Ora sen va per un secreto calle

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“O Toscano che cammini ancora vivo per il sesto cerchio esprimendo il tuo pensiero così nobilmente, ti sia gradito sostare qui. Il tuo accento rivela che sei nato a Firenze, alla quale forse arrecai troppo danno”.

INFERNO – CANTO X

Ora sen va per un secreto calle, tra ’l muro de la terra e li martìri, lo mio maestro, e io dopo le spalle.
“O virtù somma, che per li empi giri mi volvi”, cominciai, “com’a te piace, parlami, e sodisfammi a’ miei disiri. La gente che per li sepolcri giace potrebbesi veder? già son levati tutt’i coperchi, e nessun guardia face”.
E quelli a me: “Tutti saran serrati quando di Iosafàt qui torneranno coi corpi che là sù hanno lasciati. Suo cimitero da questa parte hanno con Epicuro tutti suoi seguaci, che l’anima col corpo morta fanno. Però a la dimanda che mi faci quinc’entro satisfatto sarà tosto, e al disio ancor che tu mi taci”.

E io: “Buon duca, non tegno riposto a te mio cuor se non per dicer poco, e tu m’hai non pur mo a ciò disposto”.

“O Tosco che per la città del foco vivo ten vai così parlando onesto, piacciati di restare in questo loco. La tua loquela ti fa manifesto di quella nobil patrïa natio, a la qual forse fui troppo molesto”.
Subitamente questo suono uscìo d’una de l’arche; però m’accostai, temendo, un poco più al duca mio.
Ed el mi disse: “Volgiti! Che fai? Vedi là Farinata che s’è dritto: da la cintola in sù tutto ’l vedrai”.
Io avea già il mio viso nel suo fitto; ed el s’ergea col petto e con la fronte com’avesse l’inferno a gran dispitto. E l’animose man del duca e pronte mi pinser tra le sepulture a lui, dicendo: “Le parole tue sien conte”.
Com’io al piè de la sua tomba fui, guardommi un poco, e poi, quasi sdegnoso, mi dimandò: “Chi fuor li maggior tui?”.

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