Maria Lai è “la figlia di un Dio distratto”

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Blocco notes un intreccio di parole seduta sul divano della casa di Pietra in via Margutta in questo tempo così slabbrato vado alla ricerca di questa artista, La Lai a cui penso dobbiamo molto. Sul tavolino sono poggiati su un vassoio dei biscottini, sapendo i variegati mezzi espressivi di questa artista cerco dentro di me un’eco. Pietra ha un gusto “estetico intenso” che anche i biscotti che compra sono arte, infatti ti avvisa “occhio alle decorazioni”. Sto in punta di piedi entrando dentro “i silenzi”. Lei “aveva millenni di silenzi dentro di se”.

Correva l’anno 1957 quando alla Galleria L’Obelisco, espose una serie di disegni molti realizzati negli anni 40.

Disegni raffiguranti donne intente a lavorare il pane, un elemento metafora possiamo dire. In un’intervista dirà”la prima accademia l’ho frequentata con le donne a casa mia che facevano il pane”. Anche l’acqua con la farina diventa scultura, qualcuna “è sopravvissuta”. Cimitero di bambini 38 pezzi impastati tra cui croci animaletti, pupi, feti. “I pani di Maria sono la lucida maternità del profondo” dirà Mirella Bentivoglio. Il pane ritorna in Maria Pietra un’opera ispirata dal suo maestro Salvatore Cambosu, di cui abbiamo già narrato. Un ‘artigiana del pane accetta di diventare pietra per strappare alla morte il suo bambino., una madre che si sacrifica per restituire la vita al suo pupo. Maria Lai prende la storia da Cambosu, suo maestro e suo amico.

Maria Pietra impasta con la farina le sue lacrime di dolore, di sofferenza il pupo riprende vita e lei diventa di Pietra.

Entrare nell’arte nei messaggi più intimi a volte diventa un’operazione azzardata, quel pupo a cui restituire la vita potrebbe anche essere la sofferenza silenziosa dell’artista, con quel suo bisogno di solitudine, lei era “sposata con l’arte”. Blocco notes, un puzzle la vita e gli incontri della Lai, destino, fato chissà turbinio combinatorio, in fondo la vita è caratterizzata da intrecci, che il caso tesse come i fili del suo “infinito”. Senza Pino non sarei mai entrata nel mondo di Pietra o forse chissà un giorno “uno scusi nella ressa di una fila ad una mostra”. il caso vuole che a Roma vicino di casa della Lai sia lo scrittore Giuseppe Dessì. Lo scrittore autore di leggende e miti sardi, che si perde ad osservarla tessere dalla sua finestra e proprio per lei scriverà un racconto mitologico “Figlia di un Dio distratto” che lei stessa illustrerà, un prezioso libro di tessuti.

La parola si trasforma in un filo colorato con figure simboliche.

Un Dio annoiato, distratto, che si trasforma in uomo in una terra a forma di piede. Osserva la forma della Sardegna, per la prima volta realizzo che sembra un piede. Cerca quel Dio uomini che sappiano sognare, ma gli uomini di quella terra sperduta nel mare hanno smesso di sognare, manca la presenza di una donna. In questo Dio distratto Dessì vedrà il creatore di Maria, una piccola Jana. Uno sciame di api vengono trasformate in janas, delle piccole fate. La Lai tesse delle piccole fate che insegnano alle donne sbarcate sull’isola l’arte della tessitura. Le donne diventano grandi tessitrici di tessuti, ma anche di vita. Le donne tessono la vita con pazienza e anche con gentilezza.

Maria Lai è una piccola jana che ci prende per mano come se volesse insegnarci a tornare bambine, ma anche gli uomini devono tornare bambini per scoprire la felicità mancata. Dalle api nacquero le janas, le fate. Blocco notes “Zia LOLA” così viene chiamata affettuosamente la nostra artista. Pietra è ovviamente una grande amica della nipote Maria Sofia. Un altro libro si apre “A CASA DI LOLA” le didascalie alle foto sono scritte dalla nipote, vera custode dell’universo dell’artista. Il libro di Pietro Basoccu narra il grande universo di questa artista. Blocco notes”La vera arte è aprire le coscienze” e Pietra commenta “Lei ha portato l’arte dove sarebbe stato impensabile”.
Ovviamente il mio blocco notes trasuda di altri incipit da narrare.