E = mc2

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Devo confessare che la prima settimana di lockdown -quando ancora si pensava che sarebbe finito subito- una parte di me ha tirato un gran sospiro di sollievo. Finalmente un po’ di pace, ho pensato, libertà da tutti gli affanni e da tutte le preoccupazioni. Una vacanza non meritata in cui posso dedicarmi a ciò che voglio; pensare solo al piacere, e non al dovere.

Certo, questa sensazione è durata ben poco. Lentamente, e sempre meno consapevoli, siamo tutti scivolati in una nuova realtà. E siamo finiti in una strana dimensione, dove lo spazio è rimasto immobile per mesi -a volte i muri sembrano restringersi, ma è solo un’impressione- mentre il tempo è impazzito. Rallenta, si dilata, pigro e placido spazia a suo piacimento nelle nostre giornate, che possono sembrare anni come secondi.

Il tempo è relativo. Non ci ho mai capito nulla di fisica, ma so che è vero. Del tempo sappiamo solo che scorre; il resto è mistero, si allarga, si restringe, si ferma, accelera e scompare. E a noi rimane solo una strana sensazione, come di qualcosa che non riusciamo ad afferrare.

Nelle isole Samoa, alcune tribù non hanno il nostro tempo. Noi lo dividiamo, lo rincorriamo, tentiamo di controllarlo; il tempo in Polinesia è invece quieto e pacifico, ‘’ama la tranquillità e starsene disteso su una stuoia’’. Tra le palme e l’acqua azzurra, le foreste e le capanne, non è mai troppo, né troppo poco. Tuiavii di Tiavea, saggio e capo di una tribù samoana, rimase colpito, in un suo viaggio in Europa, da come noi occidentali ‘’spezziamo’’ il tempo; lui non contava i minuti, i secondi, le ore; ma neanche i mesi o gli anni. Quando i nobili europei gli chiesero quanti anni avesse, si mise a ridere. Gli pareva infantile sentire questo bisogno di controllo, arrogante pretendere di poterlo ottenere. Il tempo sfugge all’Europeo; non lo capisce, lo maltratta e pensa di non averne mai abbastanza, quando in realtà gli è stato dato tutto il tempo di cui ha bisogno.

Tempus fugit; ma solo perché lo rincorriamo. Il saggio Tuiavii rimane colpito anche dall’ansia che perseguita l’europeo, che continua a correre dappertutto, senza mai arrivare da nessuna parte. Non riusciamo mai a godere del momento presente, perché quello successivo ci sovrasta, incombe continuamente su ciò che viviamo. La nostra vita è dominata da un’angosciata frenesia, le nostre menti sempre occupate e tese verso qualcosa che non riusciamo mai a raggiungere. Domani, tra un’ora, tra 45 minuti il mio pensiero sarà sempre lo stesso: cosa mi aspetta?

Sicuramente la divisione del tempo è indispensabile al funzionamento di una società complessa come la nostra. Ma credo che vivere seguendo questo schema, e lasciandosi dominare da esso, ci faccia dimenticare che alla fine il nostro tempo è solo una convenzione, una comodità organizzativa. Il tempo interiore è ben altra cosa; ma presi forse da una smania di controllo e di sicurezza, forse da pigrizia mentale, troppo spesso dimentichiamo di ascoltarlo. Non seguiamo le nostre ore, i nostri minuti, i nostri anni, ma numeri su un orologio, un futuro che, per definizione, ancora non esiste.

In un mondo in cui il tempo è denaro, non possiamo buttarne via neanche un centesimo. Cerchiamo di sfruttarlo, di riempirlo il più possibile; persino il nostro tempo libero è limitato, e va adoperato al massimo, usato, consumato, finché non ci rimane neanche una briciola di pace. Non fare niente vuol dire sprecare il tempo, dissiparlo, lasciare che le nostre vite vengano abbandonate a loro stesse. Il momenti vuoti ci fanno paura. Forse proprio perché vuoti non sono; ma è facile dimenticarlo, comodo occupare i nostri sensi e lasciare che il vero tempo, il nostro tempo, diventi una serie di numeri su un orologio.

Sembrerà un cliché, ma se ci fermassimo un attimo -a guardarci intorno in metropolitana, ad ascoltare le strade della città, a sentire l’odore della Primavera- se insomma imparassimo a lasciare andare il tempo, a permettere che sia lui a guidarci nella vita, se lo ascoltassimo ed imparassimo a prendere la sua forma, invece che tentare sempre di dargli una forma, e di riempirla, forse non ci capiremmo comunque nulla di fisica, ma sicuramente un po’ più di noi stessi.


E = mc2