Camminando a via Margutta con la pittrice delle 34 coltellate.

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Camminando di nuovo per via Margutta, in attesa che Donna Pietra mi inviti per mettere ordine ai tanti incipit che sgomitano nel mio blocco notes per prendere forma.

Un gatto rosso mi apre la strada per scoprire la storia di una pittrice di via Margutta, la cui morte è avvolta in un giallo. Di lei mostreremo un giornale del tempo, che contiene foto agghiaccianti. Impossibile trovare nelle gallerie di via Margutta sue tele, in rete non esiste un sito, che la ricordi come pittrice. Una vera e propria damnatio memoriae.

Il suo nome, Fernanda Durante resta un giallo insoluto di via Margutta, ricordato in tempi recenti per il femminicidio, la morte di una insegnante in via Margutta.

34 COLTELLATE sul corpo della pittrice signora della Borghesia romana. Una morte ancora oggi da interpretare. 34 coltellate ed uno stupro. Era il 30 ottobre 1983 ed il corpo fu trovato a Pomezia. Fernanda Durante aveva chiuso il suo stand. Esponeva alla mostra dei Cento pittori di via Margutta. Proprio la mostra che il Covid quest’anno ha impedito. Nel suo stand c’erano dieci tele di nature morte e nudi di donna, che si ispirano a Matisse. Il 27 ne aveva venduta una, sembra, ad un mercante di arte o ad un critico. Saluta il gallerista Remo De Angelis in Via del Babbuino.

Fu l’ultimo a vederla.

Il marito l’aspetta a casa. E’ un funzionario di banca. Lei è solita tornare con la sua 500 rossa. Il giorno seguente, 31 Ottobre, il marito denuncia la scomparsa. Un contadino trova il suo corpo, vestito solo nella parte superiore. Accanto al corpo c’era uno slip ed un coltello, la “molletta della malavita”. Trattasi del corpo della pittrice, donna piena di interessi culturali, anche nel campo musicale e letterario. Nessun problema di coppia, una “moglie esemplare”, dicono i vicini di casa.

L’autopsia: uno stupro e 34 coltellate.

Il 1 Novembre, A 200 metri dalla stazione di Campaleone, viene trovata la sua 500. Vengono trovati anche i documenti ma mancano 600 mila lire. Sui giornali spunta “il mostro di via Margutta”. Via Margutta aveva una mascotte, un massiccio gatto rosso. Si tratta del micione che stava sempre vicino alle tele.

La Roma bene fu scossa dall’omicidio di Fernanda Durante.

Anche gli stivali che indossava non furono mai ritrovati. Fu accusato il “Lupo dell’Agro Romano”: Maurizio Giugliano. Prosciolto nella fase istruttoria. Il LUPO a 17 anni finisce in carcere per aver violentato una donna. Da allora il suo nome diventa famoso in un crescendo di delitti. Il suo nome è legato alla morte di prostitute, di impiegate e della pittrice stessa. Lui alcuni delitti li ha confessati, ma qualcuno pensa che pur avendo sviluppato un odio nei confronti delle donne sia un mitomane. Tempo slabbrato, un tempo che rende difficile la vita delle donne. Sono le donne quelle che stanno pagando il prezzo più alto del Covid. Proprio quelle che stanno perdendo il lavoro, non riuscendo più a conciliarlo con le scuole chiuse.

Sono le donne che chiuse in casa diventano prigioniere dei loro carnefici.

Cammino con Fernanda Durante in questo tempo slabbrato. Ascolto la sua storia, la storia di una donna, che dell’arte voleva colorare la sua esistenza, ma è stata seppellita nell’oblio della dimenticanza. Cerco i suoi nudi alla Matisse, le sue nature morte, ma la rete mi consegna solo le coltellate e il suo giallo.

Il giallo di tante donne, di cui perdiamo memoria. Donne i cui sogni vengono strappati, strozzati in una macchia di sangue.

Un calendario fitto di nomi scritti in rosso, tra le scarpette rosse, simbolo della violenza sulle donne meritano ricordo i suoi stivali mai trovati. La pittrice di via Margutta mi è venuta incontro nel giorno che due amiche scultrici hanno inaugurato a Frosinone la Viola e la Camilla. Chissà se proprio loro la Sevi e la Milone non le restituiscano la vita. Mentre vado camminando in una Roma surreale del tempo slabbrato in compagnia della pittrice uccisa penso allo straordinario lavoro che fanno le donne impegnate nei centri antiviolenza. Penso nuovamente a delle mie amiche, operative h24. Le dottoresse Cassetti e Sevi, l’avvocatessa Sonia Zirizzotti. Sull’omicidio della pittrice in rete ci sono numerosi articoli che descrivono la brutalità del delitto, i particolari del corpo, le testimonianze del tempo.

Nessun lato oscuro scavando nella sua personalità. Il “se l’è cercata, guarda come va vestita”, non sono entrati nella storia.

Un giallo che non si è circondato di festini, orge, droga, alcool.