Intervista a Francesca Paolucci (poetessa/scrittrice/fumettista/musicista/sceneggiatrice/attrice)

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Poetessa e scrittrice, ma in passato anche fumettista, musicista e sceneggiatrice/attrice di cortometraggi, Francesca Paolucci è una figura poliedrica di artista underground che mi ha sempre affascinato. Timida e riservata, al contrario delle possibili apparenze, da anni ha fatto la scelta di non far circolare più la sua immagine, quindi non è sui social, né su internet circolano sue foto (perlomeno recenti). Proprio per questo considero l’intervista a Francesca Paolucci proprio un bellissimo regalo.

VDP – Francesca, tu hai spaziato in quasi tutti i campi dell’arte: fumettista, musicista, attrice, sceneggiatrice, scrittrice, poetessa, e per un certo periodo anche critica cinematografica e musicale sul tuo defunto blog “E Tenebris In Lucem”. Quale di queste passioni, però, è nata per prima?

FP – Un tempo non mi interessava scrivere. Avevo una vena artistica, sì, ma la sfogavo suonando il sax a livello amatoriale e disegnando. Poi ci fu un colpo di fulmine per la letteratura.

VDP – Sulla tua prima raccolta di racconti ce ne sono un paio narrati in prima persona da una donna vittima di stupro: come mai hai scelto di trattare questo tema?

FP – Da bambina ho subito varie volte abusi, che hanno segnato tutta la mia vita: ho usato il racconto come mezzo terapeutico. La scrittura è stata come passare attraverso un cerchio di fuoco: ho sofferto, ma alla fine ho provato un forte senso liberatorio.

VDP – Questo mi fa venire in mene il tuo racconto intitolato “Tettone”: è davvero un’esperienza autobiografica?

FP – Sì, è autobiografica.

VDP – E ha anche davvero pregiudicato il tuo rapporto col tuo stesso corpo come scrivi?

FP – Dopo quel fatto cercavo solo di diventare invisibile.

VDP – E poi come hai iniziato a recitare in cortometraggi?

FP – Non mi piaceva apparire, anche perché sono molto timida, ma ho iniziato a recitare per amore di mio marito (Enrico Teodorani).

VDP – Perché hai continuato, se inizialmente non era una tua aspirazione?

FP – Ho continuato perché sempre mio marito ha insistito. Non mi sono mai sentita all’altezza.

VDP – Dopo un paio di western, hai recitato la parte della vampira: ti sentivi particolarmente tagliata per quel ruolo?

FP – I vampiri mi hanno sempre affascinata come figure, forse per il bisogno di immortalità legata al male, alla disperazione, ma non è che mi sentissi particolarmente portata per il ruolo della vampira. Come sempre, fu Enrico a coinvolgermi nel progetto amatoriale di un gruppo di ragazzi liceali intitolato “Italian Lares Massacre”. Avevano bisogno di qualcuna che interpretasse la Regina dei Vampiri, e non avevano trovato fra le loro amiche e compagne di liceo qualcuna disposta a partecipare al corto. Questa “Vampira Madre” veniva schiavizzata da un vampiro e dai suoi seguaci, quindi nelle mie scene dovevo restare incatenata quasi tutto il tempo. Mi sentii parecchio a disagio, anche perché ero l’unica femmina nel cast in mezzo a un mucchio di ragazzini.

VDP – Poi però hai recitato la parte della vampira altre due volte, in “Vampire” e in “Alla luce del sole”. Non ho mai avuto l’occasione di poter vedere l’ultimo.

FP – Io non ho conservato nulla di quegli anni, ma credo che lo sceneggiatore, Manuel Crispo, abbia ancora una vecchia VHS…

VDP – “Vampire” invece l’ho visto, e fra i tuoi corti è uno dei più belli, se non il più bello, anche se è brevissimo…

FP – Sì, era un corto brevissimo. Il ruolo mi ha provocato un po’ di imbarazzo.

VDP – Perché?

FP – Beh, il fatto che la telecamera indugiasse sul mio corpo, specie sul seno, nonostante non si vedesse nulla, mi mise in imbarazzo. Sono molto timida. Comunque Federico Casadei, il regista, fu bravissimo nel sapermi mettere a mio agio.

VDP – Qual è stato invece il rapporto con un altro regista underground sulla cui figura sono nate diverse leggende: Mike Vignali?

FP – Michele era un caro amico di mio marito Enrico, ma anche una persona molto problematica. Ha avuto diverse vicissitudini, ma adesso pare star meglio, e proprio per questo non vorrei parlare di lui, per evitare di rivangare cose brutte che gli sono successe.

VDP – Quando sei tornata a recitare con Federico Casadei, hai fatto “La pistola sognante”, un cortometraggio western pieno di suggestive sequenze oniriche…

FP – Il soggetto mi piaceva molto, e la sceneggiatura era ancora meglio. Mi affascinava molto l’atmosfera onirica che veniva resa.

VDP – So che c’è un altro cortometraggio western a cui tieni particolarmente, “I morti non sparano”, anche perché lo consideri il tuo ultimo vero cortometraggio: lo consideri anche il più riuscito?

FP – “I morti non sparano” mi è molto caro, prima di tutto perché fu tratto da un mio racconto, secondo per le musiche: utilizzai il mio sax e feci improvvisazioni semplicemente guardando il girato, un po’ come face Miles Davis per “Ascensore per il patibolo” di Louis Malle. Non so se è il più riuscito, ma a me è molto caro.

VDP – Avevo letto qualche tempo fa un’intervista del regista Stefano Rossi che diceva che fu girato nell’antico deserto di Accona…

FP – Sì, lo girammo in un paio di giorni. Era un periodo particolarmente freddo, e il mio personaggio, l’indiana senza nome, per esigenze di copione doveva indossare solo una corta veste di pelle sfrangiata. Per alcune riprese, quelle a figura intera, dovetti anche camminare scalza, ma in quasi tutte le altre dove i miei piedi stavano fuori dall’inquadratura indossavo delle sneakers.

VDP – Ti è mai capitato di rifiutare ruoli che ti avevano offerto perché non eri convinta del progetto?

FP – Più di una volta.

VDP – Di cosa si trattava?

FP – Beh, ad esempio rifiutai un ruolo da vampira scritto appositamente per me in un corto di Federico Casadei che si intitolava “All’ultimo sangue”. Poi il cortometraggio venne girato comunque con un’altra attrice, Annalaura Caselli, ma non l’ho visto, per cui non so dirti come è venuto.

VDP – Non ti piaceva la sceneggiatura?

FP – No, in quel caso non era per quello. Semplicemente avevo deciso di non apparire più in nessun cortometraggio. Avevo altri progetti, soprattutto riguardanti la scrittura.