Maria Lai, un’artista solitaria e silenziosa: un’avanguardia

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Sabato pomeriggio, un sabato di questo tempo slabbrato il mio amico Pino ha reso possibile lo snodarsi dei tanti incipit rimasti incastrati nel mio blocco notes, siamo di nuovo insieme a casa di Pietra, la casa in via Margutta, che trasuda di arte e di cultura. Affascinata ancor di più da questa donna tiro subito fuori il mio blocco notes, pochi attimi e lei è un uragano di racconti. Momenti in cui pensi che un corso di stenodattilografia sarebbe servito, ma confidi che Pino segni anche lui i passaggi fondamentali.

Su Maria Lai sono stati scritti fiumi di inchiostro, ma sentir parlare un’amica è certamente il viaggio più interessante per entrare nella profondità, nell’intimo.

La casa di Pietra è un omaggio all’arte ed un ruolo speciale lo occupa la Lai, che è come una “presenza, assenza” mentre Pietra parla, si alza spesso per prendere un libro, un oggetto che è la conferma del suo narrare. In questo tempo così slabbrato, fagocitati dal “distanziamento sociale”. Il suo “accoglierti” è un abbraccio, è straordinario come mi ha guidato nel passare dal Lei al tu. Anche le sue gatte sembrano alleate per “farti sentire a casa”. Chissà un giorno narrerò Pietra, un uragano culturale “zen” adesso è il libro che custodisce particolari, dettagli per parlare dell’artista, un’artista particolare del Novecento. Pietra è un filo magico per entrare nei particolari dell’artista.

Il filo ci conduce subito a “Legarsi alla montagna” la prima opera di arte pubblica relazionale, è lei la prima artista che chiama a raccolta per interagire, coinvolse tutto il paese di Ulassai, in Sardegna.

Il paese dove è nata. Salute cagionevale, taciturna e solitaria, il disegno la sua comunicazione. Fondamentale è l’incontro con il prof Salvatore Combosu, che la avvicina alla poesia, al ritmo. Nel 1940 si trasferisce a Roma per frequentare il liceo artistico e poi a Venezia per seguire il corso di scultura di Arturo Martini all’accademia, In un ‘epoca in cui alle donne era “vietata la cultura del viaggiare da sole”. Maria Lai è una “Pioniera” nel periodo della guerra. Un racconto nel racconto come riesce a tornare in Sardegna. Nel 1954 torna a Roma, fa l’insegnante, è una voce fuori dal coro nel mondo dell’arte, estranea alla mondanità, alla vita sociale. Nel 1957 la sua prima mostra alla galleria d’arte L’Obelisco di Irene BRIN. La mostra è un successo, ma lei “torna nel suo silenzio”.

Il silenzio della sua “solitudine”. Un silenzio pieno di musica. Nel silenzio cresce dentro di lei “il labirinto della sua arte”.

A Roma il suo vicino è lo scrittore Giuseppe Dessi, ed è forse “grazie a lui” che scopre il privilegio e l’importanza di essere sarda, comincia a sperimentare nuove forme e nuovi strumenti, diventando così un’avanguardia del suo tempo. Telai, libri cuciti, le geografie di stoffa. Maria Lai recupera il passato per narrare la nostalgia del futuro. Nel 71 espone i suoi primi telai, negli anni 80 i primi libri cuciti. Tessitura, ricamo e scrittura, miti, leggende, favole della sua cultura, della tradizione sarda, ma con “LEGARSI ALLA MONTAGNA” STRAVOLGE il tradizionale rapporto con lo spettatore, che diventa parte integrante.

Il Sindaco Podda le commissiona un monumento ai caduti, lei intende celebrare i vivi e li fa partecipare alla stesura del filo. Sta nascendo l’arte pubblica relazionale, ma ancora non si usa questo termine. Da anni seguo con interesse un ‘associazione di Frosinone zerotremilacento, che dell’arte pubblica relazionale ne ha fatto il suo manifesto, solo ora grazie a Pietra scopro la “mamma” dell’arte pubblica, l’artista, che per prima ha lanciato il filo, chiamando a raccolta le cittadine, i cittadini. Il mio blocco notes scoppia di tanti dettagli, di chicche per scoprire una delle artiste più significative dell’arte contemporanea, ma anche di una donna, che inconsapevolmente ha scritto la storia delle donne. Benvenuti e benvenute nel mondo magico dell’artista Maria Lai.

Ovviamente il viaggio alla scoperta di Maria Lai è come le bamboline russe, le matrioske, ne apri una e dentro trovi un filo, quel filo che piace tanto alla Lai e ti conduce ad una nuova narrazione, seguimi in questo poliedrico viaggio.