L’utero in affitto

Questo racconto in tre atti, corto ma di grande spessore, a mio avviso merita di essere ponderato e non giudicato.

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L’UOMO SAPIENS

Premetto che non è stato facile concedere spazio al brevissimo racconto di Hannah Ajiman che abbiamo inserito nel libro Valori e Tradizioni Di Andrea Donniaquio e il sottoscritto perché l’argomento è già di per sé, polemico. Ma la semplicità del punto di vista di una bambina, “figlia” di una coppia omosessuale alla quale si è voluto inconsapevolmente o volutamente cancellare la sua identità genetica, ha catturato la mia attenzione nonché generato in me molta empatia per tale bambina.

Questo racconto in tre atti, corto ma di grande spessore, a mio avviso merita di essere ponderato e non giudicato. Ecco perché vorrei proporlo come lettura soprattutto a chi non si è ancora fatto un’idea sulla questione dell’utero in affitto.

Nico Colani

oooOOOooo

Uomo Sapiens – Parte Prima

L’Identità

“Papà ?”  Chiede la bambina.

Tutti e due i genitori si girano.

Chi è mia madre?”

Uno dei genitori  risponde sorpreso. “Come chi è tua madre? Siamo noi i tuoi genitori.

“Lo so’ ma volevo sapere che aspetto ha mia madre, quella che mi ha tenuta nella pancia?”

I due genitori si guardano perplessi. “Lei non è tua madre. Ha solo prestato il suo utero per farti nascere.”

Visibilmente scontenta della risposta, prosegue con un’altra. “Allora chi è mia madre, che aspetto ha?”

Uno dei genitori grotta le ciglia e farfuglia. “Beh, è chiara, ha un fisico rotondo e piccolo.

“E’ soffice e molto delicata,” aggiunge l’altro, tentando di rassicurare la  bambina.

“Ce l’avete una foto? Voglio vederla.”

Beh,” il padre si gratta il mento. “Forse una foto la possiamo trovare,” aggiunge, mentre si avvicina alla libreria di casa estraendo un libro. Trova la pagina in questione e mostra un’immagine alla bambina.

Che cos’è?” chiede confusa.

E’ un ovulo.”  Vedendo il primo padre a disagio, il secondo nonché  altro padre dichiara: “questa è tua madre. . .”

 Uomo Sapiens – Parte Seconda

L’Amore

Papà?” Chiede la bambina un anno dopo mentre giocava con la sua bambola. Si rivolgeva  al padre che l’era rimasta in quanto l’altro se n’era andato.

Dimmi.”

Perché mia madre mi ha dato via? Non mi voleva bene?”

Il padre mise giù il giornale che stava leggendo e cercò lo sguardo della bimba che  pettinava i capelli della   bambola. “Ma certo che sì,” cercando le parole per  spiegarle il concetto della mamma surrogata. Ovviamente non aveva capito la nozione dell’ovulo come punto di partenza della sua concezione. 

“E allora perché non mi ha conservata?  Ieri ho visto la sorellina di Luca che poppava il latte . Com’era buffa!  Poi ha fatto il ruttino e dopo la mamma gli ha cantato una canzone e l’ha messa a nanna. Luca mi ha detto che quando due genitori si vogliono bene, nasce un bimbo nella pancia della mamma che loro  devono accudire.”

La bimba fece un sospiro mentre ispezionava se aveva pettinato bene la bambola. “Perché mia mamma non mi ha voluta tenere come la mamma di Luca? Forse piangevo troppo?”

Ma no. Ti ricordi quando io e papà Gerry ti abbiamo spiegato che la tua–-”

Si, si, che una signora ti ha prestato la pancia per farmi nascere.”

Appunto,” rispose Paolo sollevato.

Ma quando si prestano le cose, non si devono ridare indietro?”

Paolo cercò di non lasciarsi prendere dal panico mentre tentava di trovare una spiegazione. “Ma dipende. Nel nostro caso la signora ha voluto farci un regalo e ci ha dato te. Tu lo sai che noi uomini non abbiamo la pancia adatta per fare bambini.”

 La bimba si alzò e si avvicinò al padre porgendogli la sua bambola. “Tieni.”

Paolo aggrottò  le ciglia.

Te la presto così puoi fare finta di essere una mamma.”

 Uomo Sapiens – Parte Terza

La Famiglia

“Papà?”

“Si?”

“Io ce l’ho un nonno?”

Un po’ a disagio, Paolo si rifugia nel rispondere con un’altra domanda. “Perché me lo chiedi?”

Luca mi ha detto che ogni bambino ha quattro nonni. Due sono della mamma e due del papà. Il suo nonno Renzo l’ha portato a pesca l’altro giorno e si sono molto divertiti. Ha detto il nonno che Luca era diventato bravo come lui a pescare e la sua nonna gli prepara sempre i biscotti che piacciono a lui.  Quanti nonni ho io?

Se vuoi andare a pesca, ti ci porto io un giorno.”

Luca ha detto che io non ne ho di nonni veri perché tu non hai pagato l’affitto.

Ma di che stai parlando?” 

Uffa. Luca ha detto che in televisione c’era una signora che aveva prestato il suo utero  per far nascere un bambino e i due fidanzati come tu e Gerry non avevano pagato tutti i soldi per l’affitto. Forse se tu paghi l’affitto ai nonni di mia madre che mi ha tenuta in pancia, io potrei avere dei nonni. ”

Paolo non voleva entrare in merito al discorso della bambina. Non voleva che lei pensasse che fosse stata acquistata  da lui e Gerry. “Non funziona così. Un giorno quando sarai più grande te lo spiegherò.”

Ma tu ce l’hai un papà e una mamma?”

Paolo non sapeva cosa rispondere. Non sentiva i genitori da almeno vent’anni da quando aveva fatto il suo coming-out. “Amore, non è importante se non hai i nonni. Noi due possiamo fare tutte le cose che fanno loro insieme.”

“Ma non è la stessa cosa!” esclamò la bambina.  “Io non ho niente! Non ho gli zii come Luca, non ho i nonni. Mia madre che mi ha tenuta in pancia mi ha dato via! Papà Gerry se n’è andato.”

“Tu hai me! Io sono tuo padre.”

“Perché allora non ho il tuo cognome, solo quello di papà Gerry?  E poi Luca ha detto che tu non sei il mio vero padre perché non volevi bene a mia madre che mi ha tenuta in pancia.”

“Io ti voglio bene ed il resto non conta, ” rispose Paolo. Ma le sue parole suonarono a vuoto perché la bimba era già corsa  in camera piangendo e sbattendo la porta. Lei non si sentiva affatto amata.

 Hannah Ajiman

 Nota dell’autore:

 Bisogna distinguere dove i gesti dell’uomo e della scienza alleviano le sofferenze umane, e dove invece li vanno a creare. Bisogna capire dove lo scopo delle lotte sociali  è motivato dalla giustizia ed il rispetto dei diritti  e dove invece l’obbiettivo della lotta è il raggiungimento di un individualismo così assoluto che arriva  al voler generare la vita per il semplice motivo di esprimere la propria onnipotenza sulla Natura.

 Pensare di separare l’identità genetica di un bambino da quella affettiva, oppure di dividere l’amore dall’atto di concepimento, e ancora, pensare di  rimpiazzare  la famiglia con coppie e gruppi allargati che non hanno null’altro in comune  che una scelta sessuale quindi materiale, è non solo crudele ma diventa una lucida ed egocentrica superbia. 

 Un bambino orfano sa’ di aver avuto una madre e un padre che insieme lo hanno concepito e questo sapere gli dà una radice e un’identità di partenza; un bambino concepito con donazione di ovulo  ed incubato in un utero in affitto, non ha un senso di sé perché è senza collegamenti genetici e nessun amore potrà mai riempire questo vuoto.

 

Ogni giorno, vediamo o sentiamo di bambini adottati che a un certo momento della loro vita sentono il bisogno di cercare i genitori biologici in virtù di questo collegamento genetico. Mentre il bambino,  concepito dall’ego,  rimane un guscio vuoto e solo al mondo.

 Il mio non vuole essere un giudizio sull’omosessualità ma su chiunque nel nome della sua scelta sessuale oppure nel suo diritto alla sua libertà individuale vorrebbe modificare i codici genetici dell’uomo per soddisfare il suo ego e la sua presunzione di essere al di sopra di tutto, persino  della Natura.

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Nico Colani nasce a Genova nel 1957. Si diploma elettricista e in elettronica ed in seguito la sua passione per il digitale lo vede applicarsi da autodidatta in informatica e sviluppo web, poi è titolare per vari anni di una piccola impresa di trasporti. Nico assiste al fiorire di periodi di grande boom industriale ed economico per l’Italia partecipando anche a varie attività sindacali per la tutela dei diritti lavoratori. Eterno pensatore e provocatore, Nico Colani si è sempre impegnato, attraverso vari mezzi di comunicazione come il suo blog decennale di satira “Guanot” e più recentemente con “Il Macigno” ad individuare i grandi paradossi sociali nella vita contemporanea fino ad estrapolarne le sue dissonanze. Il suo è non solo un invito a meditare, ma a sollecitare pareri al fine di aiutare la propria società a ristabilire gli equilibri sociali, culturali ed economici persi nei cambiamenti generazionali dove si è scelto di crescere e maturare senza consapevolezza storica e culturale del proprio paese di origine. Il suo motto è sempre stato “Ruit Hora”, ovvero “Il Tempo Fugge”. Isabella Montwright