Attenzione e concentrazione nel gioco del calcio.

In un incontro, l'atleta è in modalità attenzione, per 80, 85 minuti, in quella di concentrazione, per 5, 10 minuti. da ciò si evince, come queste due modalità cognitive sono fondamentali, per ottenere un alta prestazione.

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Attenzione e concentrazione nel gioco del calcio sono fondamentali. Vediamo perché.

L’attenzione è una delle componenti fondamentali per il conseguimento di un alta prestazione sportiva. Questa è la ragione per cui, gli operatori, in psicologia dello sport, si adoperano per migliorarla e mantenerla, in quei momenti di competizione e di preparazione, in cui sono presenti stimoli irrilevanti, che funzionano da distrattori. Nello sport, spesso, i termini attenzione e concentrazione sono utilizzati, in maniera intercambiabile. In realtà, indicano quei processi cognitivi, per i quali orientiamo lo sguardo (attenzione spaziale). Selezioniamo uno stimolo o una sua caratteristica (attenzione selettiva). Controlliamo quello che stiamo facendo (impegno delle risorse attentive).

Per semplicità, chiameremo attenzione le prime due caratteristiche e concentrazione la terza.

In altre parole, l’attenzione è l’abilità di una persona di recepire tutti gli stimoli esterni a cui è sottoposta. Cioè la capacità di avere una visione molto ampia di ciò che ci circonda, ma poco intensa. Per concentrazione, si intende la possibilità di un individuo, a focalizzare la propria energia, per organizzare un gesto funzionale. cioè, la capacità di avere una visione più ristretta, ma più intensa. Come quando su un palcoscenico, si abbassano le luci, non si vedono i particolari marginali, ma, con più nitidezza, se ne notano altri più centrali. Quando, in un incontro di calcio, il livello di attenzione diminuisce, il calciatore commette errori di posizionamento, che offrono all’avversario, la possibilità di volgerli, a proprio vantaggio. Basta osservare le partite di campionato, a tutti i livelli, per rendersi conto, di quanti goal vengono segnati, negli ultimi dieci  minuti, di una partita.

L’esempio classico che si fa di un calciatore, parlando di concentrazione, è quando batte un calcio di rigore o di punizione.

Semplificando e generalizzando molto, possiamo dire che un calciatore è in modalità attenzione, quando non è in possesso palla (semplificando, fase difensiva) e in quella di concentrazione, quando ha la palla ed imposta un azione (fase offensiva). Esiste, poi, una terza fase, che è quella di transizione, quando si passa da una fase all’altra. Nel momento in cui, si passa dalla fase offensiva a quella difensiva, si parla di transizione negativa; quando, viceversa, dalla fase difensiva, si passa a quella offensiva, si parla di transizione positiva. Da un analisi delle partite, è venuto fuori questo dato. Durante un incontro, l’atleta è in modalità attenzione, per 80, 85 minuti, in quella di concentrazione, per 5, 10 minuti. da ciò si evince, come queste due modalità cognitive sono fondamentali, per ottenere un alta prestazione.

Prima, ho accennato, come, nei minuti finali, si osservano errori di attenzione. Allo stesso modo, negli stessi minuti finali, vedi zona Cesarini, si notano delle azioni che, spesso, portano alla vittoria.

concentrazione nel gioco del calcioQuesto accade, perché, nel finale, per la stanchezza sia fisica che mentale, l’attenzione, che è stata mantenuta, per quasi tutto l’arco della partita, è agli sgoccioli, mentre la concentrazione, che è stata utilizzata, per un periodo molto limitato, può essere ancora utilizzata. Per armonizzare in modo ottimale, queste abilità, è necessario fare un adeguata preparazione sia fisica che mentale. L’attenzione è molto sensibile ai fattori perturbanti, come i fischi dei tifosi avversari, le continue interruzioni di gioco e tanto altro. Per questa ragione è necessario essere adeguatamente addestrati, sia fisicamente che mentalmente. a questo proposito, riporto questo studio, per meglio evidenziare l’importanza dell’argomento.

Notifiche sul telefono, notifiche sull’orologio, notifiche sul tablet.

La nostra giornata è costellata di messaggi, alert e stimoli esterni che spesso ci fanno perdere il senso di ciò che stiamo facendo ed influiscono sulla nostra percezione del reale. Questo perché le continue interruzioni possono farci credere di aver visto qualcosa di diverso da ciò che è in realtà. Ma c’è di più: potremmo anche non renderci conto che tale percezione è cambiata e sentirci molto sicuri di ciò che pensiamo di aver visto. A dimostrare la correlazione tra distrazioni per distorsione del reale è una ricerca della Ohio State University, pubblicata sul Journal of Experimental Psychology: Human Perception and Performance.

“Volevamo scoprire cosa succede se si cerca di prestare attenzione e qualcos’altro interferisce – evidenzia Julie Golomb, autrice senior dello studio – se il nostro ambiente visivo contiene troppe cose da elaborare, in un dato momento, come possiamo conciliare quelle pressioni?”. Per valutare come la distrazione interagisca con la realtà, i ricercatori hanno mostrato ai partecipanti, 26 persone, 4 quadrati di colore diverso sullo schermo di un pc. Hanno chiesto loro di concentrarsi su uno specifico. A volte un distrattore luminoso appariva intorno a un quadrato diverso, distogliendo l’attenzione, anche se brevemente, da quello di messa a fuoco originale.

I ricercatori hanno poi mostrato ai partecipanti un ventaglio contenente l’intero spettro dei colori e hanno chiesto loro di cliccare su quello che corrispondeva più strettamente al quadrato originale. I risultati hanno mostrato che, in molti casi, coloro che hanno preso parte alla ricerca erano convinti che il colore del quadrato di messa a fuoco fosse quello del quadrato di distrazione, oppure mettevano in atto una “compensazione eccessiva”: sceglievano una tonalità molto diversa da quella utilizzata per distrarre. E’ emerso anche che i partecipanti erano sicuri quando hanno cliccato sul colore di distrazione, come quando hanno scelto quello giusto.

“Questo – conclude Golomb – mostra che non capiamo completamente le implicazioni della distrazione”.