Il tempo ritrovato

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Questo è il mio tempo, un tempo fatto per pensare, un tempo sospeso, spezzato, inatteso. Un tempo scandito dai ritmi dei miei pensieri, quelli di oggi e quelli di ieri. Le idee si affollano nella mia mente, e trovano tortuose vie in spazi insondati, restano lì, sospese per attimi infiniti. Forse nessuno si ferma mai a prendersi il tempo, quello per vivere davvero, sono sempre troppe le cose da fare, da sistemare, le piccole inutili torture quotidiane, il ritmo è frenetico e la vita passa senza chiederti il permesso sui tuoi anni migliori.

I giorni scorrono, tutti uguali, le abitudini si radicano nella tua mente, e si ripete all’infinito un copione che stravolge completamente la nostra essenza di individui nel mondo.

Ma quest’anno, è un anno di conti, uno di quelli strani, quando ti arriva qualcosa di così imprevisto che lo devi per forza fermare, e se non vuoi soccombere devi pensare, trovare il modo di investire su tè stesso, sulla parte più preziosa di te, e come un funambolo ti trovi a camminare su un filo sottile, in attesa di trovare nuovi equilibri. Mi sono accorta che c’è troppo rumore, badateci, davvero, ci siamo assuefatti all’eterno ronzio di macchine, di aziende, di aggeggi elettronici, di oggetti inutili creati da noi, e non c’e più spazio per per le piccole cose, per quelle vere. Me ne sono accorta camminando piano, nel silenzio della campagna, che avevo attraversato altre volte, ma forse non avevo mai osservato davvero; si sentono mille suoni diversi, le voci della natura, quelle antiche che sono parte di noi, di cui dovremmo essere intrisi.

E invece siamo corrosi dal rumore incessante e in questo frastuono crescono le persone che parlano continuamente di cose inutili, che urlano, che danno per scontato che questo rumore assordante del parlare continuo non sia una violenza sulla nostra natura. L’uomo è un essere semplice, nato in comunione con l’ambiente e invece l’abbiamo straziato, confuso, modificato, gli abbiamo fatto credere che le sue necessità sono infinite, ma non è vero, abbiamo creato impellenti bisogni, e così facendo l’abbiamo spogliato delle sue più grandi virtù. Ripenso alla mia infanzia, ai ricordi più belli che ho, sono ricordi di un tempo prezioso, fatto di giochi semplici, di affetti, di amici di quartiere, di piccole gite e vacanze fuoriporta, di una tenda in un campeggio.

E mi chiedo, dove mi sono persa?

Dentro di me c’è un grande vuoto, fatto di tristezze per questo tempo che era sincero, fatto di attese, che rendevano bello quello che ti capitava. Si aspettava, adesso, non si può più aspettare, tutto deve arrivare subito, in tempo reale, ma cos’è questo tempo reale? E soltanto un’altra illusione. Il mio tempo reale è quello in cui stacco la spina, in cui mi siedo sulla spiaggia ad osservare un tramonto, quello in cui mi sdraio nell’erba in alta montagna e il vento fresco spettina i miei pensieri che volano tra le nuvole leggere. Il tempo reale è una giornata di pioggia, una di quelle, in cui riempi una tazza con una tisana, in cui chiacchieri ore con un’ amica, in cui ti perdi tra le pagine di un libro e quando arriva la sera, questo tempo è volato e ci si accuccia felici sul proprio divano.

Quanto vale il nostro tempo?

Nessuno si ferma mai a pensare, a quantificare il danno di questo tempo rubato. Perché quando siamo inglobati dal quotidiano questo tempo sembra non passare mai? Le lancette si muovono lente sull’orologio e ci sentiamo schiacciati in questa prigione. La vita passa, in un soffio, e ne abbiamo una sola, vale la pena sacrificare così tanto l’unica cosa per cui valga lottare? Io lo rivoglio questo mio tempo, perché se lo posso apprezzare, lui mi ripaga con attimi impressi nella mia mente, con spazi di cuore, che sono l’unica vera essenza che abbiamo. Ricordo i natali, quelli con la neve, coi negozi chiusi, quelli dove c’era il tempo per cucinare, per aprire la casa agli affetti più cari, dove si aspettava davvero per aprire un regalo tanto desiderato.

Ricordo la felicità di una carezza sottile sulla mia testa di bambina, di abbracci infiniti con chi non vedevo da mesi, la mia casa illuminata dalle luci di un piccolo albero, decorato per anni con le stesse palline.

E adesso si sono perse queste piccole gioie, si sono perse nei negozi aperti sempre, nelle luci fluorescenti dei centri commerciali, nel caos assordante dei locali dove ci si deve per forza divertire. Il tempo delle foto era un tempo prezioso, si faceva uno scatto e quello restava, indelebile, un po’ ingiallito, testimone delle tue vacanze di quell’anno, o del tuo compleanno. Erano speciali le foto di un tempo, raccontavano qualcosa di te, di questo tempo reale, adesso abbondano e ci travolgono le immagini continue sui telefoni, sui televisori, immagini costruite, private di verità, dove l’apparenza la fa da padrone sull’essenza. Io la rivoglio la mia essenza, fatta di imperfezioni, di verità, di quello che sono davvero, mi sono riscoperta, un’anima solitaria, ma non mi fa paura questa condizione.

Chi sta bene con sé stesso non ha bisogno di cercare continue conferme, gode delle sue qualità per quanto infallibili siano, ha imparato ad apprezzare sé stesso, a valorizzare il suo modo di essere e a scegliere a che cosa dedicare la sua attenzione.

Se mi chiedete che cosa ho imparato, da questo strano momento della mia vita è ad avere più cura di me stessa, a volte quando non si sta bene la mente diventa selettiva, si deve concentrare su quello che la può curare. La cura della nostra mente deve partire da noi, dall’eliminazione di quello che infesta in modo tossico le nostre esistenze. Ho imparato a togliere, e più si tolgono le cose superficiali, più si fa strada al tempo per sé stessi, per riscoprire le proprie passioni, per realizzare quei desideri chiusi nel cassetto, e la vita ritorna con la sua semplicità a bussarti alla porta del cuore. Nei mesi passati ho sentito il bisogno di selezionare e sono rimaste poche le cose nella mia lista delle priorità, non mi è dato sapere quanto tempo mi resta da vivere per poterle afferrare e mi impegnerò a fondo per non lasciarmi più trascinare da questo mondo a volte cosi lontano dalla mia essenza, dai miei pensieri.

Restano spazi per le grandi riflessioni sul senso dell’esistenza, sul perché siamo arrivati a questa pazzesca degenerazione della nostra sostanza, di come abbiamo perso la bussola completamente relegando in un angolo i nostri diritti ad una vita armoniosa, dove le piccole gioie innaffiano le radici della nostra innata umanità.

Ci siamo globalizzati pensando ad un notevole miglioramento, ma questo non è il mondo che voglio lasciare ai miei figli, un mondo che ha perso di vista completamente le cose importanti, dove si compra la vita e la dignità dell’essere umano con pochi spiccioli. Vorrei insegnare alle mie figlie a prendersi il tempo, quello giusto, il tempo per vivere davvero, quello per ridere di sé stessi sorvolando sulle difficoltà della vita in modo leggero, voglio prendere i loro sorrisi degli anni passati e imprimerli nella mia memoria, trovare in quei visi spensierati la strada giusta per ritrovare anche me stessa. Voglio sperare che non si lascino mai travolgere da questo incessante fluire privo di senso, che possano trovare un modo per glorificare la vita che gli ho donato. Spero che trovino il tempo per scrivere perché nelle parole resteranno impresse le loro personalità e i loro pensieri, una traccia indelebile del loro passaggio in questa vita.

Tempo prezioso

Prenderò questo tempo per camminare piano

Per guardare l’orizzonte andare lontano,

per sentire sul viso il calore del sole

per lasciar scivolare dolcemente le ore

per l’onda del mare che sempre ritorna

per una palla speciale che l’albero adorna,

per camminare scalza sulla sabbia dorata

per leggere un libro in un intera giornata

per tenerti sempre stretto al mio cuore

per sentire meno quel profondo dolore

per ballare fino a perdere il fiato

per sdraiarmi a riposare felice sul prato

renderò ogni giorno un po’ speciale,

anche se a volte sto davvero male,

amerò la vita in ogni istante

anche quando la felicità sembrerà distante

troverò il mio modo di arrivare lontano

portando in questo viaggio le persone che amo.


Testo di Ferrari Francesca