O voi che per la via

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O voi che per la via dʼAmor passate,
attendete e guardate
sʼelli è dolore alcun, quanto ʼl mio, grave;
e prego sol chʼaudir mi sofferiate,
e poi imaginate
sʼio son dʼogni tormento ostale e chiave.

Amor, non già per mia poca bontate,
ma per sua nobiltate,
mi pose in vita sì dolce e soave,
chʼio mi sentia dir dietro spesso fiate:
“Deo, per qual dignitate
così leggiadro questi lo core have?”
Or ho perduta tutta mia baldanza,
che si movea dʼamoroso tesoro;
ondʼio pover dimoro,
in guisa che di dir mi vien dottanza.

Sì che volendo far come coloro
che per vergogna celan lor mancanza,
di fuor mostro allegranza,
e dentro da lo core struggo e ploro.

“Questo sonetto”, chiosa Dante (Vita Nuova, VII), “ha due parti principali; che ne la prima intendo chiamare li fedeli dʼAmore per quelle parole di Geremia profeta che dicono: ʻO vos omnes qui transitis per viam, attendite et videte si est dolor sicut dolor meusʼ, e pregare che mi sofferino dʼaudire; ne la seconda narro là ove Amore mʼavea posto, con altro intendimento che lʼestreme parti del sonetto non mostrano, e dico che io ho ciò perduto. La seconda parte comincia quivi: Amor, non già”.

ʻO voi che per la viaʼ
di Dante Alighieri