Alla riscoperta di Francesco Vincitorio

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Francesco Vincitorio negli anni 70 è stato uno dei testimoni e protagonisti del panorama culturale italiano. In questo non tempo passo molto tempo a riscoprire uomini e donne, che hanno segnato un solco nella Cultura e poi sembra che scenda una coltre di polvere. Chi lo ha conosciuto sa che si impegnò con donazioni generose a mantenerne la memoria. La prima fatica è stata recuperare una foto, nonostante gliene abbiamo scattate tante, ma procediamo dall’incipit.

Dopo la seconda guerra mondiale diventò funzionario di banca, era stato deportato come prigioniero in Polonia.

Nacque ad Ancona nel 1921. Dopo la prigionia andò a vivere a Roma nel 1944, impegnandosi a far conoscere gli artisti. Viene arrestato e deportato, perché si rifiuta di aderire alla repubblica di Salò. Fondò una rivista NAC notiziario dell’arte contemporanea, una rivista di informazioni, di recensioni sulle mostre del territorio italiano. 12 numeri densi come collaboratore dell’Espresso per informazioni sull’arte. Negli anni 60 promuove il primo ciclo di conferenze al museo della Galleria Borghese. Collabora anche con la Rai. Ma il fiore all’occhiello resta la rivista, che rifiutava ogni forma di pubblicità e di finanziamenti. Si circonda di giovani collaboratori, molti insegnano all’università. Solo nella seconda serie degli anni 70 appare la pubblicità di pennelli della Koh.

La collezione integrale di Nac è consultabile presso il centro dell’ ARTE CONTEMPORANEA Luigi Pecci di Prato, insieme al fondo fotografico, donato nel 1994 dalla sua compagna.

Il Fondo costituito da manoscritti e carteggi con gli artisti è stato oggetto di laurea della dottoressa Paola Picotto nel 2001 A Roma nella biblioteca della Quadriennale sempre la sua compagna ha donato 15 mila volumi, più altra corrispondenza. La fonte più autorevole per ricostruire la vita del Nostro è la storica dell’ arte Piera Panzeri, collaboratrice della Rivista e Sua compagna. Dai racconti di Piera… l’amore per l’arte nasce alla Pinacoteca di Ancona da bambino, osservando la Tavola della Madonna dei Crivelli. Tra le attività per promuovere l’arte va segnalata nel 1979 la creazione a Roma di un Centro di documentazione di arti visive, attualmente associato al Macro.

Un critico anomalo, così lo definisce Piera non si definisce mai critico, su un quaderno che portava sempre con se annotava il calendario delle mostre. Instaurava con gli artisti un collegamento diretto, personale, fino alla fine durante la sua malattia è rimasto a dialogare sul divano di via Margutta con Maria Lai, l’artista sarda, che mi ha rapito. Nel 1993 le testimonianze dei ricordi degli amici artisti e collaboratori sono state raccolte in un quaderno Francesco Vincitorio un progetto per l’arte contemporanea. Un intellettuale da riscoprire, un intellettuale schivo e riservato. che non amava i riflettori, lo dimostra la difficoltà di reperire immagini fotografiche.