I congiunti

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Scrivo queste parole, sottoforma di sfogo personale, ma soprattutto per aiutare chi, come me, si trova a dover affrontare questo brutto periodo, senza poter avere affianco le persone a cui vogliamo bene.

Era l’8 marzo del 2020, quando in una giornata come tante, ci è stata comunicata la notizia che nessuno si aspettava, era l’ultimo giorno di libera uscita e poi saremmo piombati in quella che viene chiamata, con termini tecnici la Quarantena, ma che tutti conosciamo come un incubo senza fine.

Le ore passavano e con loro i giorni e le settimane, i telegiornali e le radio non facevano altro che parlare di quanti morti mieteva quel mostro, il COVID – 19. Quello che veniva definito un virus, ma che aveva il potere di così tante vittime, che nessuno mai si sarebbe aspettato.

Sembrava la scenografia di un film ,guardando per strada non si vedeva nessuno era tutto così strano, così surreale, faceva quasi paura, ma era la realtà, quella tutti stavamo vivendo. Uscire di casa, solo per gli acquisti necessari, muniti di mascherina e gel disinfettanti. Già la mascherina, fatta di stoffa, di plastica o di qualunque altro materiale che serve per proteggerci il naso e la bocca da un’eventuale infezione, così odiata dagli adulti ma che alcuni bambini vedono come un gioco.

E poi è arrivata l’autocertificazione, quel modulo da compilare e da mostrare agli agenti di polizia, in caso di eventuale posto di blocco, sembrava quasi una giustificazione come ai tempi di scuola.

Sembrava quasi non finire, avere lontano le persone amate, senza non sapere quando sarebbe arrivata la possibilità di poterle incontrare. Ascoltare ogni volta le parole del Premier Giuseppe Conte, con la speranza di sentirci dire quello tutti aspettavamo, ma le buone notizie tardavano ad arrivare.

Era la sera del 26 aprile e con un nuovo decreto, il Premier ha fatto scaturire una miriade di domande, inserendo nel suo discorso, il termine “Congiunti”, c’era la possibilità di incontrarli, ma ancora non era chiaro chi fossero. Parenti, affini, conviventi di fatto, fidanzati o amici, persone che siano legate da una relazione affettiva o amichevole, è quello che fu dichiarato in seguito.

L’incubo era finito, riabbracciare i propri affetti dopo più di due mesi, dopo che era passata anche la Pasqua, si poteva riprendere a vivere.

Arrivò l’estate ma non era un’estate come tante, piena di precauzioni, che purtroppo non tutti rispettavano, ma si poteva intravedeva (con un po’ di pessimismo) la possibilità di tornare in un secondo lockdown, che non tardò ad arrivare e che giunse all’inizio del mese di novembre.

Ci fu data la possibilità di un giorno in più di libertà, che alcuni sfruttarono per fuggire da quelle che sarebbero diventate zone ad alto rischio, andando in regioni più tranquille o addirittura fuori dallo Stato ed altri decisero di passare con gli affetti. E poi di nuovo chiusi dentro con l’Italia divisa in zone (rossa per le regioni più gravi, arancione per quelle a medio livello e poi la gialla le più sicure), con i limiti di spostamento, orario di coprifuoco e negozi chiusi. I congiunti di nuovo divisi, perché fu concesso di vedere solo i conviventi, genitori che non vedono i figli, coppie di fidanzate che anche se unite da tanto amore sono separate da un decreto.

Ora che si respira l’aria dell’arrivo delle festività natalizie, con il pensiero rivolto a chi non c’è più, si chiede solo un piccolo regalo, ma che sarebbe di enorme aiuto a molte persone, quello di poter passare le feste di Natale e Capodanno con i propri affetti più cari.

Con queste parole, auguro a tutti voi lettori un buon Natale (se pur in anticipo) ed un buon 2021 (sperando sia migliore).


Testo di Paola Verga