I Pellegrini dell’orrore

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Perchè folle di curiosi  vanno a visitare apposta i luoghi di atroci omicidi?

Alcuni visitatori al campo di concentramento di Auschwitz.

Il fenomeno del turismo dell’orrore che, negli ultimi tempi, ha coinvolto un numero sempre più cospicuo di persone, disposte a percorrere molti chilometri pur di vedere da vicino i luoghi dove sono stati commessi gli omicidi efferati di cui parlano le cronache. Scene del genere si sono già viste ad Avetrana: qui il sindaco è stato costretto a transennare l’abitazione della famiglia Misseri per impedire ai curiosi di sfilare davanti ai luoghi dove la quindicenne Sarah Scazzi ha vissuto le sue ultime ore. Inutilmente, però, visto che molti continuano a passare, scattare foto e girare video davanti al garage dove è stata uccisa la ragazza.

Attratti da un fascino perverso

Perché tanta gente sembra attratta da luoghi dove si verificano non solo eventi criminosi, ma anche massacri o disastri umani? Secondo i professori universitari John Lennon e Malcolm Foley, che per primi hanno coniato il termine dark tourism  negli anni Novanta, la spiegazione è che omicidi e atrocità esercitano un fascino perverso sulle persone, legato , all’ambigua seduzione della morte che spaventa e, al tempo stesso, attrae.

L’umanità ha sempre coltivato il gusto di guardare i morti, è un gusto rafforzato dal cristianesimo che ha riempito le sue chiese di teche dal cui vetro occhieggiano corpi di santi.

Si capisce perché i turisti del macabro ricordino i pellegrini dei luoghi sacri che vogliono a ogni costo guardare, toccare e calpestare i siti dove si sono verificati eventi soprannaturali. Con una differenza però, il turismo dell’orrore ha perso ogni sacralità e rappresenta il fenomeno emergente di una delle grandi patologie del nostro tempo: il voyeurismo.  Sono paragonabili a masse che accorrono alle pubbliche esecuzioni.

Ci si sente protagonisti

In cima alla classifica di questo tipo di turismo resta, probabilmente, la casa di Cogne dove il 30 gennaio 2001 Annamaria Franzoni uccise il figlio Samuele di tre anni. Il luogo è ancora oggi meta di macabri pellegrinaggi, nonostante sia passato molto tempo dal delitto. Un ruolo influente sul turismo dell’orrore è esercitato anche dai mass media. Bombardando i telespettatori di informazioni e trasmissioni, danno grande risalto a tragedie e omicidi che appaiono come fatti spettacolari, non dissimili da altri celebrati da televisioni e periodici. Il turista del macabro, dunque, recandosi in luoghi dove sono state commesse atrocità, si ha la sensazione di essere il protagonista di uno show.  Del resto, la morte sopratutto se violenta, crea audience.

La violazione sistematica della privacy, l’intrusione della vita negli altri, non per condividere ma “per prendere le misure” in maniera competitiva , quasi a dire ” a me questo non accadrà”. Che può perfino rappresentare una catarsi, in una fase storica di straordinaria incertezza come quella che stiamo vivendo oggi.

Gli escursionisti dell’orrore  non si limitano agli omicidi. Quando la tomba di Mike Bongiorno è stata profanata al cimitero di Dagnete di Arona, in  molti sono andati a fotografare la lapide del conduttore televisivo. Il turismo del macabro non riguarda solo l’Italia. Tra le mete turistiche più popolari del mondo, molte sono associate a eventi luttuosi e disastrosi. La casa di Anna Frank ad Amsterdam, il campo di concentramento di Auschwitz, Hiroshima in Giappone e Chernobyl in Ucraina, i luoghi di Jack lo Squartatore in Inghilterra e Ground Zero negli Stati Uniti.

Per questo i media corteggiano l’omicidio efferato, creando quell’alone di eccezionalità che attira i turisti, alla ricerca di una singolarità che le loro vite, probabilmente, non hanno.