Ferid Muhic – La filosofia dell’attesa come una nuova speranza

Aspettare è un'illuminazione, una esaltazione mistica, un'esperienza estatica.

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La filosofia dell’attesa è una proposta del filosofo macedone Ferid Muhic, e rappresenta una probabile speranza per un futuro migliore e prospero. L’aspettare è visto come uno stato metafisico, come illuminazione, esaltazione mistica ed esperienza estatica.

La casa senza porte

Porta? Bussano alla porta? A chi dovrei aprire, da chi dovrei chiudermi? Non abbiamo qualcuno che va via, ne qualcuno che debba venire! Non c’è mai stato, abbiamo sempre e solo immaginato che ognuno vivesse nella propria casa, dietro alla propria porta. In realtà, tutti viviamo nella stessa casa, dalla quale non possiamo uscire, ne attraverso essa entrare in qualche altro posto, in qualche altra casa. Non possiamo trapassare neanche la soglia di questa nostra casa senza porta. E potremmo mai invitare qualcuno a casa nostra, che non ci sia già? Fra l’altro: un invito? Che cos’è in sostanza? Chi dovrebbe invitarci? Si crede ancora che qualcuno possa mai invitare qualcuno? Che ci sia qualcuno che ci inviti in qualche altro posto, fuori da questa casa senza porte?

“Nelle profondità del Pacifico del nord girovaga una solitaria balena al cui grido nessuno risponde. La chiamavano Balena 52.

Si racconta che questa balena già da parecchi decenni stesse cercando invano qualcuno che rispondesse al suo invito. Ma essa continuava a girovagare nelle profondità del Pacifico del nord, senza che qualcuno gli avesse mai risposto, come se fosse invisibile e muta. La gente, le uniche persone che ascoltavano le sue chiamate sonore, gli diedero il nome Balena 52. Non erano loro, però, quelli a cui essa mandava le sue chiamate solitarie.

La leggenda della balena solitaria era nata nel dicembre 1992 e in una sola notte diventò una delle più romantiche favole marittime della storia contemporanea.

L’immaginario della balena che canta ed invita, che invitando canta e canta invitando, ma ai suoi inviti nessuno risponde, ed il suo canto nessuno accompagna. Anche la cifra del suo nome era diventata sinonimo di solitudine: il numero 52 è infatti il numero più solitario del mondo. La cifra non esprime la sua grandezza, neanche la sua pesantezza, non è neanche un indizio del suo colore, perché nessuno aveva mai visto questo gigante oceanico.”

Ecco, proprio oggi questa balena chiama qualcuno, invita qualcuno. Questa balena gigante, questo physeter catadon, solo questa Balena 52 – e nessuna altra! Allo stesso tempo sembra che solo lei aspetta (crede, sogna – forse anche: sa!), che un giorno colui che sta invitando davvero, ascolterà il suo invito e gli risponderà con l’eco del suo canto.

E la sua solitudine diventerà passato.

Pare che la Balena 52 già da 25 anni ripeta i suoi inviti. Da un quarto di secolo il suo canto risuona come una preghiera lungo le profondità tenebre del Pacifico. La specie di cui fa parte la Balena 52 è in grado di raggiungere fino a 3000 metri di profondità. Il suo canto-preghiera è il primo e l’unico raggio di luce che illumina queste profonde tenebre fino a dove non è arrivata nessuna altra luce. Ma davvero invita qualcuno? Qualcosa?

Forse è in attesa di qualcuno che gli risponderà?

Gli esperti informatici non ci dicono nulla su questo fatto. Perché non sanno. L’unica cosa che sappiamo è che questo stesso invito si ripete dal 1992. Gli strumenti fonici per la prima volta hanno registrato ed identificato quel suono che non si è stato fermato fino ad oggi. L’invito. La preghiera. E che quell’invito non hai mai avuto la risposta. Che la preghiera non ha avuto successo. E non è possibile sapere qualcosa di più dalle scarse informazioni a disposizione.

Nella dimensione del mondo in cui stiamo vivendo, non è possibile scoprire gli eventi legati ad un altro mondo: il mondo del sincronismo.

Ma è successo davvero cosi. L’unica cosa che potreste fare è quella di credermi o non credermi sulla parola. Io so per certo che la Balena 52 proviene della specie physeter catadon e che sta veramente invitando qualcuno! E so anche chi! So che non sta invitando e non aspetta la risposta del 1992, quando per la prima volta furono registrati i suoi inviti. Il suo aspettare è iniziato molti anni prima.

La Balena 52 sta aspettando dall’agosto 1969, da circa 23 anni, dal momento in cui per la prima volta fu ascoltata dagli uomini.

So anche quello che lei non che aspetta. Ovvero lui, il maschio. Il più potente e più grande esemplare di physeter catadon. Quello che è più importante per il suo eroico ed ultimo nuoto, è stato raccontato nel mio libro “Lo scudo d’oro”. E dopo aver letto il saggio “L’ultimo nuoto del physeter catadon” vi sarà più chiara anche l’identità della Balena 52, e la verità su chi sta invitando, e da quanto tempo sta aspettando colui che con certezza si sa che non sarà in grado ascoltare il suo canto triste, e che essa non andrà mai ad accoglierlo.

Stando ad alcune valutazioni, le balene di questo genere possono vivere fino a 160 anni, forse fino a 180.

E senza alcun dubbio, la balena physieter catadon ha un cervello assolutamente più grande di tutte le altre creature vive: cinque volte più grande e più pesante di un cervello umano, con l’intera rete di neuroni molto più fitta di quella dell’uomo. Dunque, queste balene hanno sufficiente tempo. (Sufficiente? Tempo? Ma è possibile che qualsiasi creatura mortale abbia sufficiente tempo? Signori e signore, ma non sembra che questa vita  sia troppo corta per le nostre anime? Per tutte le anime?).

In ogni caso, anche se non avessero sufficiente tempo, ne hanno con certezza molto di più di noi, ed hanno un cervello cinque volte più sviluppato del nostro. Hanno molto più tempo per chiamare ed aspettare un piccolo miracolo a tal punto che avrebbe potuto succedere che coloro che erano già partiti da questo mondo un giorno avrebbero anche potuto tornarci! Questo sarebbe un imparagonabile miracolo del miracolo dove l’inorganico diventa organico, e il non-vivo – riprende vita!

Con tanto tempo a disposizione e con un tale cervello, hanno molto ben capito che aspettare è il fatto migliore di questo mondo.

Tutte la altre gioie vengono messe da parte – e l’aspettare dall’altra. L’attendere ha maggior valore. Questo perché l’aspettare è il nostro vero auto – avveramento, la nostra differentia specifica.

Esistono centinaia di definizioni di uomo, ed ognuna di esse è giusta solo parzialmente. Una centinaia di definizioni parzialmente giuste non rappresentano qualcosa di molto significativo. Anche se tutti insieme ci sforzassimo a tradurne il significato reale, ogni definizione avrebbe solo l’1% di verità. Ma se uomo fosse definito come creatura che aspetta – ecco che avremmo espresso la realtà, ed in quella espressione avremmo raggiunto 100% della verità.

Colui che sa aspettare è migliore. Chi ha smesso di aspettare – muore.

Essere vivo – significa aspettare!

Mi chiedo se le cose che sto aspettando possano essere migliori del puro e semplice attendere. Ho sempre dei dubbi. Ognuno ha le proprie esperienze, alcune situazioni che l’hanno affascinato, o gli sono state tanto gradevoli che frettolosamente ed in modo incauto abbiamo dichiarato: “L’aspettare ha il suo torna conto!”. Ma quando rifletto una seconda volta, non ne sono sicuro che ciò che riceve un uomo sia migliore dell’aspettare stesso! Del resto, una volta che abbiamo ricevuto qualcosa, in un attimo tutto sparisce. Ciò che è sparito, è come se non fosse mai esistito.

Se non fosse successo, avremmo avuto ancor più gioia di fronte a noi.

Se non avessimo raggiunto i nostri più grandi successi, ci aspetterebbero! Il giorno in cui la balena 52 fosse in grado di accogliere colui che sta aspettando dalla sua ultima uscita nell’Oceano, sarebbe una vera e propria tragedia! I suoi inviti smetterebbero. Non aspetterebbe più nessuno più e nemmeno inviterebbe più qualcuno in questa casa senza porte! In realtà lei sa che non andrà mai ad accoglierlo ed è per questo che lo aspetta: i suoi inviti non si fermeranno mai.

Questa cosa rappresenta un lieto fine, il fatto cioè che ci sia qualcuno da qualche parte nel mondo che continua ad aspettare qualcun’altro.

Quanto superficiali sembrano quelle parole tanto diffuse: “Insopportabile aspettare!”, “Noioso attendere!”. Anche il sofisticato egocentrismo di Ionesco, con il Godot che viene aspettato da tutti, si trova ad un livello molto più basso rispetto all’ elevatezza dell’aspettare fine a se stesso. Aspettare qualcosa di preciso, un evento, una riuscita, qualche guadagno, onore, titolo – tutto ciò, lo devo dire, è volgare ed infantile.

L’aspettare è un stato metafisico. L’aspettare è un’illuminazione, una esaltazione mistica, un’esperienza estatica.

Cosi, aspettare equivale a sentire una vera gioia, ad essere felice. Aspettare trasforma la vita in un giorno perfetto. Non è perfetto perché è successo qualcosa di straordinario ovvero, di certo; un tale giorno è perfetto perché l’abbiamo vissuto – è la gioia in actu. Ciò che succede nella vita non ha nessuna correlazione con l’aspettare visto come atteggiamento filosofico.

Un filosofo non aspetta qualcosa che dovrebbe arrivare.
Non aspetta che passi tutto ciò che avrebbe dovuto passare.

Un filosofo semplicemente aspetta! Aspetta in questa casa senza porte, senza soglia, in questa casa che noi tutti stiamo chiamando mondo, e da cui non possiamo uscire e dove nessuno potrebbe entrare. Il mondo d’oggi è coperto dall’Oceano: è il mondo dove gli uomini sono diventati balene che inutilmente si richiamano cercando un raggio di luce nelle profondissime tenebrità del proprio Pacifico.

Solo colui che è cosciente comprenderà che l’aspettare è qualcosa di migliore ed un giorno avrà ottenuto il suo fine, ovvero la superiorità dell’aspettare paragonata con tutto il resto che può succedere nella vita.
Capirà che l’aspettare è la cosa migliore. Mi sto solo chiedendo solo se sia meglio che succeda qualcosa di inaspettato nel frattempo, oppure che non succeda proprio niente.

Nota biografica sull’autore

Ferid Muhic (1943-Mahoje – BH) è un noto professore di filosofia. Uno dei fondatori della filosofia di fantascienza contemporanea, combattente per la giustizia umana di tutti i popoli del mondo. Nonostante la sua provenienza bosniaca, l’intera sua carriera intellettuale, educativa e creativa si svolgerà nella Macedonia dove iniziò a lavorare presso l’Istituto delle ricerche sociologiche come assistente, per continuare come professore ordinario presso la cattedra di filosofia dell’Università statale “San Cirillo e Metodio” di Skopje.

Svolge una carriera scientifica e di ricerca molto fruttuosa. Oltre alla sua presenza molto importante nei circoli intellettuali della Macedonia, è anche professore onorario dell’Istituto internazionale per il pensiero islamico e civilizzazione a Kuala Lumpur, presso l’università statale di Florida (USA), l’università Siracusa a New York, Sorbona 8 a Parigi, l’università Europea Sud-orientale ed altre istituti universitari. Nel centro delle sue ricerche sono le questioni della filosofia contemporanea, l’antropologia culturale, l’estetica e la filosofia della politica. Nel 2009 vince il premio Anello d’oro per le sue opere. È autore di 16 raccolte di saggi filosofici e politici e  4 raccolte poetiche nonché membro dell’Accademia delle scienze e delle arti in Bosnia ed Erzegovina.

Scelta del saggio e traduzione a cura di Biljana Biljanovska

2 COMMENTS

  1. Io invece ringrazio ad un autore bravissimo, come lo ѐ prof. Muhic, che ci aveva raccontato questa storia, e, ovviamente alla redazione di BombaGiu’ che ci apre le porte per presentare nostri bravi scrittori, poeti, saggisti, e musicisti. e nostra intera patria- la Macedonia. Felice Feste natalizie e proseprita’ per Capo d’Anno 2017.