In memoria di un creatore di sogni: Federico Casadei, regista underground

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Quando riemergeranno, dall’archivio del recentemente scomparso Federico Casadei e da collezioni private, copie dei suoi oramai quasi introvabili cortometraggi, ci si renderà forse finalmente conto che questo misconosciuto regista amatoriale romagnolo, sperimentatore instancabile, ha saputo, in queste opere, creare vere e proprie visioni oniriche che prendono vita, con suggestioni desunte dall’Espressionismo tedesco degli anni Venti, dal Simbolismo, dal Surrealismo e dall’illustrazione pulp.

Federico CasadeiA custodire questa dimensione ignota dei sogni di Casadei c’è la venere misteriosa Francesca Paolucci, sua attrice-feticcio, presente in quasi tutti i suoi cortometraggi, vera sacerdotessa onirica che, col suo carisma sullo schermo, conduce la narrazione in ambienti e situazioni “ai confini della realtà”, all’interno di un divertente gioco dialogico e intertestuale in cui lo spettatore è chiamato a riconoscere citazioni e rimandi alla letteratura, al cinema e al fumetto.

Certo, ora Casadei non c’è più, e la Paolucci da anni ha deciso di non apparire più in video (per sua scelta non è sui social e non circolano neanche sue foto – perlomeno recenti – in rete), ma queste creature filmiche, come mostri tentacolari dormienti immaginati da Howard Phillips Lovecraft, presto o tardi risorgeranno dagli abissi dell’oblio per ghermirci, nutrendosi (e nutrendoci) della stessa materia di cui sono fatti i sogni.