Il segreto del Portone

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Il segreto del Portone


A volte ci sono ricordi indelebili, legati a particolari strani ed originali che, nella nostra memoria visiva, assumono una importanza rilevante. Io non dimenticherò mai l’attesa in auto davanti a quel Portone antico, in legno massiccio, brillante, misterioso, che nascondeva per me quello che temevo, il peggiore dei segreti. Facciamo un passo indietro di qualche mese …

Quella sera avevo avuto la pessima idea di perdere la testa per un perfetto sconosciuto, che in quanto tale mi prendeva in giro sotto tutti i punti di vista.

Complice la serata calda, il clima di festa e la carica dei miei 23 anni , giravo sbuffando tra gli scaffali della libreria all’aperto, ad una di quelle feste di paese alle quali ero affezionata ma più per abitudine che per il contenuto in se….

Di fronte a me un bel ragazzo, alto , moro mi guarda e ridacchia con un altro…un classico.

Il mio sguardo si focalizza su di lui e decide per me: avanti con lo spettacolo…

E trovo una scusa per conoscerlo, complice anche mia zia che era, quella sera, alla cassa della Libreria.

Io ero in bicicletta con mia sorella che ovviamente venne coinvolta nella questione; “Sonia vieni?” le urlai…”i ragazzi ci offrono qualcosa da bere al bar, io ho caldo vado, vieni anche tu”!?

Le feci un occhiolino incompreso, mi guardava esterrefatta cercando nell’arco di due secondi di capire poi imbarazzata arrivò e si presentò.. mi avrebbe uccisa se avesse potuto lo sentivo.

Bellissima la parte successiva della serata in cui ci conoscemmo meglio e semplicemente uno scambio innocuo di numeri di cellulari.. loro avevano come destinazione una discoteca ma noi avevamo intenzione di rientrare un po’ prima.

Nel tornare a casa con la nostra bicicletta, finalmente mia sorella mi insultò come mi aspettavo..: “ma io dico ma sei pazza? Passo la serata con due perfetti sconosciuti”??

Mi scappava da ridere “e non è finita la serata le dissi accelerando l’andatura”..

Arrivate a casa mi infilai subito nel letto…non riuscivo a dormire, la serata non poteva finire così, cosa potevo fare scrivere o no?

Ma venni anticipata, squillo del cellulare, sms…”chi è a quest’ora Sara dai???”

Mi chiede sussurrando mia sorella, in effetti era l’una di notte.

Sms chiaro e conciso:” mi dispiace tu abbia perso la serata in discoteca”

Il contenuto era innocuo, ma quello che c’era sotto no. L’intento era quello di non mollare la preda fin da subito così pensai all’attacco immediato con una risposta dritta e centrata a colpire.

“A me dispiace di aver perso te stasera”….ecco fatto, la miccia era stata accesa ora attendevo solo la conseguenza che non tardò ad arrivare.

Soddisfatta mi stendo nel letto e so che questo è solo l’inizio……purtroppo avrei capito solo più tardi che era l’inizio di una vera storia impossibile e piena di menzogne.

Iniziammo da subito una relazione strettissima, forse anche troppo soffocante, ci vedevamo tutti i giorni ma nel frattempo era emerso un problema…lui stava già con un altra ragazza, diciamo, quindi il tutto era più complicato.

I miei genitori erano un perplessi e cercavano di farmi ragionare, ci conoscevamo da poco a loro sembrava un po’ esagerata tutta questa fretta.

Ovviamente era stato bravissimo a fingere che l’avrebbe lasciata quanto prima, vista la serietà della nostra relazione, che le avrebbe fatto capire che non potevano avere un futuro e che doveva farsene una ragione , prima o poi.

Ma avevo perso la testa, avrei fatto qualunque cosa per averlo, quindi quando a settembre mi chiese di seguirlo a Roma per un matrimonio di un carissimo amico….mi sembrava di volare, sognando ad occhi aperti…io e lui soli a Roma, la città del sogno e dell’Amore.

Mi aveva giurato che con l’altra avrebbe chiuso, amava me e saremmo stati insieme.

Perché mai non avrei dovuto credergli? Se mi presentava la sua famiglia vuol dire che aveva intenzioni serie no?

Così partimmo, non ero mai stata a Roma quindi per me era tutta una scoperta.

I dieci giorni in quella città magica furono stupendi ,andavamo in giro con lo scooter dalla mattina alla sera, visitai Roma come forse non rifarò più nella vita…….

Il Colosseo, Piazza di Spagna, Piazza Navona, La Fontana di Trevi tutto era magico con lui al fianco; la sera nelle taverne tipiche a gustare i piatti locali, una vacanza favolosa.

I genitori erano davvero tanto gentili ,mi avevano fatto sentire come a casa, la mamma era impazzita per me e mi considerava una figlia acquisita.

Al ritorno, tutto sembrava tornato normale, noi presi da questo amore travolgente decidemmo di andare a convivere.. tutto in fretta e furia, il trovare l’appartamento e il mobilio.

Ovviamente mi presi carico in prima persona di trovare un appartamento adatto , dell’acquisto dei mobili necessari, che scegliemmo insieme ovviamente , nonostante lui trovasse molte scuse per concretizzare in tempi brevi la nostra convivenza e iniziare finalmente a vivere insieme.

Ma lui aveva qualcosa che non mi convinceva, la sua ex scriveva troppo spesso ,a volte avevo sbirciato e visto il suo nome in alcuni messaggi.. ma lui sosteneva che non aveva solo accettato l’abbandono e io, innamorata, ci credevo; Spesso mi assaliva qualche dubbio ma facevo finta di non essere toccata da questo. Quando poi si fa finta, credo, di non vedere e capire la situazione si aggrava ancora di più.

I genitori erano davvero tanto gentili ,mi avevano fatto sentire come a casa, la mamma era impazzita per me e mi considerava una figlia acquisita.

Poi una sera la situazione si aggravò ulteriormente, al rientro dall’ufficio, passando da casa per prendere il cellulare che avevo dimenticato trovai la sua “ex” davanti alla porta di ingresso della nostra casa con lui, parlavano in maniera abbastanza concitata.

Si vede che le porte di ingresso, in questa storia, erano una ossessione per me..

“Cosa ci fa qui?” urlai….abita a Parma cosa l’ha spinta a fare 20 km per parlare con te e di cosa??e me ne andai piangendo…passai la notte da mia zia che abitava a pochi isolati da casa mia…lui continuò a chiamare e scrivere fin a tarda notte.

L’indomani, uscendo per andare a lavorare, lo trovai davanti alla mia macchina che mi implorava di parlarne con calma a cena perché voleva che io capissi che tra loro non c’era nulla….che lei era venuta solo per chiarire, che tra loro era tutto finito.

“ok ci vediamo stasera, solito ristorante ore 19.30 ciao”, risposi senza guardarlo in faccia.

Faceva il turno mattutino quindi la sera era libero…

Ci pensai un attimo mentre fingevo di ascoltarlo e accettai la proposta, in fondo una cena non era nulla di particolare

La sera , seduti davanti ad una pizza fumante tutto ok, parlava, parlava, cercava di sdrammatizzare e io cercavo di crederci; ma oramai troppe prove e piccole bugie mi avevano fatto intuire che nascondeva qualcosa. Comunque gli prometto che avrei cercato di perdonarlo ma che era ora di andare a letto… ero davvero stanca…..

Ci salutiamo sulla porta della Pizzeria, fingo di prendere la strada che mi porta dritta a casa poi appena sparisco dietro la curva accelero all’impazzata cambio strada e mi avvio a tutta velocità verso Parma…la Verità ero sicura che mi stava aspettando.

Ero certa di quello che mi attendeva, non so perché ma me lo sentivo….a volte è incredibile lasciarsi andare alle emozioni e alle sensazioni e capire che ti seguono in quella che può essere la giusta direzione.

Lui sarebbe dovuto andare a casa sua, ma non so perché so che lo avrei trovato da un’altra parte….

Fortunatamente trovai i semafori tutti verdi così mi permise di avere un bell’anticipo, calcolando anche che lui non pensava sicuramente ad una trappola simile; dopo dieci minuti eccomi a destinazione, due giri dell’isolato per trovare posto poi riesco a parcheggiare proprio dove volevo, davanti al Portone della sua bella…..che sicuramente lo stava spettando.

La città era meravigliosa a quell’ora, le luci facevano risaltare ancora di più il quartiere signorile in cui mi trovavo, un silenzio totale, solo qualche auto e i passi lontani di giovani che rientravano a casa.

Spengo tutte le luci e mi abbasso un po’, tanto sarebbe arrivato da lontano lo avrei visto…secondo i miei calcoli mancava poco……non doveva riconoscere la mia auto.

Dopo pochi minuti nel silenzio più estremo di una città immersa nella notte, vedo una sagoma esile che arriva piano piano , girandosi ogni tanto per controllare di non essere seguito o che.

Si avviava velocemente verso il portone antico, di quelli enormi fini ed aristocratici del quale aveva anche la chiave….sta per arrivare, spalanco la portiera, scendo e gli batto le mani, sorridendo, guardandolo dritto negli occhi…non ricordo nemmeno tutti colori del suo viso, bianco come uno straccio poi rosso, ma di sicuro ricordo che non riuscì nemmeno a dire una parola.

Il mio ceffone gli arrivò dritto in faccia, sulla guancia, lasciando il segno ben evidente.

Senza dire altro lo maledissi con gli occhi, salii in macchina sentendo le risate di alcuni stranieri seduti di fronte, davanti alla porta della Questura.

Guidavo con rabbia ma non scese neppure una lacrima, era una fine annunciata, troppo giovani entrambi e forse insicuri, non so…..comunque non ci sentimmo più per anni; lui nel frattempo dopo poco si era lasciato anche con l’altra e la vita era andata avanti…..

Prima provavo tanto rancore, poi con il passare degli anni, tutto è stato archiviato nei ricordi di vita vissuta.

Di tutta la nostra storia, vissuta comunque in gioventù, il particolare che più ricordo è proprio questa attesa davanti a quel Portone, perché in quel momento sola, disperata, mi sembrava una barriera terribile, un Nemico che nascondeva dall’altra parte la mia rivale che mi stava togliendo quello che, per il momento, era il mio Amore.

Dopo tanti anni ci siamo incontrati , parlati e abbiamo ricordato ancora quella “pizza in faccia davanti a casa” come dice lui con la sua cadenza inconfondibile, che così non l’aveva mai presa da nessuna donna e che in ogni modo rimane nel mio cuore, nel nostro Cuore e senza Rancore alcuno……. un pezzo della nostra gioventù che abbiamo condiviso.


Il segreto del Portone