La fine del Partito democratico: lo avevo già previsto 10 anni fa in questo post

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Dopo dieci anni di alti e bassi, più bassi che alti, il Partito democratico sembra essere destinato alla fine.

O, quanto meno, a una crisi profonda ed a un profondo ridimensionamento. Il fatto che padri costituenti come Bersani e D’Alema vogliano uscirne, che Prodi non abbia mai voluto farne parte e che alcuni giovani sia già andati via o stiano per farlo (Civati o Speranza), dimostra quanto questo partito non sia mai davvero nato e non abbia un reale futuro. Nei due grandi partiti americani si fanno le primarie, molto accese, dove i candidati se ne dicono di tutti i colori ma alla fine convergono su chi vince. Nel Pd, invece, chi perde vuole andare via o mette i bastoni tra le ruote a chi vince.

Come potrebbe governare il Paese?

In realtà lo fa da quattro anni e pure male, se si guardano tutti gli indici economici. In questi giorni è nato anche un nuovo partito, frutto proprio degli scissionisti del Pd capeggiati da Rossi e Speranza: Democratici e progressisti. Sul cui acronimo sono già divampate molte ironie, dato che risulta essere formato dalle lettere poste al contrario P e D. Ma soprattutto, rievoca una vecchia formazione della sinistra radicale: Democrazia proletaria. Una formazione politica che secondo gli analisti potrebbe comunque arrivare al 9%. Sottratti in buona parte al Pd e in parte agli ex di Sel, visto che trova anche l’adesione di Scotto uscito da Sinistra italiana.

Ma tornando alla crisi profonda del Pd, all’alba della nascita del Partito democratico avevo già previsto tutto. E più di dieci anni fa: in un post di aprile 2007, quando Democratici di sinistra e Margherita tennero gli ultimi congressi per convergere nel partito unico. Di seguito riporto i passaggi più significativi.

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