Come Facebook manipola le nostre emozioni!

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Emozioni, esperimenti sociali e Facebook: di questo scrivo oggi! Argomento che meriterebbe un libro, più che un articolo, ma intanto iniziamo ad avere un’idea generale di come funziona il rapporto tra Facebook e le nostre emozioni.

Prima di tutto, qualche informazione sulle emozioni

Paul Ekman, psicologo ed esperto di comunicazione non verbale, ha studiato e pubblicato ricerche sulla comprensione delle emozioni per tutta la sua vita. Qui trovi uno dei suoi migliori libri. L’autore ha contribuito parecchio alla definizione e comprensione delle emozioni e oggi nella comunità scientifica, vengono riconosciute 7 emozioni di base: gioia, rabbia, sorpresa, paura, tristezza, disprezzo e disgusto. In generale l’emozione viene descritta come una serie di modificazioni fisiologiche, cognitive e comportamentali che il soggetto ha in reazione ad un evento scatenante.

Manipolazione emotiva

Si possono manipolare le emozioni? Beh si e l’uomo da tempo è stato attratto da questo. Uno degli esperimenti più famosi in psicologia e anche più controversi è quello del piccolo Albert svolto nel 1920, da John B. Watson e sua moglie Rosalie Rayner della Johns Hopkins University. Esperimento di manipolazione emotiva tra i più famosi e discusso per i suoi risolti anti-etici.

Gli obiettivi dell’esperimento erano:

  • dimostrare che un’emozione come la paura fosse il risultato di un processo di condizionamento ambientale;
  • studiare l’evoluzione del condizionamento attraverso l’osservazione sistematica.

In cosa è consistito esattamente l’esperimento?

Al piccolo Albert (9 mesi) veniva dato un innocente topolino bianco con cui giocare e nello stesso momento veniva spaventato da un forte rumore. L’esperimento, fatto ripetutamente, condizionò il bambino ad avere paura nel momento in cui vedeva il topolino bianco, perché lo associava al forte rumore. Successivamente il bambino iniziò a spaventarsi alla vista di qualsiasi oggetto bianco e lanoso, che in qualche modo gli ricordava il topolino.

Ovviamente ci sono state parecchie polemiche su questo esperimento, per il povero Albert che ha passato la sua vita spaventato da cose bianche, senza motivo!! Ma te lo immagini?? Insomma Watson e la moglie hanno giocato un po’ sporco! Però ciò che ci interessa qui è il fatto che hanno dimostrato la possibilità di manipolare l’ emozione con un semplice condizionamento.

Emozioni e scelte di vita

Perché lo studio delle emozioni è interessante? Non perché voglio fare la sentimentale, ma piuttosto perché è dimostrato quanto le emozioni determinano le scelte della nostra vita.

Chi si occupa di marketing e pubblicità fa un lavoro strettamente legato allo studio delle emozioni. Lo puoi vedere dal fatto che la pubblicità di un prodotto mostra sempre meno le caratteristiche tecniche dello stesso, ma punta a suscitare in te una specifica emozione che poi ti porterà all’acquisto. Per approfondire quanto le emozioni governano ciò he compriamo, leggi qui.

Facebook manipola le nostre emozioni

Nel 2013 Facebook ha pensato bene di verificare quanto e come potesse manipolare le emozioni dei suoi utenti! Che bella idea eh!

Di nascosto dai partecipanti, ha fatto il primo esperimento di contagio emotivo via social network su grande scala, qui trovi l’intero studio. Praticamente Mark, ha creato un algoritmo che manipolava il tipo di news che 700.000 utenti vedevano nel proprio feed. E’ risultato che, a seconda del tipo di emozioni che le persone vedono nel proprio news feed, cambia il tipo di contenuti che poi pubblicano. In poche parole: se il tuo news feed è pieno di gente felice, sarai più propenso a farti un selfie in cui ti spacchi dalle risate.

Quindi sappi che Facebook, semplicemente filtrando ciò che vedi nel tuo news feed, può decidere come ti senti durante la tua giornata.

Lo studio di Facebook in collaborazione con la Cornell University, come quello del piccolo Albert, ha suscitato non poche polemiche, in quanto ovviamente gli utenti su cui è stato svolto, erano totalmente inconsapevoli!

Conclusioni

In generale ricordati che se quando vai a letto la sera ti senti particolarmente triste, potrebbe essere semplicemente per ciò che hai visto su Facebook e non per un motivo reale. Un po’ come il piccolo Albert aveva paura di oggetti bianchi, senza un motivo razionale.

Detto questo, ecco 3 cose a cui fare attenzione a proposito di emozioni e social network.

  1. Approvazione sociale nei social network. I social network puntano alla soddisfazione del nostro bisogno di approvazione sociale. Tecnicamente Facebook fa leva su questo bisogno in diversi modi, il principale è: la foto profilo! Mark sa che quando cambiamo la foto profilo, siamo particolarmente vulnerabili e ricerchiamo conferme dai nostri amici. Il numero dei like e commenti che ricevi è collegato a quanto il tuo post rimanga in alto nel news feed dei tuoi amici e questo è un fattore che controlla Facebook. Le persone più vulnerabili, gli adolescenti per esempio, vengono manipolate facilmente da questo meccanismo: nel momento in cui hanno bisogno di riconoscimento sociale, Facebook gioca un ruolo fondamentale in quanto ne ricevano e quindi si sentano poi felici e realizzati o meno.
  2. Depressione e social network. L’anno scorso l’Università di Pittsburg ha pubblicato uno studio sulla relazione tra depressione e uso dei social network in giovani adulti americani, qui trovi maggiori dettagli. Hanno intervistato oltre 1700 giovani adulti rilevando che chi usava per più tempo alla settimana i social aveva quasi il triplo delle probabilità di sviluppare depressione rispetto a chi usava i social di meno. Non prenderei questo esperimento come la verità assoluta e lungi da me dichiarare che Facebook causi la depressione! Però va detto che l’uso dei social ha un impatto sulla propria vita emotiva, e come abbiamo visto nell’intervista al Dott. Tonioni del Gemelli di Roma, lo sviluppo emotivo è fondamentale per una vita realizzata.
  3. La tecnologia può diminuire l’ empatia. Jaron Lanier, autore di La dignità digitale al tempo di Internet e uno dei padri della realtà virtuale ci dice che “Stiamo perdendo un po’ di empatia e la stiamo sostituendo con l’etica. In altre parole, per comportarci in maniera carina verso gli altri abbiamo sempre più ragioni di ordine logico e sempre meno ragioni di ordine emotivo”.

Monica Bormetti

Dott.ssa in Psicologia e founder di smartbreak.it