Era una splendida giornata di sole quando la principessa si sposò. Col suo bellissimo abito bianco intessuto con fili d’argento, mentre si avvicinava all’altare pareva una morbida nuvoletta nel cielo di primavera. Il principe, vestito d’azzurro e col petto decorato di medaglie e onorificenze, molto emozionato, la guardava avvicinarsi incantato dai suoi meravigliosi occhi di smeraldo, dal nero corvino dei suoi capelli, dal rosso carminio della sua bocca deliziosa, dalla candida pelle che pareva di seta.

I primi tempi del regale matrimonio trascorsero felicemente, così come previsto dalla migliore tradizione fiabesca.

Il principe Azzurro frequentava spesso il letto della bella principessa e la amava con trasporto. Ogni mattina, prima del suo risveglio, si recava nel giardino e coglieva per lei i fiori più belli. Il re, che era già vecchio e anche un po’ rincoglionito, sperava di avere presto un bel nipotino che gli assicurasse la sua regale discendenza e perciò era molto contento perché sperava nella realizzazione del suo desiderio. La regina madre, invece, studiava attentamente la situazione perché le pareva che questo grande attaccamento minasse in qualche modo l’enorme ascendenza che aveva sul suo amato figliolo. Due regine sono troppe in un solo castello e non aveva davvero intenzione di essere lei a soccombere. Tanto più ora che data la precaria salute del suo malandato consorte, sembrava che il suo principino sarebbe diventato presto re!

«Maledetto pisello» pensava spesso «ma come mi è venuto in mente?» Si riferiva al famoso pisello che aveva nascosto sotto venti materassi, in quella notte buia e tempestosa in cui la principessa aveva bussato alla porta del loro castello.

Aveva sperato di smascherare un’altra bugiarda. E invece no! Era incappata in una vera principessa, accidenti! Occhi di smeraldo, capelli corvini e pelle di seta: per gli occhi non si può fare molto, ma sui capelli e soprattutto sulla pelle un rimedio si può sempre trovare.

«Mia cara, visto che tuo marito ama tanto i fiori, forse dovresti imparare a curare il giardino»

Così la principessa cominciò a occuparsi tutti i giorni della crescita dei meravigliosi fiori che Azzurro le regalava ogni mattina. Più lui glieli regalava, più il suo lavoro aumentava: seminare, innaffiare, trapiantare.. Le sue mani delicate cominciarono a screpolarsi con quel continuo zappettare la terra e strappare le erbacce.

«Mia cara, anche all’orto bisogna dedicare particolari cure, se si vuole che dia frutti rigogliosi e saporiti»

Seminare, innaffiare, concimare, raccogliere, potare…. Quel continuo lavoro sotto il sole cominciava a rendere ribelli e stopposi i suoi meravigliosi capelli corvini e la bianca pelle del viso andava assumendo un colore più ambrato e una consistenza quasi cuoiosa.

«Mia cara, gli uomini si conquistano col cuore e si tengono con la gola»

Perciò la principessa, dopo aver curato l’orto e il giardino, ogni giorno si recava in cucina per sperimentare nuove ricette e preparare deliziosi manicaretti per il suo amato principe. Sbucciare, sbattere, impastare, infornare…e quante stoviglie da ripulire!

«Mia cara, l’artrosi mi affligge, non posso rigovernare e riporre piatti e posate»

E non è che Azzurro si offrisse mai di aiutare: che diamine lui era quasi re! Perciò, dopo aver mangiato si sdraiava comodamente davanti alla tivù a guardarsi qualche incontro sportivo, fumando un bel sigaro e sorbendo lentamente un digestivo. Tra detersivi e concimi e con tutto quel lavoro sotto il sole e tra i fornelli la bellezza della principessa andava sfiorendo. Il principe usciva sempre più spesso la sera, lasciandola sola nel letto a riflettere sul famoso finale di favola: “E vissero tutti felici e contenti”.

«Vado al bar, solo una birra con gli amici…»

E una bellissima amica coi capelli color grano e gli occhi azzurri come laghetti di montagna.

«Mia cara, gli uomini son fatti così! Vieni mangiamoci una bella fetta di torta per consolarci»

Così, fetta dopo fetta, con l’aggiunta di svariati pasticcini, la principessa, che ormai pesava quasi cento chili, infagottata in abiti informi sembrava quell’ammasso di nuvolaglia che preannuncia i temporali.

Quando infine non ne poté più per la fatica che aveva logorato il suo fisico e il dispiacere che aveva minato la sua mente, decise di ritirarsi nella torre del castello, insieme al suo amato giullare, a scriver racconti e poesie senza senso.

Questa invece gliel’ha dedicata lui:

Sono qui, sono il giullare

Sono solo ad ascoltare

Il tuo triste favellare

Il tuo strano sproloquiare

È rimasto nel tuo cuore

il ricordo di un amore

che ha sconvolto la tua mente

senza poi lasciarti niente

È sfumata la bellezza

c’è soltanto l’amarezza

di un idillio ormai finito

e di un sogno che è svanito

Sono qui, sono un amico

E per questo io ti dico:

«Il ricordo lascia andare

Non ci stare più a pensare.

Prendi in mano la tua vita

non è vero che è finita

fai tacere ogni lagnanza

e riaccendi la speranza».