Il pesco non legge i giornali

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Il pesco non legge i giornali. E non ha un televisore, non ascolta la radio, non utilizza internet. Il pesco sa che deve solo fare se stesso: quand’è stagione fiorisce e tanto gli basta. Gli importa tutt’al più del clima. Anticipa se la temperatura è mite, ritarda se il freddo si prolunga. Ma sa che, se cincischia lui, lo fanno anche gli altri alberi. E si consola.

Neppure il mandorlo legge i giornali. Biancheggia, perché così dev’essere se vuol regalare frutti, felice d’essere il primo a farlo, malgrado l’albicocco sia un rivale competitivo e il susino un outsider.

Però il rosa dei fiori è una prerogativa di cui il pesco può certamente andare fiero.

Svetta sulla collina, il pesco che conosco meglio.

E’ una nuvola che emerge dal verde aspro di prati al risveglio e da campi scuri che attendono l’aratro. E’ una certezza, una costante, un punto fermo. Uno spettacolo per gli occhi, un ristoro per l’anima. Un’occasione per me che ho sempre fretta. E’ come se mi invitasse a rallentare, lui che ha atteso silente per un lungo inverno prima di esplodere in questo molto che non ha pretesa di essere un tutto, ma che è certamente emozione.

Lo guardo dal vetro di una portafinestra, cercando di estraniarmi da un televisore che spara numeri, tot morti, tot ricoverati, tot contagiati. E’ l’aggiornamento di quanto pubblicato sul quotidiano che ho consumato da cima a fondo, cercando boccate d’aria fresca nelle pagine degli spettacoli. Il computer si gode un meritato stand-by, dopo che l’ho messo a dura prova.

Il pesco trionfa ignaro sul colle.

Doveva fiorire, è fiorito, fedele a se stesso. Me lo immagino sorpreso: “Ma come, non vieni quest’anno? E la ragazza mora, dov’è finita? Mi ricordo quando approfittasti della mia complicità per regalarle un’atmosfera romantica. E lei che t’abbracciava e tu che la baciavi. Non è stato così, forse? Certo che lo è stato. Infatti, per riconoscenza, sei sempre tornato a trovarmi, a volte con lei, per rievocare i bei tempi, a volte da solo, immagino semplicemente per una sorta di tacito ringraziamento. E perché quest’anno no? Cos’è successo? Guarda che non sarò fiorito in eterno…”.

C’è un lieve venticello che non disturba. La nuvola rosa brilla al sole e vibra lieve. Nessuno d’intorno, regna un senso di pace.

Il pesco fiorisce come sempre, regolare e preciso. Non legge i giornali, il pesco. Non sa del virus che ribalta mezzo mondo e mi costringe alla quarantena.