Magie tiburtine: Santuario di Ercole Vincitore

Ancora un viaggio tra le bellezze tiburtine

88

… e di lì ti affacci sulla pianura romana, lasciandoti cullare dai tuoi pensieri che si perdono tra dirupi inimmaginabili, acque scroscianti e uliveti secolari!

Già. “Lì” è il Santuario di Ercole Vincitore, una struttura architettonica di età romana tardo-repubblicana (II secolo a.C.), dalle dimensioni enormi per l’epoca – parliamo di ca. 3.000 mq. di superficie – per secoli rimasta abbandonata a sé (addirittura sopra gli archi della stessa, a fine Ottocento, vi fu edificata una cartiera, il cui manufatto peraltro è ancora in essere). Soltanto da pochi anni è stata interessata da una serie di interventi di restauro e valorizzazione da parte degli Enti preposti – sebbene ci sia ancora tanto da fare per rendere fruibile ai più l’intero complesso.

Il santuario era situato fuori le mura dell’antica Tibur, sul tracciato della via Tiburtina, che collegava l’Urbe romana con il retroterra sannitico, e si componeva di tre porzioni essenziali: il teatro, oggi del tutto recuperato per essere adibito a spettacoli teatrali e finalizzato a prestigiose iniziative culturali, una vasta piazza con portici e il tempio tout-court, che era dedicato in via esclusiva al culto di Ercole. Una sequenza di terrazze, portici e colonnati, coronavano infine la spettacolare scenografia di questo luogo sacro.

Perché questo santuario?

Perché la Tibur dell’epoca identificava sé stessa con il culto di Ercole, e in tal modo lo venerava sia come dio guerriero (avendo permesso ai Tiburtini la vittoria sui Volsci), sia come patrono dei commerci, nonché della transumanza delle greggi – l’attività più rilevante di tutta l’economia della zona.