La lingua è la mia patria – Il pensiero di Blaze Koneski

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La lingua è la mia patria.

Questo pensiero scritto sul busto di Blaze Koneski [1] di fronte all’Accademia delle scienze e arti della Macedonia, di cui egli fu il fondatore nel 1963 del secolo scorso, in un periodo in cui in pieno processo d’alfabetizzazione i Macedoni presero la strada verso un progresso linguistico più organizzato e più preciso. E’ l’autore della contemporanea lingua macedone, nonché suo codificatore, autore della prima grammatica, della storia, ma innanzi tutto uno dei più grandi poeti che dietro a se lasciò più di una ventina di raccolte poetiche. Anche oggi continua a motivare ed ispirare gli anziani, gli studenti ed i giovani a continuare a coltivare l’espressione poetica, come una forma molto importante per la liberazione dello spirito, e una cura particolare per la lingua madre. La sua ultima raccolta poetica “Il montone nero”, pubblicata nell’anno in cui si spegnerà la sua vita, ci trasmette anche questo:

« Venne il tempo in cui non solo negli altri, ma anche in me stesso, iniziò a nascere il pensiero che fosse finalmente giunto il momento in cui i miei canti avrebbero dovuto seccarsi. Ero anche convinto che “Il fiume celeste” sarebbe stata la mia ultima raccolta. Perciò l’ intera prima parte dell’anno scorso scrissi solo due o tre articoli. Ma, questa estate mentre stavo a Dojran, il canto ricominciò a scorrere. Adesso, esattamente alla vigilia di Santo Atanasio, ho notato che sono circondato di un piccolo gregge.

Nei tempi passati si coltivava un’ abitudine in cui per il giorno di Santo Atanasio doveva macellarsi come immolazione, un montone bianco vecchio di un anno. Di un anno perché doveva indicare che fosse passato ancora un altro ciclo annuale; bianco per far sapere che al giorno ancora una volta sarebbe seguita la notte, la luce, le tenebre. Ma io, quest’anno nel centro del villaggio, porto con a me, un montone nero, perdonatemi, . »

(Skopje, 3.11.1993.)

Vi proponiamo dunque di leggere alcuni dei suoi preziosissimi versi presi da questa raccolta:

Persona

“ O gregge!
Io non faccio parte di te!”
Cosi pensa un triste montone
mentre tra le altre pecore
sta pascolando l’erba
sulla pianura.

Canto per il Fratello Nero

È malato, è malato il Fratello Nero,
e come bambino caduto nel fango
è completamente solo lì dov’è,
e chi andrà a dispiacerlo?

Alza verso me gli occhi,
E ci separa l’intero oceano.
È malato, è malato mio Fratello Nero,
È completamente rabbrividito,
in se radunato,
O, qui andrà a gridarne!
Io non ne ho più il sospiro,
Ne parole per consolarlo,
Nemmeno a dire chi fu colpevole.

E lui, spende lì nell’orizzonte
Come a ponente l’aria crepuscolare.
E tutto ciò che so, che tra di noi
cade già una oscurità maggiore.

Preghiera per riconciliazione

Schiavo della brutta parola
Dinanzi le cattiverie e la maliziosità,
Prego per calmare
la voce che sta minacciando sfortune.
Se non, per calmare
la mattina presto
o meglio a notte tarda,
la parola che mi aveva schiacciato.

Trovate un posto calmo
per incastrare le mie ossa.

La vista interiore

Come se me lo dissi
che la vista mia è rovinata.
Ma essa aveva ascoltato
e venne presto a consolarmi.
“Perciò andrà ad aguzzarsi
la tua vista interiore.”
Ho subito capito che è
Indiferente.

Agli amici

Con voi mi rafforzavo.
Qui lo siamo. Verso la fine
adesso gettarvi
sull’orlo,
a causa dei fallimenti,
a causa degli errori,
Per tutto ciò che non uscì tanto bello?
No!
Io vi perdono
ogni debolezza
ed ogni finzione,
anche premeditazione,
anche l’imbroglio,
per poter perdonare anche me stesso
per misurare dell’amore umano.

Falcone

Direttamente del cielo
nasce,
Cade in modo obliquo,
grigio fulmine,
per alzarsi di nuovo obliquamente
come una saetta
che sta colpendo
se stessa
e nello stesso tempo
colpisce l’uccello.
Un lancio del corpo!
Tutto intero!
Tutto pacificante.
Nulla eccessivo!
Trivellato dall’occhio.
Falcone alato,
Falcone grigio sul cielo alto.

La lingua è la mia patria – Introduzione e traduzione dei versi a cura di Biljana Biljanovska

[1] Blaze Koneski (1921-1993) uno dei più noti scrittori e ricercatori linguistici macedoni, visse e mori dedicando l’intera sua vita alla difesa, promozione ed educazione del popolo macedone. Dimostrando come si debba amare la propria patria, la propria lingua ed il proprio popolo. Vincitore di diversi premi e riconoscimenti, tra cui anche la Ghirlanda d’oro delle Serate poetiche di Struga, uno dei più prestigiosi premi poetici nel mondo di cui vincitore fu anche Eugenio Montale.