Cosa significa malamore e come riuscire a sconfiggerlo

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Cosa significa malamore? ”Nella vita c’è molta sofferenza, forse l’unica sofferenza che si può evitare è la sofferenza di cercare di evitare la sofferenza.”

Abbiamo paura di restare sole, paura di essere abbandonate, tradite, ignorate.. E’ la paura che ci prostra ai piedi dell’amato, rendendoci schiave senza identità, senza dignità, donne senza ombra. Ogni volta che cerchiamo di colmare il nostro senso di vuoto con l’amore, possiamo incontrare solo un altro vuoto.

Scrivo la mia esperienza nella speranza che un giorno, possa essere di aiuto a qualche donna disperata come me, salvandola dell’annientamento o dalla morte. Sono stata trasportata d’urgenza in Ospedale in alterato stato confusionale. Avevo un trauma cranico, trauma facciale con ematoma periorbitale, fratture costali con perforamento polmonare. Furono necessari dieci punti di sutura sulla fronte, lussazione della spalla… ma il mio dolore più grande è al cuore…

Poteva essere l’ultima lite con il mio aguzzino, Dio ha avuto pietà della mia misera vita, della mia dipendenza d’amore, della mia morbosità patologica.

Ho vissuto sei anni con un uomo violento, manesco, iroso, crudele e tanto altro ancora, ma io l’amavo. L’amavo così tanto e purtroppo lo amo ancora… Sono stata travolta da un’irrefrenabile attrazione nei suoi confronti. Una passione ossessiva che non mi ha abbandonata mai neppure quando mi massacrava con un bastone, quando mi violentava verbalmente e fisicamente, quando abusava di me, quando mi umiliava togliendomi la dignità di donna e di essere umano… Io l’amavo, l’amavo con tutta me stessa. Razionalmente capivo che avrei dovuto lasciarlo, fuggire lontano senza voltarmi, ma più mi sottometteva più mi sentivo attratta da lui, al punto che la mia prigione veniva costruita da me stessa.

Ero convinta che senza di lui non sarei riuscita a vivere e lui fomentava questo mio timore con minacce e vessazioni. Ero talmente circuita e plagiata che soffrivo ancor prima di provare dolore.

Non riuscivo a staccarmi da lui. Ero succube affettivamente. Ne ero dipendente mentalmente e fisicamente. Avevo bisogno di lui. Ero assuefatta. Ne avevo un bisogno disperato, malato, convulso. Se mi avesse lasciata mi sarei uccisa ma se restavo sarei stata uccisa da lui…il paradosso è che sono salva per miracolo, mi sento però morta dentro.
I medici del pronto soccorso mi conoscevano bene, mi soccorrevano sempre più preoccupati per la mia incolumità. Mi raccomandavano di denunciare le violenze e i soprusi, rassicurandomi di non aver paura in quanto non sarei restata sola… Purtroppo si sbagliavano! La cicatrice della coltellata al mio addome mi ricorda che si sbagliavano veramente tanto!…Ifigenia: una vittima da sacrificare?

Siamo sole difronte ai ricatti, sole con la propria paura, sole di fronte al proprio assassino. Sole, perché è nel buio della solitudine quotidiana che gli assassini uccidono, impuniti da una legge inadeguata e ingiusta che fornisce loro i parametri per farla franca.

Non ho mai resistito più di un giorno lontana da lui, la paura della violenza mi rallentava molto, ma non bastava a frenare il bisogno della sua presenza, come un tossico in cerca della dose quotidiana tornavo da lui e lui mi attendeva perché era certo che non sarei fuggita lontano….mi attendeva vittorioso, con ricatti e sensi di colpa, che mi frustravano facendomi sentire una disgraziata che meritava di essere punita. Ma una parte di me sapeva bene di essere la vittima di un folle sanguinario, che nel nome di un amore malato e febbricitante, sfogava i suoi bassi istinti malmenando e punendo chi aveva la sola e unica colpa di amare l’uomo sbagliato.

Cosa significa malamore? Perché rende le donne mansuete come agnellini al macello?

Amore non significa sofferenza, ma non ho nessun ricordo insieme a lui, che non sia legato al dolore fisico, morale o psicologico…. alla fine anche il dolore diventa qualcosa di normale, ci si abitua…ma oggi mi chiedo cosa significhi amare senza temere le percosse o le ripercussioni…cosa significhi poter parlare liberamente, confrontarsi o anche discutere senza subire le ritorsioni. Ho amato tanto, in modo ossessivo, possessivo, morboso…ho amato male, sperando che la mia ossessione mi proteggesse dalla paura di non essere riamata, ma più lui mi dimostrava insoddisfazione e più lo amavo ossessivamente.Gli ho donato tutto quello che avevo da dare… e se questo fosse poco, gli ho dato tutta me stessa!

Ho bisogno di aiuto, sono stordita, fragile e i miei tormenti mi stanno minando la mente tanto quanto le percosse minano il mio corpo.

Ora è giunto il momento di riavvolgere i brandelli di un esistenza logorata e sporca, devo ricominciare a vivere, devo assaporare le gioie di un’esistenza negata, respirare l’aria fresca, guardare il cielo con le stelle, ridere, correre spensierata con l’aria tra i capelli, ho bisogno di scoprire, conoscere, esperimentare. Il cammino sarà lungo, sono consapevole di essere malata di malamore, devo disintossicarmi dalle paure e dai sentimenti sbagliati che mi hanno costretta ad una schiavitù affettiva, ad una dipendenza sessuale, psicologica, ad una idolatria sentimentale. L’amore non procura dolore, lo allevia! Ho un supporto psicologico che mi aiuta a trovare la giusta dimensione, la dottoressa Licia dice che “Affinché si cerca di sfuggire a noi stesse e al nostro dolore, non si guarisce. Più cerchiamo delle vie di scampo e più peggioriamo. Alla fine le nostre soluzioni, diventano i nostri problemi più gravi”.

Devo imparare ad amarmi, a pensare un po’ a me stessa…che strano…ho trascorso tanti anni a preoccuparmi sempre e solo degli altri che mi sono dimenticata di avere un’identità!

Sono stata cosi’ impegnata a cercare di trattenere qualcosa per me che non ho mantenuto nulla, neppure lui. Il mio vuoto interiore è così profondo che posso annegare ma voglio imparare a nuotare… Oggi ho questa volontà di riscatto, domani forse mi sentirò debole e stanca, allora chiederò aiuto… Voglio guarire, voglio vivere, voglio quel poco che resta della mia vita tra le mani… Ho tanta pura però, temo che le mie paure prendano il sopravvento e vengano a stanarmi… Sono loro che abitano i miei incubi notturni, i miei pensieri e il mio annebbiato futuro. Quando il giorno finisce io temo il buio. Il buio è qualcosa che nasconde e ammanta. Gli occhi non distinguono le figure e ogni rumore viene amplificato. Il buio è il peccato, il non senso, la brutalità, il buio è il mio cuore… il buio è lui!

Devo provare a voltare pagina, devo provarci…non ho nessuna capacità di risalita, mi sento sprofondata all’inferno tra demoni minacciosi che mi legano la volontà, l’ interesse per la vita, ma nel mio grembo sta crescendo un miracolo senza colpa di essere il frutto di tanto orrore… non so che madre sarò, ma voglio provarci con tutta me stessa a nascere a vita nuova insieme a questo bambino, sarà anche la mia gestazione…non sono incosciente, mi rendo conto della grande difficoltà e della responsabilità che mi gravitano intorno…il seme del malamore darà un frutto di redenzione alla mia ossessione…. sarà questa la spinta nuova!