Pelucca e Felodonte

La magia del Natale era in pericolo...

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Era una fredda mattina di metà Dicembre, e alcuni barbigli di fumo si alzavano dai camini della fabbrica. Era cambiata tanto in un mese, perché Pelamantra si era impegnato a migliorare la produzione.

Dietro i muri di mattoni grigi, il lavoro procedeva incessante, e fervevano i preparativi per una grande fornitura da consegnare entro fine anno. Pelamantra era diventato il capo indiscusso della fabbrica, anche se non era sempre stato così. Era un alto elfo del nord, e da qualche tempo dirigeva quella che una volta era conosciuta come la vecchia fabbrica di Babbo Natale.

Quasi tutto era cambiato; non c’erano più quei bei pacchetti colorati ornati da fiocchi d’organza, nessun elfo rideva preparando i giocattoli, le renne avevano fatto ritorno nei boschi della Lapponia e Babbo Natale era sparito alla fine di Novembre.

Pelamantra diceva che aveva trovato una lettera del titolare, dove salutava tutti, gli affidava la fabbrica, e partiva per un viaggio intorno al mondo. Tutti gli aiutanti di Babbo Natale si erano preoccupati, e avevano fatto delle ricerche. Il loro caro Babbo sembrava essersi dissolto come un pupazzo di neve al sole, senza lasciare traccia di sé nel mondo allora esplorato.

Pelamantra era un capo severo e molto puntiglioso. Pretendeva l’impossibile dai suoi dipendenti, e aveva creato dei turni per non far mai fermare il ritmo della nuova produzione.

I piccoli aiutanti si erano dovuti abituare ai nuovi prodotti. La fabbrica ora vendeva gelati e ghiaccioli, surgelati e cubetti di ghiaccio. Alcune grandi aziende sparse per il mondo avevano accettato di provare i prodotti lapponi, e ne erano rimaste molto soddisfatte.

Ora dunque c’erano macchine che mantenevano i gelati sotto lo zero. La neve che cadeva copiosa in quelle zone veniva usata come ingrediente base per ogni prodotto, e dava un sapore speciale a tutto.

Ma l’ambiente di lavoro non era più gioioso come una volta. Non si poteva più andare a bere una cioccolata per riposarsi e fare una pausa; gli elfi non cantavano più allegre melodie natalizie, tutti intenti a scaldarsi le mani intrappolate in guanti senza dita.

«Pelucca, io ho freddo!» Il giovane Felodonte stava cercando di chiudere un ghiacciolo dentro la plastica. «Dobbiamo fare qualcosa. Babbo Natale deve tornare, altrimenti quest’anno nessun bambino riceverà i regali.»

«Silenzio voi due. Non siete stati autorizzati a parlare. Il vostro turno termina tra un’ora, e il lavoro che avete davanti va finito in questi sessanta minuti… che sono già cinquantanove.»

«Ma non ce la faremo mai…» Ma un’occhiataccia di Pelamantra ridusse al silenzio ogni protesta.

L’alto elfo del nord camminava impettito, con un lungo bastone di quercia che picchiava ritmicamente sul pavimento. Le dita della mano destra stringevano il legno, mentre un anello d’argento brillava al dito medio.

«Sai Felodonte..» sussurrò Pelucca all’amico. «Una volta Pelamantra non era così cattivo. Pensi che quell’anello lo abbia cambiato?»

«Penso proprio di si. Dovremo trovare il modo di farglielo togliere. Ma prima dobbiamo cercare Babbo Natale.»

Pelamantra era davvero cambiato, e sembrava che l’anello lo avesse reso cattivo. «L’importante è produrre e vendere. Il guadagno è il nostro obiettivo. Dobbiamo impegnarci per soddisfare i nostri clienti.» E l’anello brillava quando queste parole risuonavano per i corridoi della fabbrica.

Dopo un’ora passata a confezionare gelati alla fragola, Pelucca e Felodonte lasciarono il loro lavoro nella catena di montaggio, e cercarono un posto appartato per decidere cosa fare.

«Se Babbo Natale non è in giro per il mondo, allora forse si trova ancora qui. E se qualcuno l’avesse rapito? Ci sono dei luoghi dove nessuno di noi va mai?» Felodonte si arrovellava, guardando nel vuoto davanti a sé. «Potremmo cercare nei sotterranei. Vuoi iniziare subito la ricerca?» Pelucca rispose di si con la testa, così entrambi si incamminarono verso il fondo del corridoio.

La scala che portava sotto terra era polverosa e puzzava di chiuso. Alcuni ragni scapparono al rumore di passi sui gradini. Davanti ai due piccoli elfi giocattolai si aprì una piccola stanza con due scaffali vuoti appoggiati ai muri. Una porta di legno si apriva su un’altra stanza.

Il giovane Felodonte avvicinò la mano tozza alla maniglia, e l’abbassò. Lo stanzone era buio, ma l’interruttore fece accendere le tante lampadine sul soffitto.

Mille e più ripiani erano affollati di peluches e soldatini. Appena la stanza fu illuminata, questi si animarono, scendendo di fretta dagli scaffali. «Fai attenzione Pelucca, i soldatini sparano dei pallini al sale. Bruciano quei proiettili. Ma i peluches cosa fanno?»

I morbidi giocattoli cercavano di soffocare i soldatini con la loro lana, mentre questi sparavano all’impazzata contro i bottoni che facevano da occhi per orsetti e pulcini. Un grosso topo con le orecchie di pezza si accorse dei due visitatori, e iniziò a fare segnali al suo esercito di morbidi compagni. La guerra dei giocattoli si fermò un istante, poi tutti quelli pelosi si gettarono contro Pelucca e Felodonte. I due elfi dovevano attraversare la stanza, ma con quella battaglia in corso ci sarebbe voluto del tempo… che non avevano.

I soldatini spararono verso gli occhi della piccola elfa, facendola gemere per il bruciore. Felodonte iniziò a correre. «Vieni Pelucca, veloce.»

Scartava i peluches che si lanciavano dall’alto, ma Pelucca inciampò. Subito i peluches le furono addosso cercando di soffocarla, mentre i soldatini la colpivano violentemente. Felodonte tornò indietro, e allontanò tutti con grandi manate vigorose.

Finalmente riuscirono a sfuggire alla battaglia, e ad aprire la successiva porta di plastica. Dietro ad essa si trovava la vecchia catena di montaggio per impacchettare i regali. I nastri trasportatori giravano, e i gelati ordinati venivano inscatolati in anonimi cartoni da robot automatizzati. Gli elfi che avevano lavorato in questo reparto erano stati licenziati o spostati. C’era un infernale clangore metallico che proveniva dalle macchine in movimento. Per attraversare la stanza più velocemente, i due elfi giocattolai pensarono di salire sui rulli di plastica.

«Aiutami a salire Felodonte. È troppo alto per me.» Erano entrambi piccini, e dovettero arrampicarsi su gradini improvvisati e manovelle traballanti. I nastri trasportatori si intrecciavano in ogni direzione, chi in alto, chi in basso. Pelucca cercava di star dietro a Felodonte, saltando piccole rampe e bracci robotizzati. Implacabili, le macchine si muovevano senza sosta, e una pinza meccanica sfiorò la testa di Pelucca, facendole perdere il cappellino rosso con i sonagli.

Arrivarono infine alla successiva porta. Era grande e tutta di acciaio. Diverse spie luminose si accendevano, alternandosi a piccoli sbuffi e bip computerizzati. Come potevano aprirla?

Digitarono mille codici sulla piccola tastiera inserita nel muro. Date di nascita, date di eventi importanti, o le taglie dei guanti degli elfi giocattolai. Nulla sembrava aprire il portone.

«E se mettessimo il giorno nel quale Pelamantra è diventato il capo?» Pelucca digitò l’elenco di numeri, e la porta emise un forte suono di ingranaggi che si spostavano al suo interno. Erano riusciti a superare anche quell’ostacolo.

L’ultima stanza nella quale entrarono era buia e maleodorante. Una piccola luce filtrava da una minuscola finestrella. Un latrato rabbioso si alzò dal buio, spaventando i giocattolai.

Due grossi lupi siberiani digrignavano i denti, sbavando per la rabbia. Felodonte cercò di mantenere un certo autocontrollo, e mise la mano nelle fonde tasche dei suoi pantaloni a costine. Ne estrasse un sacchetto di raso blu, chiuso con un sottile cordoncino dorato.

Con un gesto dettato dall’abitudine, sparse la polverina magica sulle bestie arrabbiate.

«La polvere sognante li terrà buoni per un po’.» Pelucca sorride e s’incamminò verso il fondo della stanza, passando vicino ai lupi addormentati.

Babbo Natale era prigioniero, legato alla parete di fondo, stanco e debilitato. «Ragazzi, mi avete trovato finalmente.» La gioia dei piccoli elfi era tanto grande, che non sapevano come liberare il loro capo.

Pelucca estrasse il suo grande timbro “Approvato” e iniziò a martellare le catene. A poco a poco esse cedettero, rompendosi in più punti.

I piccoli giocattolai corsero con Babbo Natale verso l’uscita dei sotterranei. Era ora di affrontare Pelamantra. L’alto elfo del nord camminava impettito per i corridoi, sorvegliando gli operai dal palco con la grande sedia di Babbo Natale.

All’arrivo di quest’ultimo, l’anello si strinse al dito, brillando di malvagi bagliori. Il vecchio barbuto si avvicinò a Pelamantra con sguardo severo. «Che tutto torni com’era prima. Il mondo ha bisogno del Natale.» E con un semplice gesto delle mani, tutto il ghiaccio si sciolse, trasformandosi in cioccolata, giocattoli e candele colorate.

Gli aiutanti di Babbo Natale iniziarono ad urlare di gioia, assordando Pelamantra. L’anello lo puniva per non essere riuscito a impedire l’arrivo del Natale. «Mio buon amico, la magia del Natale non si può cancellare. I bambini di tutto il mondo ci aspettano, iniziamo a preparare i regali. La lista è molto lunga.» Il discorso di Babbo Natale sciolse il gelo che aveva imprigionato il cuore di Pelamantra. L’anello si allargò di colpo, cadendo dal lungo dito affusolato.

Babbo Natale abbracciò tutti i suoi coraggiosi amici, e Pelamantra fu preso nel vortice di gioia natalizia. Il sorriso si allargava di nuovo sul suo volto, ma l’anello che lo aveva imprigionato rotolava lontano. Cadde infine in una scatola regalo, insieme a un trenino elettrico.

La catena di regali riprese allegramente, mentre canti natalizi si alzavano in tutti i boschi. Lo spirito natalizio era tornato, e ora tutti dovevano lavorare in fretta per finire in tempo di impacchettare i regali per tutti i bambini buoni del mondo.

Chi avrebbe ricevuto il trenino?

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