Che cosa significa traduzione? Il ruolo difficile del traduttore

La traduzione è parte integrante delle scienze filologiche, dunque la scienza dedicata allo studio del linguaggio, della letteratura e quindi dell’intera cultura di alcune nazioni.

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Che cosa significa traduzione? È da lungo tempo che mi preparo a pubblicare, finalmente, questo articolo dedicato a tutti coloro che si occupano di traduzioni e fanno dell’arte di tradurre una professione.

Ho diverse volte pubblicato alcune bozze di testi che parlano del traduttore.

Si tratta di un profilo che oggi diventa sempre di più importante a causa della necessità non solo dei letterati di utilizzare i loro servizi professionali, ma anche per coloro i quali non hanno la possibilità di poter apprendere una o più lingue di destinazione. In altre parole, la non conoscenza delle lingue, significa una mancanza nella loro preparazione professionale.

Nel mio ambiente, a lungo ha dominato il pensiero che la traduzione sia solo un lavoro tecnico. Ciò avviene anche ora tra categorie di persone con orientavento diverso. Si pensa che il traduttore sia privo di ogni creatività e che svolge un compito che può essere eseguito da chiunque conosca una lingua straniera in un modo superficiale e marginale. Questo pensiero si è rafforzato soprattutto dopo l’introduzione delle traduzioni tecniche attraverso i software. Questi strumenti sono dotati di programmi dedicati a tutti coloro che necessitano una traduzione rapida in una lingua straniera. Tutto ciò è normale in un mondo globalizzato in cui si affaccia l’epoca dell’intelligenza artificiale. L’obiettivo è quello di accelerare e facilitare le comunicazioni internazionali tra tutti i profili e in tutto il mondo.

Questi strumenti sono utilissimi nell’era moderna, e la loro necessità è comprensibile. Questo non vale, però laddove si desideri operare la traduzione di un lavoro creativo. In questo caso la traduzione si trasforma in una professione davvero particolare, di una grande responsabilità.

Che cos’è la traduzione?

Quando parlo della traduzione letteraria, scientifica e/o con scopi di ricerca, o dell’adattamento della poesia ad una altra lingua, la questione riceve tutto il suo peso. Per cui anche io in questo momento mi permetto di pensare ad alta voce di fronte a tutti quelli che sono interessati a scoprire qualcosa di più su questo mondo.

La traduzione è parte integrante delle scienze filologiche, ovvero la scienza dedicata allo studio del linguaggio, della letteratura e quindi dell’intera cultura e tradizioni di determinate nazioni. Negli ambienti ufficiali, tra i filologi, la traduzione è considerata come una disciplina scientifica speciale perché soggetta alle sue regole specifiche stabilite dallo sviluppo secolare di questa scienza. Dalla prima traduzione delle Scritture bibliche, le traduzioni delle antiche scritture di Upanishad e i Veda, gli insegnamenti buddisti, fino a tutta la letteratura sulle cui fondamenta sono state istituite numerose condizioni per la nascita delle nuove civiltà e per lo sviluppo delle proprie.

E logicamente per lo sviluppo di nuove lingue che si svilupperanno come un’esigenza particolare di determinati gruppi specifici di persone per proteggere i loro interessi, i loro territori e le loro bisogni creando le proprie lingue originali.

Che cosa significa oggi essere un traduttore, professionale, scientifico, letterario?

Significa essere qualcuno che con tutte le conoscenze e competenze sia in grado di alzarsi in difesa e tutela di questa professione particolarmente creativa e di definire se stesso un traduttore/interprete professionale per le lingue alle quali si è dedicato e per cui lavora.

Non voglio soffermarmi a spiegare ancora una volta che la traduzione richiede una conoscenza straordinaria sia della lingua nativa (originale) che della lingua in cui si traduce (scopo). Non solo con la padronanza a livello di lessico, ma anche con la conoscenza di tutte le discipline obbligatorie per lo studio di una lingua: la fonetica, la fonologia, la morfologia, la sintassi e l’etimologia.

in una parola la grammatica che è uno dei più importanti pilastri delle specifiche di una particolare lingua.

Invece, quando si parla di adeguamento/traduzione della poesia, che è forse il più specifico di tutte le discipline traduttive, molto raramente stiamo facendo una traduzione letterale del manoscritto originale, ma di solito siamo concentrati all’adattamento dei versi nella lingua obiettivo al fine di preservare la melodia e il ritmo che sono più importanti nel manoscritto della lingua originale. Ecco perché diciamo che la poesia non si traduce, ma che si riadatta nella lingua di destinazione. La poesia dovrebbe dare gli effetti/sensazioni uguali simili a quelli che l’autore ha avuto quando stava creando i suoi versi. In questi casi è molto difficile seguire le metriche originali. La scelta del lessico adeguato alla lingua di destinazione può raggiungere un effetto altrettanto notevole e buono, ricreando delle nuove ma adeguate figure stilistiche.

Questo vale anche per la traduzione di opere in prosa, saggi, drammi, romanzi, novelle. Questo è il motivo per cui molto spesso al traduttore viene dato il medesimo diritto d’autore che viene dato all’autore dell’opera originale.

Per i meno informati, è importante sottolineare quanto segue. La traduzione come professione, scienza, disciplina artistica, non potrà essere mai collocata tra le discipline tecniche. La creazione è tanto meno facilmente lavorabile, perché il principio fondamentale su cui si basa il successo di ogni traduttore/ interprete, anche di coloro che hanno appena iniziato a svolgere queste attività, è avere una conoscenza approfondita di entrambe le lingue. Qua entra in questione il dono, un dono straordinario per tradurre l’opera originale nella lingua di destinazione. Quindi stiamo parlando del dono, ma non escludiamo la musicalità. Perché cos’è la poesia, cos’è la bella letteratura, se non la musica espressa con le parole !!!

Essere un bravo traduttore, in una parola, presuppone la capacità di essere un creatore alla stessa stregua dello scrittore dell’opera originale.

In caso di omissioni, che, mio Dio, possono accadere anche alla migliore casa editrice, ai giornali quotidiani o alle riviste professionali, c’è sempre un’altra persona altamente qualificata per controllo del lavoro già completato, facendo la pulizia tramite l’ultima di lettura. Quindi, il lettore è una professione altrettanto importante per tutte le scienze filologiche, perché grazie a loro otteniamo testi purificati e leggibili in qualsiasi lingua le stiamo scrivendo o traducendo. Questo vale per qualsiasi traduzione professionale, scientifica, letteraria. Perché tutto ciò che il traduttore ha omesso, il lettore lo scoprirà facilmente con la sua abilità e quindi migliorerà il lavoro già finito.

E’ con grande desiderio che mi auguro che questa rapida riflessione sia letta in particolare dalle persone che utilizzano regolarmente i servizi di un interprete o di un traduttore, che però non si sono mai posti dei quesiti sulla grande responsabilità che porta questo profilo professionale. Molto spesso, infatti, per effettuare un tale compito, non pensa mai ai prezzi, ovvero quanto costerebbe la traduzione di una determinata opera, ma solo alla bellezza ed efficacia del lavoro effettuato ed eseguito: ovvero gli effetti finali di un lavoro portato al suo termine.

Il testo è stato originariamente scritto in lingua serba, in questo caso non si tratta di una traduzione letteralmente fatta, ma piuttosto di adattamento dell’articolo nella lingua italiana con le sue particolarità.

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