In quarantena ho “scoperto” Rocco Carbone …

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Quante vite serviranno per poter scoprire tutto quello che si agita, che si muove e che si è mosso nel campo della letteratura. Io sono una lettrice compulsiva, la mia farmacia sono le librerie. Ogni volta che vi entro ,esco con una sacca di medicinali. Poi ho un amico, che conoscendo la mia malattia contribuisce a indicarmi farmaci E ops sono finita a scoprire  Rocco Carbone, una delle voci più significative della letteratura contemporanea, scomparso in un incidente stradale.

Pochi romanzi pubblicati, ma tanti articoli, scritti, che aprono un universo.

In libreria è faticoso trovare i suoi romanzi, alcuni sono usciti “fuori catalogo”. Toccherà spulciare in qui mercatini romani, quando il signor  Coronavirus permetterà… Comincio a navigare in rete per scoprirlo e mi ritrovo ad innamorarmi dell’intreccio che viene fuori dai racconti dei suoi amici,in occasione del decennale della sua scomparsa. Per impedire l’oblio, la dimenticanza devi sperare di avere amici che ti ricordano. Amico della Gamberale, una scrittrice che amo … e lei a traghettarmi, con “quei numeri di telefono, che rimangono sul cellulare, quei numeri che lasci con la speranza che lampeggino”.

Il ricordo della Gamberale è pieno di poesia, a presentarli è Emanuele  Trevi, al tempo compagno della Gamberale.

Il 18 luglio del 2008 termina la vita di Rocco Carbone, un fottuto incidente stradale. Originario di  Casoleto, si era laureato con una tesi sui Malavoglia … “ahh… la passione per i vinti”. Nel ’98 lascia la carriera universitaria per andare ad insegnare nel carcere femminile di Rebibbia, esperienza, che porta nei suoi romanzi, dove c’è sempre un tratto autobiografico. Scorro in rete e Emanuele Trevi mi conduce nella confusione dell’appartamento romano, in quella confusione mi sento a casa, “perché quando era uscito mica pensava di non farvi ritorno”. Trevi con la Gamberale, Paolo Di Paolo, hanno lavorato per mettere a posto quaderni, appunti di vita, hanno permesso la pubblicazione del romanzo ultimo a cui stava lavorando …

Mi sento in quell’appartamento romano, lo sento come casa mia.

Mi muovo tra quelle carte, se vuoi studiare veramente uno scrittore devi “annusare” la sua scrittura, devi entrare nella sua scrittura. Mentre immagino chi “rovisterà tra i miei appunti”, chi prenderà il testimone per pubblicare il romanzo nel cassetto, mi innamoro sempre di più di Rocco Carbone, che descriveva le cose nei dettagli. La maniglia di una porta. Il bicchiere appena lavato. Una sigaretta nel portacenere con il fumo verticale. Intanto arriva la Petri “eri l’uomo delle ossessioni, lo scrittore degli sguardi”. Sempre pieno di citazioni, tanto da pensare che sul comodino avesse un quadernetto con le citazioni.

In Rocco Carbone vivevano due vite narrerà Emanuele Trevi, quell’infelicità di quella schiera predestinata dei nati sotto Saturno.