DOLORE SENZA LIMITI

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Era poco più di un bambino e già aveva veduto le brutture del mondo.

Nella sua povera terra martoriata, dove non passava un giorno senza esplosioni con morti e feriti, lui non voleva seguire le orme dei suoi due fratelli, che avevano emulato la loro vita per una religione che lui non capiva. A volte pensava con terrore come è possibile essere felici di uccidere tanti innocenti e di perdere anche la propria vita.

Dio o come diversamente si chiami, vuole questo dai suoi figli?

Non ci posso credere, pensava il ragazzo, ma credo ad un essere che inviti ad amarsi gli uni verso gli altri. Così un giorno i suoi genitori gli dissero che era arrivato il suo momento, di prepararsi che presto sarebbe andato in missione. Lui sapeva che significava andare a morire, terrorizzato pensava come fosse possibile che i suoi genitori volessero la sua morte. Si mise a urlare disperatamente: Che mai sarebbe partito per andare ad uccidere uomini, donne, bambini che nemmeno conosceva e non gli avevano fatto nulla, solo perchè la pensavano diversamente da lui.

Era un bambino e non voleva morire.

Per alcuni giorni fu picchiato, ma lui non cedette. Quando videro che in nessuna maniera si sarebbe sottomesso, lo mandarono via di casa. Si ritrovò solo, impaurito in mezzo alla strada, specialmente di notte, vagare nella grande città, era molto pericoloso. Era considerato un infedele, nessuno lo avrebbe aiutato. Per giorni e giorni vagò senza meta, finche affamato ed infreddolito si rifugiò dentro una moschea, era così sfinito che come si sedette si addormentò. Chissà per quanto tempo aveva dormito?

Ma quando aprì gli occhi, si trovo in un posto sconosciuto, attorniato da tanti uomini vestiti di nero.

Anche se era solo un bambino, certe cose le sapeva già, conosceva quei vestiti, capì subito che non erano della pulizia ma ribelli che rapivano i bambini, per reclutarli e mandarli al martirio. Così iniziò il suo calvario. Fu portato in un luogo dove c’erano tanti bambini, ogni giorno venivano spiegate certe cose e se non capivano, o facevano finta di non capire, li picchiavano. Dopo alcuni mesi dissero che era pronto per la sua missione. Così un mattino gli misero addosso una cintura carica d’esplosivo, gli ordinarono di andare al mercato, cercare il luogo più affollato in modo da colpire più persone possibili.

Doveva obbedire, loro lo tenevano sotto controllo.

Il piccolo tutto tremante non osava parlare, iniziò a camminare per andare nel luogo indicato. Ma arrivato il momento di azionare l’esplosivo non ebbe il coraggio. Fu ripreso e picchiato per non aver ubbidito, ma essendo la prima volta gli avrebbero dato un’altra possibilità. Dopo un pò di tempo lo prepararono di nuovo, e se questa volta non avesse ubbidito, lo avrebbero punito severamente. Ma anche questa volta, non ebbe il coraggio di eseguire ciò che gli era stato ordinato. Fu ripreso violentato, picchiato selvaggiamente, incatenato e messo in prigione, in attesa dell’ultimo tentativo.

Davano sempre tre possibilità.

Ma questa volta non avrebbe avuto scampo, se non avesse azionato lui l’esplosivo, sarebbero intervenuti loro con un comando a distanza. Mentre lo tenevano prigioniero, cercava di pensare come poteva fuggire da quel inferno. Così il giorno prima di quel terribile evento, chiamò uno dei suoi aguzzini e gli chiese se poteva esaudire il suo ultimo desiderio, avrebbe voluto mangiare una cosa che gli piaceva tanto prima di morire. Il suo aguzzino di fronte a quella innocente creatura volle accontentarlo. Quando gli portò il suo cibo preferito gli tolse le catena e lo lascio tranquillo mangiare.

Il ragazzo cercava di mangiare più piano possibile, non era per assaporare il cibo, ma, cercava di cogliere una distrazione del suo carceriere.

Anche se aveva tanta paura, quel giorno voleva tentare di fuggire. Quindi scrutava l’uomo sperando di trovare il momento giusto. Così quando l’uomo lo lascio per qualche istante solo, cercò in fretta l’uscita. Come fu fuori, si guardò attorno ancora incredulo di essere riuscito a fuggire. Si mise a correre più forte che poteva. Correva verso la campagna, là, tra la boscaglia avrebbe avuto più possibilità di nascondersi. Correva sempre più velocemente, cercava di andare più lontano possibile, sapeva che se questa volta lo avessero ripreso lo avrebbero fucilato come già aveva visto fare. Si fermò solo a notte fonda, quando si trovò in mezzo ad una fitta boscaglia, cominciò a tirare un sospiro di sollievo.

Ma ancora, paralizzato dal terrore che non sentiva più, ne la fame, ne la sete, sfinito dal gran correre si era adagiato sul prato e si addormentò.

Si svegliò che già brillava il sole, riprese il cammino cercando di mangiare qualche frutto selvatico e bere l’acqua del ruscello che scorreva li vicino. Per diversi giorni camminò senza sosta, per allontanarsi sempre più dai suoi aguzzini. Poi iniziarono alcuni giorni di brutto tempo, non avendo nessun luogo per ripararsi, così bagnato ed infreddolito, si ammalò. Ogni giorno sempre più sentiva che stava perdendo le forze, anzi pensava che stesse per morire, finche svenne.

Quando riprese conoscenza si trovò in una bella stanza, in un letto morbido, caldo. Si guardò intorno, sbalordito, ma ancora molto impaurito. Mentre cercava di alzarsi per scappare di nuovo, nella stanza entrò un uomo di una certa età che gli sorrise e gli disse: “ Ma dove credi di andare, tu non lo sai, ma sei stato molto malato, ti abbiamo ripreso per la punta dei capelli !Ora ritorna a letto, devi riposare se non vuoi fare una brutta fine.”

Il ragazzo gli rispose disperato che se fosse restato avrebbe rischiato di essere ucciso.

Allora l’uomo gli disse di stare tranquillo, che li, nessuno gli avrebbe fatto del male. Gli chiese, se voleva, di raccontagli tutto e da chi scappava. Il ragazzo guardava titubante l’uomo, non sapeva se si poteva fidare. Ma oramai capiva che la sua vita era nelle mani di quell’uomo che lo guardava con dolcezza e sempre più conquistava la sua fiducia. Il ragazzo iniziò a raccontagli tutta la sua storia e quando finì l’uomo commosso per tutto quello che aveva subìto gli disse che lo avrebbe aiutato. Adesso doveva pensare solo a guarire.

Quando si fu ristabilito, gli propose di fuggire e di andare in Italia, dove avrebbe avuto l’opportunità di fare una vita decente.

Per quanto riguardava il viaggio avrebbe pensato tutto lui. Cosi il ragazzo, un giorno si trovò sopra un barcone, tra tanti uomini, donne, ragazzi e bambini, tutti con lo stesso destino. Giorni e giorni di navigazione, a volte con il mare calmo, a volte le onde erano così minacciose guardava il mare con tanta paura. Poi, finalmente vennero salvati da una grande nave, che li portò finalmente in una città italiana. Essendo minorenne, fu preso sotto protezione, dove sostò per qualche tempo, finche gli trovarono un famiglia disposta ad accoglierlo. Era una coppia con figli, gli diedero tanto amore, che stupito pensò, come fosse impossibile che delle persone sconosciute, potessero amarlo come un figlio, ma e fu proprio così.

Pensare con quanta freddezza lo aveva scacciato sua madre, lo faceva star male.

Invece l’amore che diedero i suoi genitori adottivi e i fratelli lo aiutò a diventare un bravo ragazzo, con tanta voglia di studiare, per poter realizzare quel sogno che aveva fin da bambino: aiutare e proteggere tutti i bambini in difficoltà, affinché più nessuno al mondo avesse dovuto patire tutte le sofferenze che lui aveva subìto. Si diplomò, si laureò con il massimo dei voti, era orgoglioso di contraccambiare tutto quello che i genitori avevano fatto per lui.

Ora, dopo tanti anni, pur non essendo nato qui si sente cittadino italiano, perché ama questa nazione. Qui ha finalmente trovato la libertà e l’amore ed è felice di essere riuscito a realizzato il suo sogno: aiutare ogni giorno tanti bambini.

Maria Pia Marchetti