“Pape Satàn, pape Satàn aleppe!”

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“Pape Satàn, pape Satàn, aleppe!”, disse Pluto con la voce rauca; e Virgilio disse per rincuorarmi: “Non farti vincere dalla tua paura; perché, nonostante il suo potere, non ci impedirà di scendere questo balzo”.

Poi si rivolse a Pluto, e disse: “Sta’ zitto, animale maledetto! Roditi pure con la tua collera. Non è senza ragione andare in fondo al baratro infernale: si è deciso in Paradiso”.
Come le vele della nave gonfiate dal vento ricadono avviluppate, dopo che si spezza l’albero maestro, così Pluto crollò a terra.
Così scendemmo nel quarto cerchio, inoltrandoci per una buona parte giù per la china infernale.

Ahi giustizia divina! quale altro luogo contiene tanti e strani tormenti quanti ne vidi io? e per quale motivo la nostra colpa ci fa soffrire a tal punto?

Come avviene nello stretto di Messina, in cui le acque dello Ionio si urtano con quelle del Tirreno, così nel quarto cerchio le anime devono ballare.
Qui vidi anime più numerose che altrove, venire da direzioni opposte, con grida disumane, facendo rotolare massi con lo sforzo violento del petto.
Si scontravano sul limite divisorio del cerchio; e poi proprio di lì ognuna tornava indietro, rivoltando i massi, gridando: “Perché non spendi?” e “Perché non ti regoli?”.

Da La Strada dei dannati
Parafrasando lʼInferno dantesco
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Carlo Rocchi
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