Due vite a confronto

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Due vite a confronto


Sapete ho sempre pensato che la mia vita fosse triste e monotona finché non incontrai lui…

Era una delle tipiche giornate di Novembre, quelle con il vento forte, le pozzanghere colme d’acqua e gli interi marciapiedi completamente ricoperti dalle foglie umide; io come sempre in queste giornate mi vestii pesante e uscii di casa diretta verso il grande parco della mia città a cercare un po’ di quiete.

Passai dinanzi ad una caffetteria a pochi isolati dal parco e mi fermai per ordinare una cioccolata calda.

Aprii il magnifico portone del locale interamente decorato con le lucine natalizie quando una folata di vento mi fece volare il cappello che precedentemente avevo sul capo. Mi voltai di scatto per scrutare dove potesse essere finito e lo ritrovai in mano ad un uomo. Sì un uomo alto, magro e dalla carnagione tendente al color caffè. Si avvicino a me con passo lento quasi impaurito e mi porse il mio cappello e con la mano tesa vero di me si presentò: -sono Zaful, piacere- lì mi accorsi che non era un nome molto comune da queste parti,: -Valentina- risposi sorridendo e aggiunsi: perché non andiamo a prendere una cioccolata, starai congelando qui fuori e poi beh…devo ringraziarti per il cappello!- indicando il locale alle mie spalle, lui annui anche se un po’ incerto.

Ci sedemmo ad uno dei tavoli liberi e ordinammo le nostre cioccolate calde.

Iniziammo a parlare e gli raccontai per filo e per segno la mia vita, non che ci sia qualcosa di speciale in essa dal momento che a me sembra così monotona. Lui ascoltò e rimase esterrefatto  dal mio racconto e io tra me e me mi domandai come mai. Riposi di nuovo lo sguardo su di lui che aveva cambiato espressione e triste iniziò a raccontare…

Rimasi senza parole nell’ascoltare la storia della sua vita, lui era israeliano e era scappato insieme ad altri dal suo paese circa sei anni fa a causa della guerra e che durante il lungo viaggio in mare la loro barca affondo ma fortunatamente riuscirono a salvarsi tutti, tutti tranne i suoi tre bambini e sua moglie Janette dichiarati morti due giorni dopo.

Alla fine del racconto iniziai inevitabilmente e piangere a non finire, mi alzai di scatto, lo fissai per un paio di secondi e poi lo strinsi in un abbraccio forte.

Tornata a casa accesi il caminetto e rimasi ì davanti quella che a me sembrava un’eternità a rimuginare su come possa anche solo pensare che la mia vita sia brutta, monotona o come preferite quando dall’altra parte del mondo che lotta per la vita e che prega di poter vedere il giorno seguente.


Due vite a confronto

Racconto di Valentina