I medici di famiglia hanno pagato il prezzo più alto, in questa pandemia

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I medici di famiglia hanno pagato il prezzo più alto, in questa pandemia. E quanto riferisce il Dott. Pasquale Ragone, presidente della cooperativa di medici di Medicina Generale, Ippocrate, dell’ASL napoli3sud.

Leggendo le sue parole, la mente non ha potuto fare a meno, di rievocare una pagina dei promessi sposi. Sperando che non capiti, a qualche altro medico, quello che magistralmente, descrive Alessandro Manzoni.

Una notte verso la fine di agosto, quando l’epidemia di peste è al culmine, don Rodrigo sta tornando alla sua casa di Milano, accompagnato dal Griso, uno dei pochi bravi rimasti al suo servizio. Il nobile si ritira, dopo una serata passata in compagnia di alcuni amici, durante la quale è stato molto allegro e ha divertito tutti, facendo un bizzarro elogio funebre del conte Attilio, morto, due giorni prima, di peste: ora però accusa strani malesseri, tra cui la pesantezza delle gambe, una difficoltà a respirare e un’arsura interna che vorrebbe attribuire al vino e alla calura estiva.

Arrivati a casa, ordina al Griso di fargli luce per arrivare in camera e il bravo obbedisce, tenendosi a distanza dal padrone, poiché il suo volto indica i segni della malattia e, in questi tempi, anche i criminali hanno affinato le capacità mediche. Don Rodrigo si affanna a dire che sta bene e che tutto è a causa del troppo vino bevuto, tuttavia, la luce del lume quasi lo acceca e non vede l’ora di mettersi a letto per la stanchezza. Si caccia quindi sotto le coperte e ordina al Griso di venire subito, nel caso lui suonasse un campanello che tiene vicino a sé, anche se il signorotto è certo che non ci sarà bisogno. Il bravo augura la buonanotte al padrone e si ritira.

Riporto, a seguire, le parole del già citato Dott. Ragone.

“I medici di famiglia sono quelli che hanno pagato il prezzo più alto a questa epidemia. Sono considerati l’ultima ruota del carro”.

Lo dice Pasquale Ragone che ricorda quanti hanno pagato con la vita l’avere scelto di curare gli altri. Il medico di Castellammare mostra la mascherina avuta in dotazione:

“Questa non è adatta. È un responsabilità del sistema”. Ragone ha seguito anche la storia della malattia di Giovanni Tommasino di cui era il medico curante: “Ha pagato per la sua generosità. Non sapeva dire di no. Ho provato a convincerlo ma non ci sono riuscito”.

Il presidente della cooperativa di Ippocrate ricostruisce anche quanto accaduto dall’inizio di questa epidemia:

“Non tutti abbiamo capito subito cosa stava accadendo. All’inizio di marzo in tanti siamo andati incontro al rischio. Poi abbiamo dovuto tirare il freno”.

Ora i medici di base lavorano con la telea-ssistenza:

“Per noi non è facile. Facciamo parte delle famiglie e i nostri pazienti vorrebbero un contatto. Soprattutto gli anziani vorrebbero vederci”.

Al dottore Ragone è toccato dovere seguire a distanza anche una intera famiglia a casa con il coronavirus:

“La figlia di un fisioterapista con i sintomi sospetti era diventata una caposala. Ogni giorno prendeva la temperatura e misurava la saturazione a tutti e mi mandava i dati tre volte al giorno”.

Una strada per curare chi ha i sintomi in attesa del tampone i cui tempi sono ancora troppo lunghi:

“Con Giovanni abbiamo atteso cinque giorni. L’attesa e’ ancora troppo lunga. Io e gli altri colleghi oggi chiediamo ai pazienti di controllarsi con tre strumenti facili da trovare: macchinetta della pressione, termometro e controllo della saturazione”.

Se ci si è organizzati gestendo il presente il dottore Ragone è preoccupato per il futuro:

“Quando faremo i test che segnalano solo la presenza degli anticorpi rischiamo di dovere stare in quarantena in attesa del tampone. Ogni medico come me ha 1500 pazienti. Nel mio studio siamo in 6, se anche si fermano in tre contemporaneamente 5000 stabiesi restano senza assistenza”.

Ma il maggior rammarico è per chi in questa crisi ha perso la vita:

“I morti tra i medici aumentano ogni giorno. Stiamo facendo una petizione per riconoscere la medaglia al merito civile a Giovanni, ma anche agli altri colleghi e infermieri eroi sacrificati in questa guerra”.

Per completezza, una considerazione sui risvolti psicologici, su medici ed infermieri, di quanto sta accadendo.

Medici e infermieri nell’occhio del ciclone.

Prendersi cura dei curanti

Un ampio studio realizzato in alcuni ospedali cinesi, tra cui quelli di Wuhan, che ha riguardato 1257 tra medici e infermieri che si occupano di pazienti ammalati di COVID-19, ha rilevato una alta prevalenza di sintomi psicologici. Complessivamente, il 50,4 % ha riportato sintomi depressivi, il 44,6% ansia, il 34% disturbi del sonno, il 71,5% di stress. Lo studio conclude che “occorre immediatamente mettere in campo interventi speciali per promuovere il benessere mentale tra gli operatori sanitari esposti al COVID-19.”

Infine, per concludere, una nota sul diffuso disagio psicologico degli italiani, che richiede l’urgente messa in campo di psicoterapeuti, nel contrasto alla pandemia.

La prigionia è sempre un inferno. Essa crea, sempre e comunque, gravi scompensi. Lascio, all’immaginazione, il quadro di una reclusione collettiva, allargata ad un intera nazione. E’ più di un mese, che gli Italiani sono rinchiusi ai domiciliari. Come diceva qualcuno, la domanda nasce spontanea. Cosa sta accadendo nella loro mente. Per non essere prolisso e noioso, in quanto ci sono già troppi dotti e sapienti a dare risposte, io posso dire, semplicemente, che sta accadendo di tutto. Se non si terrà, nel dovuto conto, questo importante aspetto, temo che, in seguito, ci troveremo ad affrontare un altra emergenza, ancora più grave.


I medici di famiglia hanno pagato il prezzo più alto, in questa pandemia

Dott. Sicignano Antonio
Medico di Medicina Generale
Medico Psicoterapeuta
Specialista in Ipnosi e Psicoterapia Ericksoniana

Esperto in Psicologia dello Sport
Presidente Comitato Campania SPOPSAM
Membro Direttivo Nazionale SPOPSAM

Mind Set Coach