Diego Armando Maradona: prima di tutto, un uomo

44

Un sogno che si infrange. Il crollo di un mito. L’amara consapevolezza che anche i campioni sono mortali. Diverse sensazioni ci hanno investito il 25 novembre, quando ha iniziato a diffondersi la notizia della scomparsa di Diego Armando Maradona.

Tifosi e non. Appassionati del pallone e indifferenti, tutti conoscevamo il Pibe de oro. Stava male da un po’ di tempo. Non era più lui. Qualche commento lapidario, ma nessuno immaginava che il Pibe de oro, che non era più lui, secondo qualche frase volante, veritiera e tristemente realistica, se ne sarebbe andato come un comune mortale. Eppure, di non essere infallibile, l’aveva dimostrato in molteplici occasioni. Campione sul campo di calcio, artista senza uguali, poeta del pallone, era naufragato nelle sue innumerevoli ed inesorabili fragilità. Semplice e umile, consapevole di quello che voleva, sostenitore di un sogno che lo aveva portato ad essere campione del mondo, protagonista in tutto, anche della sua tragedia.

Un campione indiscusso ha dimostrato indiscutibilmente che nessuno è immortale e neanche i campioni sono perfetti.

Persino i campioni nel campo da gioco possono cadere vittima di questo gioco spietato che è la vita, contraddittoria come l’essere umano. Dono inestimabile e maledizione assoluta per chi dimentica che stare al mondo è un’immane impresa. Non basta avere il Pibe de oro per vivere bene e godere la vita. Hai visto Maradona? Ma alla fine si è goduto la vita. I commenti non sono mancati. Sarebbe bello sentire dalla sua voce, se davvero per lui la vita è stato un godimento, o una serie di cadute e tentativi di rialzarsi. Un desiderio di normalità, che è stato confuso con l’immortalità.

Una morte mette sempre tristezza, ma forse più di tutto, una vita mancata, o persa troppo presto.

Una vita malvissuta, o mal compresa dai più. Se ci pensiamo, era un uomo, con un talento fuori dal comune. Baciato da una dote sovrannaturale, quasi, che lo ha reso vulnerabile, alla mercé di tutti quelli che hanno abusato della sua umiltà e grande generosità. Lo vogliamo ricordare esultando per quel mitico gol del lontano 1986. Qualcuno di noi c’era, qualcun altro ne ha solo sentito parlare. La mano de Dios, definito all’unisono il gol più bello della storia e più chiacchierato di sicuro. il poeta del calcio, rimasto umile e fedele alle sue origini, ci ha lasciato. Contraddittorio, nell’eccellenza, nella sregolatezza, nelle cadute, nella fragilità e sua indiscussa umiltà. Un campione se n’è andato, ma prima di tutto, un uomo.


Diego Armando Maradona: prima di tutto, un uomo

Articolo di Susanna Furcas