La motorizzazione civile: un’esperienza piuttosto incivile! Di Annalisa Lecca


Spesso in Italia si tende a pensare che il problema della disoccupazione sia dovuto ad una mancanza di capacità di impegno, soprattutto da parte dei giovani. L’impegno, banalità a parte, non si dovrebbe mai considerare una cosa da ingenui, di cui pentirsi e rammaricarsi: semmai il contrario! Per alcune esperienze personali posso ben dire che l’idea dominante che manchi la volontà di sforzarsi ed il desiderio autentico di provare a concretizzare e a fare qualcosa di buono e di utile, non é vera. Semmai ci si può lamentare che il merito e l’impegno, spesso e volentieri, non vengano valorizzati a sufficienza! Non viene dato in certe situazioni, in determinati contesti, il giusto spazio per esprimersi e di conseguenza i sacrifici e gli sforzi fatti per provare a raggiungere un determinato obiettivo, risultano vani e rimane anche la spiacevole sensazione di essersi impegnati inutilmente.

Mi riferisco in particolare all’esperienza che ho avuto con la motorizzazione civile ed anche con le autoscuole: non mi è rimasto un ricordo positivo!

Non c’è nulla di male nel provare a prendere la patente anche se non si è dotati di un talento autentico o di una particolare attitudine per la guida, ed infatti io ho tentato questo percorso due volte. In entrambi i casi ho superato l’esame di teoria ed ho fatto un numero considerevoli di esercitazioni, soprattutto nel periodo del secondo tentativo. Ho guidato sia con gli istruttori che, nella fase finale che precedeva l’esame, con una persona molto esperta che, dietro compenso giustamente, si è prestata con la sua auto ad aiutarmi.

Il rapporto con gli istruttori difficilmente è sereno: sono aggressivi, offendono.

Purtroppo si sa che c’è sempre qualche rospo da ingoiare anche se, a dispetto di questo, con qualcuno si può anche creare un buon rapporto, il che non guasta! Parliamo delle prove d’esame vere e proprie. Mi riferisco in particolare alla seconda volta che ho provato tutto il percorso per arrivare all’obiettivo finale. La prima bocciatura la comprendo perché non ero fisicamente particolarmente in forma. Faceva molto caldo ed ho fatto spegnere l’auto due volte. Quindi non mi sono sorpresa per l’esito negativo conseguente! Per quanto riguarda la seconda prova, prima che mi scadesse del tutto la pratica, posso dire che l’esaminatore avesse una grande fretta.

La mia guida vera e propria è durata pochissimo, il tempo di un battito di ciglia praticamente!

In questo breve lasso di tempo non ho commesso i tipici errori grossolani da bocciatura, ma ho solo sbagliato un’inversione. L’altro errore non lo vorrei citare perché è difficile da descrivere. Si trattava di una segnaletica insolita che non ho trovato in nessuna delle numerose esercitazioni fatte durante tutto il percorso di preparazione. Un esame è un qualcosa di non superficiale ma, al contrario, ha a che vedere con la scrupolosità: per una forma di rispetto e di considerazione minima che si dovrebbe ad un allievo, credo! Durante i primi sei mesi a partire da quando ho ricevuto il foglio rosa dalla motorizzazione, ho avuto a che fare con un’istruttrice che non voleva mai farmi tentare l’esame e che continuava a fissarmi delle nuove guide.

Ne ho fatte ben 29! Ho rinnovato il foglio rosa ad un certo punto senza aver fatto nessun esame di guida al punto che poi ho dovuto cambiare agenzia.

Con l’istruttore che ho avuto successivamente si è creato un buon rapporto. Purtroppo, però, lui non era presente durante l’esame finale, che ho fatto accompagnata dal titolare dell’autoscuola. Quello che mi è successo non lascia un bel ricordo. Certo le tragedie sono altre e guidare è una responsabilità, non è un gioco. Ma io avrei voluto avere un pò più tempo per dimostrare che ero arrivata ad un livello di sicurezza accettabile. Mi sarebbe piaciuto guidare anche per aiutare mia madre, che è invalida al 70%, negli spostamenti quotidiani. Ora non posso farlo. Ho descritto quest’esperienza che dimostra che l’impegno dovrebbe trovare uno spazio maggiore per esprimersi e non lasciare un senso di amarezza e di sconfitta!


La motorizzazione “civile”.

Testo di Annalisa Lecca