Le cronache del dopo Nizza non sono per niente rassicuranti.

Lo tsunami dei tragici eventi in Germania e Stati Uniti aumenta il suo potere devastante, nelle ultime ore, arricchendosi con i fatti di Tokio. Un ventenne entra in un centro per disabili (nel quale ha lavorato in passato) ed uccide 19 persone ferendone almeno altre 20. “Voglio eliminare dal mondo i disabili“, queste sono le parole del giapponese, riportate dalla polizia locale a seguito del suo arresto.

E’ brutto a dirsi, ma il rischio che il ripetersi di questi avvenimenti diventi per noi normale è altissimo. Esiste anche un secondo rischio, ovvero quello di utilizzare l’ISIS come alibi. In particolare può essere utilizzato come espediente per rafforzare i movimenti xenofobi ed ultra-nazionalisti. Ho sentito diversi commenti di questo tipo: “Adesso è arrivato il momento che tedeschi e francesi finalmente caccino tutti gli stranieri delle nazionalità che sono causa di questi omicidi di massa.” Il rischio che l’Europa faccia un passo indietro di settanta anni esiste. E quando dico settanta anni ovviamente mi riferisco al periodo nazi-fascista.

L’evento di Tokyo, ovviamente, non si può certo legare all’ISIS, tanto meno le cronache tristi dei pazzi americani che di tanto in tanto decidono di fare una strage di persone. Una cosa però questi eventi hanno in comune: di fronte alla pazzia sembrerebbe non esserci soluzione alcuna.

Al di là degli aspetti complessi di questo dibattito che non si può affrontare senza le dovute cautele, la costante è una: ci stiamo abituando al peggio.

Dal lontano tragico evento di Charlie Hebdo, fino ad arrivare agli ultimissimi casi in Germania, gli stati d’animo degli europei (e non solo) sono cambiati di molto. Nell’inframezzo, inoltre, l’uscita della Gran Bretagna dall’euro non fa altro che gettare benzina sul fuoco.

In questo scenario a mio parere sono presenti tra i cittadini due modi di vivere la quotidianità.

Da un lato abbiamo coloro i quali, e tra questi con dolore e un po’ di vergogna ci sono pure io, si stanno abituando alle stragi a tal punto che non si stupiscono più di fronte ai comunicati dei media. Addirittura vivono con la certezza che a breve arriverà l’ennesima notizia di una nuova strage. In altre parole coesiste in loro uno sconcertante sentimento a metà tra abitudine e indifferenza. Questo tipo di persone in generale sono meno terrorizzate e non hanno paura ad uscire fuori di casa o a recarsi, ad esempio, a Parigi.

Dall’altro lato invece ci sono proprio i terrorizzati. Quelli che, giustificatamente, vivono questi eventi con estrema paura e sgomento. Al ripetersi di ogni strage aumentano la loro paura a tal punto che sono disposti a cancellare un viaggio nelle zone in cui sono avvenuti i fatti, o più semplicemente rinunciare di andare ai concerti. Sono proprio loro il target preferito dei terroristi: i terrorizzabili.

Vi starete chiedendo: ” a cosa serve fare questa distinzione tra “terrorizzabili” ed “indifferenti ?

La mia teoria è che il numero di terrorizzabili diminuisce all’aumentare degli eventi che generano terrore. Seguendo questo filo logico, provando ad entrare nella testa dei pazzi, verrebbe da pensare che in assenza di interesse dell’opinione pubblica questi “terroristi” si renderebbero conto di non destare più attenzione e, nel lungo periodo, dovrebbero smetterla.

Una teoria coraggiosa, direte voi, ma in realtà quante volte vi è stato detto che l’indifferenza è il maggior disprezzo? I pazzi sono come dei “bambini capricciosi” che vogliono sempre tutto, e questi personaggi vogliono tutta l’attenzione e tutto il terrore delle persone concentrati su di loro.

Ma esiste un modo per essere veramente indifferenti?

Significherebbe non solo che i media dovrebbero occultare gli eventi tragici, ma anche che tutte le persone coinvolte, ad esempio i familiari delle vittime, fingere che sia tutto normale. Impossibile anche solo immaginarlo.

Di conseguenza se l’indifferenza non porta vantaggi, allora ci viene da pensare che l’azione “ovvero la guerra” sia la vera ed unica alternativa. Difficile anche qui crederci. La storia ci ha insegnato che sono proprio le guerre a generare questi sentimenti di odio. Se oggi rispondessimo con una guerra, tra 50 anni un nuovo ISIS tornerebbe ancor più potente.

E quindi? La soluzione sembra proprio essere quella proposta da Amaryllis Fox, ex agente della CIA che ha lavorato come agente dell’antiterrorismo e dello spionaggio per i servizi segreti durante gli anni 2000. La Fox, in una recente intervista, dice chiaramente che gli americani hanno una percezione sbagliata della lotta al terrore e, sintetizzando il suo discorso, conclude affermando che la migliore soluzione è ascoltare il nemico. Di seguito alcuni punti chiave del suo discorso che potete ascoltare per intero nel video della sua intervista.

“Anche se è più facile bollare il nemico come il male, ascoltarlo mentre parla di politiche è sorprendente, perché finché il tuo nemico è uno psicopatico subumano, pronto ad attaccarti qualunque cosa tu faccia, la fine non arriverà mai. Ma se il nemico è una certa politica, per quanto complessa sia, allora possiamo farcela.

“L’unico vero modo per disarmare i nostri nemici consiste nell’ascoltarli. Se li ascolti fino in fondo, se sei abbastanza coraggioso da ascoltare la loro storia, puoi capire che il più delle volte anche tu avresti fatto lo stesso al loro posto.”