Giovanni Giocondo sui treni del Bengodi

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Mi chiamo Giovanni Giocondo e non sono tonto ma lo prendo nel culo dal mondo.

I treni delle meraviglie.

Buongiorno al mondo da Giovanni Giocondo. Oggi esce a piedi dirigendosi verso la stazione, deciso a risparmiare sulle spese di trasporto si è convinto ad utilizzare i treni.

L’abbonamento mensile ha un costo notevolmente inferiore rispetto a quello dei carburanti, e delle multe. Ha dovuto adattare un pochino gli orari di lavoro, ma pazienza i clienti capiranno. Inoltre delle passeggiatine regolari possono fargli solo bene, e durante il viaggio a bordo dei treni riesce a dedicarsi alla sua passione per la lettura.

Alla biglietteria, dopo aver presentato il documento di identità ed aver pagato, ottiene il tagliandino per viaggiare un mese sui treni regionali. È pronto per cominciare la sua nuova avventura!

Le carrozze non sono certo il massimo, piuttosto vecchiotte e quasi mai l’una assomiglia all’altra.

Riciclate e tenute su alla meglio, a volte caldissime altre freddissime, può piovere dal tetto anche col sole e possono essere anche un po’ sudice ma tutto sommato ci si abitua ed alla fine sembrano perfino confortevoli. A parte questo, sui treni, la prima cosa che salta all’occhio sono i numerosissimi stranieri, soprattutto africani, più o meno carichi di mercanzie prendere d’assalto i vagoni. La seconda è la presenza di poliziotti di ronda a bordo, non rappresentano certo segni di buon auspicio!

Sui treni dagli altoparlanti viene sovente riproposto il messaggio in cui si avvisa che viaggiare sprovvisto di biglietto, o con biglietto non correttamente obliterato, si incorre in pesanti sanzioni da parte del personale di bordo. Giocondo però si accorge presto che la realtà è ben diversa.

Tutti i galantuomini dediti al commercio di contrabbando, gli accattoni di ogni dove, i teppistelli e gli immancabili drappelli di zingari ovviamente viaggiano assolutamente sprovvisti di un qualsiasi tipo di biglietto. Dando vita ad una sorta di teatrino che si consuma quotidianamente sulle linee regionali.

La commedia si apre con lo studio del punto più adatto per salire sul treno, possibilmente nella parte opposta in cui si trova il capotreno. Il seguito dell’azione dipende dal tipo di controllore presente a bordo dei treni:

  1. Il primo è quello menefreghista, inutile affannarsi tanto lo stipendio a fine mese è sempre lo stesso. Se ne sta comodamente seduto o farsi i fatti suoi preoccupandosi solo di dare il via al macchinista ad ogni stazione.
  2. Il secondo tipo è quello ipocrita, passa a e ripassa lungo i corridoi controllando i biglietti solo quando nota l’assenza di personaggi scomodi.
  3. Il terzo è quello retto che cerca di controllare diligentemente tutti, nel tentativo di punire i trasgressori con l’unica arma di cui dispone: farli scendere!
  4. Il quarto è lo zelante, l’unico a cercare di rendere giustizia ai passeggeri onesti. Si butta alla ricerca dei clandestini inseguendoli e braccandoli come un cane da caccia. Iniziano improbabili fughe lungo i corridoi dei vagoni, con scene tristemente esilaranti che lasciano l’amaro in bocca. Stana abilmente quelli che si nascondono nei bagni, raggiunge i fuggiaschi intercettando persino quelli che scendono dalla coda per risalire in testa al treno, o viceversa. Spesso li prende proprio quando sono arrivati a destinazione, subendo le loro risate di scherno. Altre volte li fa scendere in anticipo, poco male aspetteranno il prossimo per ricominciare. Alcuni giocano la carta dell’ignoranza linguistica, facendo finta di non capire, altri reagiscono con violenza addirittura aggredendo il solerte dipendente delle ferrovie. Sanno benissimo che non hanno nulla da perdere, al contrario invece il pubblico ufficiale se dovesse reagire sarebbe vittima della legge e della stampa. In quei casi chiama i poliziotti per costringere l’individuo violento a scendere senza altre conseguenze. Gli agenti, neppure si sognano di prendere le generalità, rappresenterebbe la solita perdita di tempo.

Naturalmente la storia è completamente diversa quando ad essere beccato fuori norma è un italiano. Una sera Giocondo assiste ad una scena a dir poco pietosa. C’era un ragazzo piuttosto brillo sprovvisto di biglietto a bordo di quel treno semi deserto.

“Non ha il biglietto?….. è italiano! …. ha anche la carta d’identità!…. benissimo!”

Sono le parole che Giocondo sente pronunciare dal controllore, purtroppo per lui appartenente alla seconda delle categorie suddette. Il giovane cade addormentato e si sveglia dopo poco più di un ora, ritornato abbastanza in sentimenti si meraviglia del fogliettino che stringe in mano. Nel frattempo il vagone si era riempito di allegri mercanti africani ed il controllore svanito. Ormai arrivato a destinazione il ragazzo si disperata per la multa astronomica ricevuta tra le risate e lo schermo di coloro che viaggiano sempre sprovvisti di biglietto senza subire conseguenze.

Ci sono poi le giornate in cui si organizza la “retata”, farsa nella farsa. Un nutrito gruppo di controllori, solitamente in sei, stringono in una morsa i treni con l’unico risultato di far scendere un po’ di gente in anticipo. Lamentandosi dell’assenza di solidarietà da parte dei passeggeri onesti ma pronti a colpirli con pesanti contravvenzioni se trovano delle piccole irregolarità.

Giocondo può solo assistere passivamente ai fatti, impotente e disgustato. Fino a quando un giorno per via di un furto perde il suo abbonamento. Dopo aver riottenuto la carta d’identità si dirige alla biglietteria, con copia della denuncia fatta ai carabinieri, chiede il duplicato del suo abbonamento. Ovviamente il regolamento non lo prevede e quando il pover’uomo cerca di far valere i suoi diritti:

“Non si permetta di alzare la voce e protestare! Questo è il regolamento, noi non siamo tenuti a conservare nessuna prova del suo abbonamento!”

“Ma come quando lo rilasciate volete il mio documento e registrate tutto al computer…”

Nel frattempo passa un altro individuo alle spalle della postazione, forse un superiore, lei chiede conferma. Ma purtroppo il risultato non cambia.

“Vede! Lo dice anche il collega!”

“Ah be! Se lo dice il collega!”

Alla fine gli tocca ripagare il biglietto. Costretto suo malgrado ma non rassegnato, la mattina dopo, durante una delle famose retate sui treni, riparte alla carica. Interrogando una signorina fresca di divisa sulla possibilità di avere il famoso duplicato dell’abbonamento perduto. Lei si rivela gentile, esita davanti alla richiesta lasciando rinascere qualche speranza nel povero Giocondo.

“Attenda che chiedo al mio superiore!”

Arriva un tizio dall’aspetto autoritario, faccia scura e ventre prominente da zingaro, invece di rispondere alla sua giovane collega chiede a sua volta guardando negli occhi l’onesto viaggiatore:

“Ma, adesso il biglietto ce l’ha?”

Non mostra neppure un briciolo di solidarietà, rivelandosi prontissimo ad infierire. All’amarezza si unisce la sensazione di persecuzione, colpevole per essere un cittadino onesto e rispettoso.

Alla fine l’abbonamento non si è potuto duplicare e i biglietti a dovuto ricomprare, nuovamente Giovanni Giocondo la preso nel culo dal mondo.