Nataša Sardžoska – Poesia come sforzo emancipativo

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Quest’anno nell’ambito della piattaforma europea “VERSOPOLIS” in occasione di un evento multidisciplinario interattivo a Genova, il più noto festival poetico d’Europa, si è presentata anche la giovane nota scrittrice e poetessa macedone, Nataša Sardžoska.

La sua ricca biografia ci dice molto delle sue attività lavorative, pubblicistiche, creative e pedagogiche.

Nata a Skopje, Macedonia. Ha vissuto, lavorato a Parigi, Brussels, Milano, Roma, Heidelberg, Belgrado, Stoccarda e Lisbona. Laureata in filologia all’Università italiana Santi Cirillo e Metodio a Skopje, prosegue i suoi studi con un Master in Media e Scienze della comunicazione all’Università di Bergamo e Lisbona nell’ambito del programma europeo Erasmus Mundus. Discute la sua tesi di dottorato alla stessa Università degli Studi di Bergamo ed alla prestigiosa Karls Eberhard Universität a Tübingen in antropologia culturale, dopo avere realizzato le ricerche sulla interpretazione della dissoluzione delle frontiere ex-Yugoslave nelle opere e nella vita di artisti espatriati o/e in esilio.

Ha effettuato un soggiorno di ricerca alla Sorbonne Nouvelle Paris 3, ed alla Università Humbolt di Berlino.

Come scrittrice e poetessa, ha pubblicato tre libri di poesia: La camera blu (1999), Pelle (2013), Lui mi ha tirata col filo invisible (2014) a Skopje, vari saggi in riviste internazionali (tra le altre Doppiozero a Milano Transmidia a Rio de Janeiro), ha partecipato in varie conferenze accademiche ed al Festival Internazionale di Poesia di Struga. Sta per pubblicare la sua quarta raccolta di poesie e il suo esordio con un romanzo autobiografico. È presente in due antologie macedoni, Sorgenti porpora (2006) curata da Suzana Spasovska e Poesia erotica (2013) curata da Marta Markoska; è stata tradotta in inglese, serbo, francese e italiano e pubblicata nella rivista internazionale Diversity del PEN International, nella rivista Politika in Serbia e nell’Atelier della Poesia in Italia.

Si occupa di traduzioni letterarie dall’italiano e dal portoghese (Pasolini, Collodi, Carducci, Tabucchi, Luzi, Pessoa, Saramago, Camoês, Tavares, Guilherme-Moreira, Carneiro, Couto, Boyunga, Carvalho, Braga) e ha tradotto contenuti web in inglese per l’Associazione culturale Pandanz a Milano.

Come docente, ha insegnato alla Università Sud-Est Europea “Max Van Der Stoel”, alla Schiller International University a Heidelberg ed all’Università di Turismo a Skopje. Ha lavorato per il Ministero della Giustizia della Repubblica Italiana in qualità di project assistant, come esperta di educazione per la Agenzia nazionale francese AERES e come consulente dell’IBF e Agriconsulting Europe. Inoltre, ha fatto l’interprete per il Senato della Repubblica Italiana, per la Direzione Nazionale Antimafia, per il Tribunale di Roma e per il Garante della Privacy, per l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, per l’OSCE, per l’Iniziativa Centro-Europea e per la Commissione Europea. Fa l’interprete dall’italiano, francese, inglese, spagnolo, macedone, serbo e portoghese.

Ha fondato Tangoing Skopje l’associazione di Tango Argentino in Macedonia promovendo la cultura, la danza e la poesia argentina nei Balcani.

Da giornalista, ha collaborato con vari giornali macedoni ed internazionali, è stata editrice della rivista EMANATE dell’Associazione Erasmus Mundus e collabora come inviata speciale con la Radio Capodistria.
Di recente, è stato pubblicato il suo saggio su Pasolini presso Greco&Greco Editori a Milano nel volume Nuova Prosa.

Dalla sua ultima silloge poetica “Pelle”, scritta e pubblicata in lingua italiana, abbiamo fatto una modestissima scelta dei bellissimi versi che possono trovarsi sulle pagine di questo libro. Ai nostri lettori fedeli di BombaGiù, e sopratutto agli amanti della poesia contemporanea propongo la lettura di alcune di esse.

Apro la mia anima come un poro per inalare la luce
la luce dei tuoi occhi
del tuo respiro
il giorno pesante perso nelle arcade rovesciate della nostra carne rosso-porpora

PELLE

Foglie gialle sulla tua pelle
Dei pori sradicati di un incomprensibile ardore
Labbra screpolate
Una valle gonfiata dai pensieri e dai capezzoli
Pelle
Dico, sei da sola
Oppure il tempo bussa in un luogo lontano dall’orologio accettabile
Ascolto tuttavia sugli strati bianchi scivolare
Gocce, secreto, lacrime, vino
Ma non è la prima volta nemmeno è una volta sola
Bensì un continuo ritorno
Un chiudersi degli occhi davanti alla scelta che non vuoi accettare
Quando arriva questo tempo
Questo autunno sulla tua pelle
In un diluvio di spazi
Non adeguati non opportuni – indegni.

SEI OVUNQUE

Ti strappo
Strappo

pezzi di carta note sperdute macchiate di café scontrini sacchettini di zucchero biglietti della metro boarding cards voli string inzuppati di vino di colore di blue jeans block-notes di hotel appunti di fermate messaggi lettere spezzate energie incastrate nel pizzo tessuti impregnati parole non dette ma scritte con rossetti su tovaglioli dei ristoranti bigliettini delle stanze

dove nessuno ci va
ci vado io
li sciolgo, e volano
e libera mi consegno a te
torno da te
io, senza quasi niente da dirti.

DI-AMANTI

Tu ed io – di-amanti –
due grandi silenzi nel mare
due mani che non si toccano ma si raggiungono

camminiamo nella steppa di questa città
indomabili nella disobbedienza del mondo
andiamo a mietere il puro baglior acuto

per trovarci dentro
per trovare noi stessi
per pulire le macchie
per demolire i mondi in un sospiro
per affilare le gocce preziose sui nostri corpi

Tu ed io – di-amanti –
due grandi silenzi nel mare
due mani che non si toccano ma si raggiungono

AMORE MUTO

Non siamo più uno
Ed eravamo tutto
E nulla esisteva
Fuori di noi
Fuori dalla nostra sorgente
Dal nostro nucleo

Adesso siamo muti
Lontani e sconosciuti
Camminiamo su binari diversi
Ci facciamo strada attraverso il vapore grigio dei vagoni
Con pelle di seta cruda
Fumo e nebbia
Non c’è più nulla
E nulla ci rimane
Dopo la notte sorda
E nulla si è e nulla si sente
Solo lo stridore della ferrovia
Il profumo del caffè
Levantino.

Davanti a te pallide assenze
Muta ma dentro bollente
Fervida e fermentata
Febbrile scorro e mi trascino per i corridoi
Confusi i loro volti si sciolgono dietro di me.

Immobile sto davanti a te
Mentre dentro di me ramazzo pezzi di valige sperdute
e briciole di pane e foschia
che hanno perso il loro flusso ed ogni direzione
come una ghiandaia sorda si sollevano in volo
in un deserto freddo
in un incendio d’inverno
nebbiolina di bestie selvagge
sono le lingue delle fiamme mute
loro, gli altri, solo astio ed odio
loro, gli istanti nascono ciechi
loro, le albe fioriscono acerbe
il mondo tace sornione
e noi ci disperdiamo come se non ci fossimo conosciuti mai.

Scelta a cura di Biljana Biljanovska