L’hardboiled romagnolo di Enrico Teodorani

102

Teodoro Teodorani detto “Durìn”, liberamente ispirato all’omonimo prozio dell’autore, è il primo vero personaggio seriale che Enrico Teodorani (anche apprezzato fumettista, oltre che scrittore) abbia sviluppato nella sua narrativa breve.

Protagonista di noir “rurali” ambientati nella Romagna del Novecento, lo si vede di volta in volta reduce della Seconda Guerra Mondiale, sicario, ladro e infine contadino, ma sempre pronto a farsi coinvolgere in qualche situazione criminale o di pericolo, e tutto questo attenendosi comunque, a suo modo, a un rigoroso codice morale. Per quanto riguarda il panorama letterario italiano, il noir con nomi e ambientazioni provinciali non è affatto un sentiero battuto da pochi.

Quello che però differenzia il lavoro di Enrico Teodorani da quello di altri autori si può riassumere in quattro punti:

  1. l’ambientazione quasi esclusivamente rurale e “povera”.
  2. il fatto che il protagonista chiamato a risolvere le cose non sia un “esterno” che guarda alla realtà in cui si muove da “alieno”.
  3. l’assenza totale nella narrazione di autorità costituite come la polizia o la magistratura, che non vengono citate se non incidentalmente.
  4. Infine, soprattutto, il rifiuto quasi totale della “detection”.

In un’intervista l’autore ha dichiarato di essersi innamorato definitivamente del genere hard-boiled quando da ragazzino gli capitò di leggere “Milano calibro 9” di Giorgio Scerbanenco, scoprendo che si potevano ambientare in Italia storie di malavita credibili quanto quelle degli autori americani, e così gli era sembrato naturale trasportare il genere in episodi riguardanti la piccola criminalità romagnola del secolo scorso.

Enrico Teodorani

Io credo invece che l’ambientazione rurale romagnola serva a Teodorani per scrivere delle storie che in realtà sono dei western (genere che l’autore ha sempre amato: oltre ad essere il creatore della sexy-pistolera dei fumetti Djustine, ha scritto “Il piccolo dizionario del cinema western bizzarro”). Basta leggere con attenzione la presentazione sulla quarta di copertina di “Nero romagnolo”, il primo romanzo breve in cui fa la sua comparsa Durìn, per capirlo: “Un reduce di guerra, Durìn, ritorna nella sua Romagna ancora in mano ai fascisti e incontra una sua vecchia fiamma, Teresa, che non aveva mai dimenticato. Questo incontro per entrambi potrebbe significare la salvezza o la rovina. A deciderlo sarà il piombo, quando il verde della campagna si tingerà di rosso sangue”.

Sostituite a Durìn un pistolero reduce della Guerra di Secessione e ai fascisti una banda di desperados messicani che tengono in scacco un piccolo paesino, ed ecco che, caduto il vestito che lo celava, rimane soltanto nudo e puro western all’italiana.