Mio fratello, semplicemente

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Adesso non potrei vivere senza te, ma quando ero adolescente di te mi vergognavo. Quando ti dovevo accompagnare in centro cercavo ogni scusa per non farlo. La tua camminata sbilanciata, le tue scarpe ortopediche non le potevo proprio sopportare. Io che mi atteggiavo a indossatrice con i miei tacchi alti e la mia figura longilinea, non potevo accettare di averti al mio fianco. Per non parlare poi del tuo viso: a tutti era chiaro che tu fossi nato “down”.

Per fortuna non parlavi quasi mai, anche i tuoi suoni poco articolati mi davano fastidio.

A volte sognavo che tu fossi diverso, diverso da quello che eri, da quello che tutti vedevano, a volte ti immaginavo lontano, lontano dalla mia vita. Nessuno capiva il mio imbarazzo, nessuno intuiva il mio disagio. Alla fine ero anch’io una diversa perché ero tua sorella. Solo adesso, in tarda età, ho capito che ero semplicemente una sibiling e anch’io andavo protetta. Con il tempo però sono cambiata, tu mi infondevi sempre calma e serenità, tu mi regalavi sempre un sorriso anche nelle giornate più buie. Ho imparato ad accettarti e a volerti bene. Ho accettato che tu facessi parte della mia vita, ho lasciato sempre un posto vicino a me per te ovunque andassimo.

Ho capito che se gli altri ti evitavano era solo per un loro disagio, per una loro incapacità di accettare la malattia, per non doversi soffermare a pensare a quanto erano stati fortunati, che poi fortunati non si sentivano mai e non si accontentavano mai di nulla.

Tu invece eri sempre solare, ascoltavi la tua musica e le giornate ti passavano leggere, non ti accorgevi della stanchezza di chi ti stava accanto. Ti ho accettato io, ti hanno accettato anche i miei amici, per loro eri diventato una mascotte. Io ho vissuto la mia vita, una valigia a farmi compagnia; ma quando tornavo a casa, tu mi accoglievi come se non ci fossimo mai persi. La mia vita frenetica rimessa a posto dalla tua calma e dalla tua inattività. Tu hai vissuto una vita parallela alla mia, racchiuso in casa mentre io cercavo di scappare, tu silenzioso e io in mezzo alla confusione.

Tu che pensavi solo: “Oggi è domenica.

So che è domenica perché la mamma si è messa subito ai fornelli appena alzata e quindi oggi verrà qualcuno a pranzo! E poi è domenica perché la mamma per farmi stare buono mi ha detto di guardare la messa alla televisione. Uhh! E la messa alla televisione la fanno o la domenica o a Natale. Magari però è Natale perché è da un po’ che la mamma ha preparato il presepe ma tanto di regali non ne ricevo più, ormai sono grande, mi dicono. Uhh! Dopo un po’ che guardo la messa però mi annoio, preferisco accendere lo stereo e ascoltare la musica così almeno mi metto a ballare. La mamma mi dirà di spegnere, di non cantare ma non saprei che altro fare.

Uhh! Se no mi metto a mangiare ma la mamma mi sgrida lo stesso.

La giornata sembra non passare mai ma poi finalmente viene sera e vado a dormire…e so che allora la mamma è contenta così si riposa un po’…Uhh!”; io che studiavo, studiavo, scrivevo e partivo. Però ci capivamo, ci siamo sempre capiti. I nostri umori passavano oltre, avevano un canale segreto a tutti, anche a noi stessi per raggiungerci e legarci sempre più. Ho cominciato a percepire la tua assenza nei miei periodi di lontananza, la sera in un paese lontano, in una stanza d’albergo sola, pensavo a te che non avevi mai visto il mondo, e che il mondo forse non ti mancava. Pensavo a chi di noi due vivesse meglio, io con la mia frenesia e la mia insoddisfazione o tu che ti accontentavi di un piatto di pasta al sugo preparato velocemente dalla mamma.

Poi mi sono fermata anch’io, ho cambiato lavoro abbiamo ricondiviso spazi e tempo, ci siamo avvicinati ancora di più.

Stavamo cambiando, io più matura tu più fragile. Tu che ti aggrappavi a me nella sofferenza e nella malattia dei nostri genitori. Io che cercavo di non affondare anche per te. Adesso mi sei rimasto solo tu della mia famiglia nativa. Mi guardi con stanchezza e paura di perdere anche me, sai che se potrò non ti abbandonerò. Non voglio perderti neanch’io. La nostra vita è stata piena di salite; ma non siamo mai stati soli. Abbiamo conosciuto tante persone che camminavano con noi, ognuna aveva la sua guida e il suo fardello. Qualcuno è rimasto indietro, qualcuno è arrivato alla cima e da lì ci spronava a non mollare mai; qualcuno si disperava, qualcuno si rallegrava di ogni piccolo progresso. Noi abbiamo proseguito, anche in mezzo alla neve o sotto la grandine, sapevamo che poi il sole sarebbe comunque spuntato.

Non so dove ci porterà ancora questo nostro cammino; l’importante che tu sia al mio fianco e io lo sia al tuo. Con o senza le mie scarpe con i tacchi.


Mio fratello, semplicemente