Donne prese in giro dal nuovo sistema elettorale?

Domenica 4 marzo finalmente si vota. Dico finalmente, perché sono stufo di politici che dicono tutto e il contrario di tutto, per raggranellare qualche voto in più. In questo articolo ho raccolto le promesse più assurde che hanno fatto i principali leader in campo.

La legge elettorale definita Rosatellum, ancora più vergognosa del Porcellum, non solo non garantisce una maggioranza di Governo (essendo stata architettata per fermare i Cinquestelle). Ma è anche altamente discriminatoria nei confronti delle donne.

Donne prese in giro. Vediamo perché.

Come riporta Il Fatto quotidiano, a scovare la trappola messa a punto dalle segreterie dei partiti è lo studio (pubblicato su LaVoce.info qualche giorno fa) “Truffe rosa in Parlamento” di Paolo Balduzzi, docente di Scienza delle Finanze alla Cattolica, ed Eleonora Voltolina, direttrice de La Repubblica degli Stagisti. “Il parlamento uscente è stato quello con più donne in assoluto – si legge nell’articolo -. Ora, l’equilibrio di genere è addirittura obbligatorio: la nuova legge elettorale nazionale lo prevede esplicitamente. Ma fatta la legge, trovato l’inganno, come dice il proverbio”.

Donne prese in giro … Dall’uninominale al proporzionale: la truffa nei collegi –

Lo studio prende in considerazione il concetto di “collegi sicuri”, ritenuti tali sulla base dei sondaggi, e limita l’analisi alla Camera, visto che in questo caso la regola del 60% vale su base nazionale. Per quanto riguarda i collegi uninominali, scrivono i due autori, “lo spirito della legge è rispettato quando, per un partito, la quota supera il 40 per cento nei collegi di vittoria sicura; altrimenti il sospetto è che il partito stia utilizzando la candidatura femminile solo per coprire collegi dove la sconfitta appare probabile”. Allo stesso modo, proseguono, “lo spirito della legge è rispettato qualora la quota di candidature femminili nei collegi dove la sconfitta è sicura sia inferiore al 60 per cento”.

Il risultato? Donne prese in giro: “Il Pd non rispetta mai lo spirito della legge quando i collegi sono di vittoria, con una situazione più equilibrata nei collegi a sconfitta sicura”.

E vale un “rispetto formale” anche “per Forza Italia (con Lega e Fratelli d’Italia): solo in Veneto e Lazio si raggiunge quota 40 per cento, mentre negli altri casi sono favorite le candidature maschili (meno squilibrata la situazione nei collegi di sconfitta sicura)”. Per quanto riguarda invece il Movimento 5 Stelle “non ha collegi storicamente sicuri, visto che si presenta a elezioni con questa formula per la prima volta: proprio per questo, e forse solo per questo, la situazione alla Camera è fortemente equilibrata, tranne, nemmeno a farlo apposta, in Sardegna, dove i sondaggi sono favorevoli al Movimento e le candidature femminili sono solo 1 su 6″.

Guardando invece alle candidature al plurinominale, lo studio considera soltanto quelle uguali o superiori a due ed esclude chi ha una candidatura al maggioritario e una al proporzionale. In questo modo si esclude il M5s. Con questo meccanismo “un partito potrebbe usare la candidatura di donne come specchietto per le allodole (quando la pluri-candidata è anche capolista) o come mero meccanismo per aggirare la regola dell’alternanza di genere (quando la candidata non è capolista) – si legge su LaVoce.info -, garantendo invece l’elezione a un numero ben più elevato di candidati uomini. Pd e Forza Italia escono male da questo confronto; si salva invece Liberi e Uguali“.

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