocivo, estremista, quello che non fa bene a nessuno e lascia aperta la porta agli attacchi di sessisti e critici d’ogni sorta. Presto, infatti, sono arrivate le risposte prima delle persone, indignate e shockate dal dissociatismo mostrato da Arcilesbica, poi sono arrivate le cose serie. Le associazioni LGBT: MIT (Movimento Identità Trans), Circolo Mario Mieli, persino Arcigay, hanno condannato il post, la presa di posizione, il MIT ha chiesto conto di questo attacco alla cieca, a questo isterismo intransigente, solo per ottenere una risposta che, se poteva peggiorare le cose già pessime, c’è riuscita in pieno:

Il MIT pretende una risposta

Un estratto:

“II MIT – Movimento Identità Trans ci chiede – anzi pretende – di rendere conto del nostro posizionamento rispetto ad una serie di tematiche. Come se ce ne fosse effettivo bisogno. Come se la nostra storia politica non parlasse da sola. Come se fosse necessario giustificarsi di fronte a delle accuse pretestuose e infondate di transfobia.”

Se questo non era abbastanza grave già di suo, per iniziare un post che ci si aspettava essere un post costruttivo, di scuse magari, o motivazioni serie, si procede con il metodo “bait-and-switch” o, per essere più nostrani, “l’argomento fantoccio” giocando la carta della violenza e dello stupro, come se fosse una partitella a briscola:

“Non vi faremo un lungo elenco di domande su come vi posizionate rispetto alla violenza maschile sulle donne, non vi chiederemo di spiegare o giustificare la vostra posizione rispetto agli stupri e alle violenze che colpiscono una donna su tre. Non pretendiamo che rendiate conto di cosa prevede la vostra agenda politica su questo. Ci basterebbe rifletteste, e insieme a voi il popolo di facebook che si è riempito la bocca di transfobia e non ha speso neanche una parola su come un vissuto di stupro possa condizionare la vita di una donna. Salvo poi portare le fiaccole il 25 novembre.”

Al di là delle accuse pretestuose – infondate – di “non spendere neanche una parola” (infatti già nel 2012 il MIT pubblico un report inclusivo, anche sui dati delle violenze sulle donne) abbiamo qui chi ha speso molto più di una parola ed ha comunque criticato l’associazione: il Mario Mieli ha  esempi concreti molto più grandi dello “spendere una parola in merito”, o anche la vicinanza d’Arcigay perché, come dice il circolo Mario Mieli, “attaccate una di noi, attaccate tutte noi”.

Un motto  vero, bello, serio, che invece ad Arcilesbica non piace, risulta scomodo, perché loro non vogliono una “deriva autoritaria” (cit.) del movimento. Autoritarismo che tuttavia, anche ad una lettura superficiale, risulta invece palesemente come “serie ferma di valori”. Nessuno ha mai detto ad Arcilesbica, nel 1996, di non fondare la propria associazione, è stato criticato soltanto il divisionismo messo in atto, tra l’altro in un contesto, quello di dieci anni fa, palesemente diverso da quello di oggi.
Sempre è stato criticato, da parte di chiunque, verso chiunque, il frammentare un qualcosa di unitario, perché la divisione non fa la forza.

Non contenti, chiunque fosse dietro Arcilesbica quel giorno incandescente col sole cocente, ha deciso di rispondere anche alla richiesta del Circolo Mario Mieli di estromettere politicamente Arcilesbica dal movimento LGBT, come mostrato in questo post.

Un estratto:

“Noi resteremo fedeli alla nostra missione e, nonostante quanto è accaduto, saremo sempre in prima fila nella lotta contro la lesbofobia e il patriarcato, a difesa della libertà e dell’autodeterminazione di tutte le donne, perchè questo è quello che fa una comunità: si fa carico dei bisogni e delle necessità di tutte e tutti e non lascia indietro nessuno.”

Sì, hanno detto ad Arcilesbica. Rispondiamo alla richiesta. Scavandosi una fossa ancora più grande, risultando ancora più offensive, se possibile.

Un estratto:

“Non esistono verità assolute, tanto più quando alcune posizioni date per unanimi non sono mai state discusse in alcun ambito unitario del movimento. Si tratta, quindi, di posizioni ampiamente discutibili, e che fuori dal nostro paese sono al centro di conflitti importanti, confronti serrati ed elaborazioni che coinvolgono intellettuali e militanti. Il Mieli si sforzi di onorare il nome che porta, ritrovando la capacità di esprimersi con le idee e non con volgari e squilibrate accuse, scusabili forse in un fine serata al Mucassassina.”

Una ferocia verbale che mal si adatta alla pacatezza del Mario Mieli, che ha semplicemente messo in campo l’uguaglianza, il rispetto e la rincorsa di diritti comuni a tutti. I toni del post sembrano quelli da after-rave di qualche sbandata in crisi d’astinenza: astio, sarcasmo velenoso, offese sottili, persino menzogne chiare e precise su quello che il MIT promulga da anni: l’inclusività delle persone trans nel movimento, della loro dignità come chiunque altro, del tutto diverso dalla versione di Arcilesbica dove “non sono mai state discusse in alcun ambito unitario del movimento” (cit.). Se si mostra solidarietà ad un movimento su una questione, si condivide anche le loro idee.
Parlando di solidarietà, infatti, non ha tardato ad arrivare “solidarietà” (si scrive così, ma si legge ipocrisia) della pagina Sentinelle in Piedi, sì, proprio loro, proprio quegli scellerati.

Un estratto:

L’ideologia funziona così. C’è sempre un puro più puro che ti epura. Nessun compromesso con la realtà.

Quando parlavo di fuoco amico, non era una sillogia casuale: questi attacchi alla cieca, isterici, sono munizioni per le argomentazioni di chi odia, di chi vuole dividere e distruggere, separare. Significa dare ad Adinolfi – quando mai gli sbloccheranno il profilo, s’intende – la scusa per dire “ecco, anche le lelle mi danno ragione” (spero lo dica in altri termini, ma ci credo poco) ed avere il supporto di chissà quali associazioni pro-vita, pro-chiesa, pro-povertà intellettuale.

In questo piccolo Beautiful estivo, dunque, Arcilesbica non s’è posta solo in opposizione all’intero movimento LGBT, ma anche allo statuto dell’ARCI stessa, che vuole includere e non escludere, che vuole unire e non frammentare. Chi deve renderne conto ora? Roberta Vannucci, il nome a firma di alcuni dei post sulla pagina? Chi deve rendere conto del valutare l’espulsione di Arcilesbica, non soltanto dal movimento LGBT, ma anche dall’associazione ARCI stessa?

Ma soprattutto: chi deve rendere conto dell’odio gratuito che è stato gettato su una categoria, proprio di questi tempi, così forzatamente discriminata come gli FtM e le MtF, i trans e le trans?

Non era un paragone casuale, quello del fuoco amico: mentre la guerra impazza, seppur ideologica, chi ci rimette sono sempre le vittime innocenti, quelle che non sparano un colpo. Che rimangono in silenzio e vengono crivellate da queste porcherie di chi non si cura nemmeno di imparare a sparare, prima di farlo.