Incontri al buio. Dove siamo? Si chiama amore?

Ci piace l’incontro casuale delle membra e delle forme...

438

Incontri al buio.

Un sentiero seminascosto scendeva lungo un pendio roccioso, frastagliato d’erba e sabbia bianca polverosa.

Nessun impronta prima dei nostri passi, nessuna dietro a seguirci, tranne le nostre impronte. Le stecche dei rami e dei rovi si sfacevano sotto i nostri piedi via, via, che avanzavamo, era una dolce distruzione prima di raggiungere un delizioso laghetto azzurrato degno d’un dipinto di Monet. Abbiamo chiuso gli occhi al sole ed abbiamo rinunciato al resto del mondo. Abbiamo giocato con i baci, i giochi, ed il pomeriggio, quando le ombre ci hanno raggiunto era già troppo tardi. Avevamo già tra le mani, le croste blu dell’azzurro del cielo ed un pezzo di cuore in meno…Ci siamo seppelliti sotto il lieto lenzuolo dei sogni, ed abbiamo giocato a sparire senza lasciare indirizzo, tranne qualche “codice morse” che tratteggiava lentamente sui nostri due corpi desiderosi e frementi: mi spingi, e ti spingo più in là, dove regna il batticuore, il resto è pura magia

…mi chiedo se questa improvvisazione mi ridesterà in qualche scenario “buio” ed ignoto. Poi mi perdo nei tuoi grandi occhi neri che sorridenti bisbigliano il contrario, cosi, mi fido, e mi lascio andare tra le tue braccia.

Io ti seguo nel tuo sogno, tu mi raggiungi nel mio: collo, labbra, spalle, natiche seni. Ci piace l’incontro casuale delle membra e delle forme, l’oscurità che ci avvolge si converte in luce punteggiata di stelle. Ciascuno si rigira lento nel mondo dell’altro. I confini non hanno più ragione d’esistere, ne percorriamo gli itinerari che abilmente si cancellano ogni volta, sotto il lieve ondeggiare delle dita. Le labbra sibilano il dialogo sfasato dei nostri respiri. Tu conosci le scorciatoie vertiginose che m’ appartengono, io imparo le tue, così che il tempo sale, scende e scivola, nella rampa splendente delle ore.

Dove siamo? In quale paese? Incontri al buio?

Cosa importa! Le nostre smorfie dipinte ed il nostro rifugio e qui: fra i minuti, le virgole, i respiri che tu abilmente custodisci già dentro di te. E’ cosi che è cominciata la nostra storia: sotto il chiarore diffuso di interminabili pensieri, in una finestra visiva: il mondo virtuale un classico: incontri al buio ”…ci sentivamo in chat già da alcuni mesi, ma era comunque uno “spettacolo di cui non avremmo saputo le nostre parti ameno fino a che non avessimo messo i piedi sul” palco.” L’avanzata ipotesi di un tremolio prima dell’incontro si dimostrò non propriamente veritiera, in quanto una calma inverosimile mi pervase durante tutta l’attesa.

Ignara non pensavo minimamente che certe “birbanterie” prendono piede anche dopo.

Sul tuo viso è stampato un sorriso forzato e timido, direi imbarazzato. Con la mano ti agiti in segno di un antico rituale: il saluto. Sei davanti la stazione. Mi hai promesso molte volte in chat che avrò un abbraccio degno di un film. Invece mi guardi, dici solo due parole, avanzando un semi ciao di circostanza, e mi abbracci goffamente. Che non capisco se stai abbracciando un sacco di patate o me. Penso: ci avrà ripensato? Cerco di concentrarmi almeno sui tratti del tuo volto: capelli scuri occhiali da sole appoggiati sul capo, camicia nera stile country slacciata sul petto zaino sulle spalle

..hai l’aria d’ un gitano, e magari lo sei nel sangue data la tua discendenza ungherese, la tua smorfia furbetta mi mette sul chi va là, ma allo stesso tempo è decisamente interessante. Questo tuo modo di fare svelto e deciso mi intriga. Mi dico subito che il focolaio ha iniziato a fiammeggiare. Continuo nei pensieri: questo tipo è di gran lunga più furbo di me, ma stranamente il “che” non mi dispiace affatto.

Mi chiedo se mostrerai almeno la metà di questa tua furbizia mentre ridi sotto i baffi a mia insaputa.

Il tempo scorre, ci incamminiamo per le strade caotiche di Roma fra clacson che suonano, in modo assordante, neri con cappellini coloratissimi e treccine abilmente intrecciate, mentre camminiamo ci guardano con facce sinistre che non promettono nulla di buono. Penso (cavolo mia sorella ha ragione questo è davvero l’anticamera dell’inferno). Sembra di stare tra le strade malfamate di New York, nei sotto borghi più pericolosi. Tu sei davanti e continui a camminare a passo sicuro e svelto, senza accorgerti che sono appena dietro di te (il che non mi “conquistava” proprio) poi l’improvvisa “illuminazione” t’attraversa. Ti giri, mi guardi, con uno sguardo un po’ perplesso, probabilmente ti chiedi qualcosa (e spero vivamente quel qualcosa non sia fra il “non riconoscermi”).

…sorridi e mi prendi la mano, ok penso, ci è arrivato! (Il piccolo problema tecnico si e risolto, si stanno ripristinando le trasmissioni.

Ogni tanto mi lanci uno sguardo tanto per accertarti se faccio parte di qualcosa di umano e quasi sicuramente dovresti almeno avere una vaga idea che lo sia. Beh cavolo mi dico, vorrei vedere…procedi sempre a passo svelto (istinto omicida..voglio spezzarti quelle gambine) porco cavolo! non capisce che corre troppo ed io non ho i pattini?) parli di ventimila discorsi ininterrottamente per ore ed ore che mi chiedo: riuscirà a prender fiato? Non ti stanchi mai.. Stò li li per dirti: zitto e baciami! e saprò un po’ più tardi che hai anticipato lo stesso pensiero appena un attimo prima di me, esausta ti chiedo di fermarci, in realtà è un modo spudorato e subdolo di osservarti un po’ meglio, voglio godermi tutte le tue peripezie dialettiche anche se lo stordimento iniziale gioca a mio sfavore.

Ci provi una o due volte a mettere a soqquadro le emozioni, ma sono decisa a resisterti nonostante tu sia la tentazione fatta persona: in effetti ti sposti appena proprio davanti a me guardandomi con fare poco ben intenzionato e premeditato.

Cado all’indietro arsa dal tuo sguardo accecante che fuoriesce come la luce di guerra stellare di sailor moon, radunate le forze pronuncio la formula magica che mi infonde coraggio e contrattacco. ”Ok andiamo” mi riguardi perplesso più di prima..intorno a te rotea una carneficina di domande una di queste quasi certamente è: ok, dove è finito il mio sex appeal? Niente paura, non è colpa tua ne del tuo sex appeal, ma la guerra non è finita ed io ho intenzione di lottare fino alla fine.. nelle vie improvvisamente affollate ci ritroviamo di punto in bianco saltati da un posto all’altro, corri cosi in fretta che abbiamo girato mezza Roma, chiamando l’imbrunire, e caso assurdo, stiamo al punto di partenza di dove ti ho visto la prima volta ma dentro.

Mi tieni ancora per mano, mentre i passi vanno allentandosi come fili di lana scardinati. Scivoliamo sulla rampa delle scale mobili, bella la sensazione. Sembra di volare. Un ”dove“ annuncia un esplosione carica di passione, li, in quel preciso istante mi stringi forte come non mai. I nostri corpi diventano un tutt’uno con il resto del mondo, e vanno a seminare difficoltà all’apparato respiratorio. Un vortice d’emozioni aumenta, la febbre è già innescata: si chiama amore?

Cosa farne di questa polvere d’attimi che ci resta nel cavo della mano?

Potrebbe divenire parco di giochi molteplici ardentemente passionali o mantello protettivo d’una vita cui terremo le redini tra le rocce e lo strapiombo, che sia ciò, o che sia altro, non rimane che un avventura esaltante, d’un incontro che da terrificante pensiero, prende piede come quella che si prenderà la briga di essere “rinominata“ la nostra storia: la mia e la tua.

3 COMMENTS