Ode al bullone

Io invece andrò all’inferno, in un girone in cui sarò infilato in un portone e rigirato poi in continuazione, con cacciavite in testa e sul groppone ferite e cicatrici da torsione

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Introduzione di Ode al Bullone

Qualche anno fa, poiché sono un frescone, mi venne una fottuta ispirazione. E stetti un giorno intero sul balcone a partorire appunto il malloppone che do, in endecasillabo sornione, in pasto a tutti voi, brave persone.
Io invece andrò all’inferno, in un girone in cui sarò infilato in un portone e rigirato poi in continuazione, con cacciavite in testa e sul groppone ferite e cicatrici da torsione: il giusto contrappasso, in derisione del mio prendermi gioco del Padrone di questo cigolante carrozzone.

ode al buffone
Piccolo grande fulcro dell’essenza

Ode al bullone

(da leggere rigorosamente
stesi sul bel Danubio blu)

L’ottavo giorno Dio creò il bullone.

Non è che il Tizio fosse sbullonato,
ma, d’altra parte, non si può poi dire
sia Uno che ragioni granché bene
l’Artefice che crei zebre, giraffe,
gavotte e consiglieri comunali.

Il fatto è che ne aveva già sfornate
di viti, di rondelle e armamentari
buoni per rattoppare il suo Creato;
ma Gli mancava ancora il piatto forte,
la classica ciliegia sulla torta!

Così Si mise in branda, Culo a ponte
(era il Suo modo buono per pensare),
e, mentre Si guardava il firmamento,
vide sei stelle e steso il Mignolino
le unì idealmente, a farne una figura
che il nono giorno battezzò “esagòno”;
cambiando poi l’accento alla trovata
(ma quest’è un’altra storia, sorvoliamo).

Con guizzo che rasenta l’assoluto,
chiudendo un Occhio e immaginando il tutto,
con l’Indice, di misterioso impulso,
Gli venne da mimare un’infilata,
un po’ com’era stato giorni prima
per la faccenda degli accoppiamenti.

Ed ecco che Gli apparve l’essenziale:
sembrava il monolito in braccio al valzer
della Creazione di quell’altro Autore!

Ne fu rapito e ruppe in pianto esteso,
e questo non fu un bene, ché la pioggia
fu aggiunta al tutto
(l’annotò in P.S.)

E non vedeva l’ora di provarla,
la Sua creatura, tutto inorgoglito!

Del resto l’occasione non mancava,
datosi che, con tutto quel trambusto
di quell’arzilla settimana e passa,
tra pinze, seghe e mazze in faidaTe,
lì attorno gli universi paralleli
s’eran tutti scollati dalle sedi.

Fu facile capire cosa fare
per Uno che rimane tutto il tempo
in cielo, stravaccato, Pacco in Mano,
a non pensar ad altro che a chimere.

Rimesso in piedi l’universo 2,
lo spinse forte contro la Baracca,
che stava lì, assemblata così bene,
con data di scadenza 1\2000.

Prese dadino e vite e strinse forte,
con una delle Sue chiavi a cricchetto,
e tutto in un baleno fu risolto!

Eccetto il fatto che, per distrazione,
drizzando una parete col martello
Si diede un colpo in pieno Pollicione
e diede incauto in Autoimprecazione.

Ma, col cerotto al Dito, non sapeva
staccar lo Sguardo, in densa Autopreghiera,
dall’alta, prediletta Sua creatura,
fiore all’occhiello d’uso universale,
con gambo più possente d’un’armata;

che tu saprai smontare e rimontare,

piccolo grande fulcro dell’essenza,

legaccio tra materia e antimateria

che vortica in se stesso e da rimedio!

Un lontano 21 agosto
(antipasto per un’idea datata,
una sorta di saga sul bullone)