Pensionati

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Li vedi passeggiare sul corso cittadino, e ogni tanto si fermano a rifiatare e si scambiano qualche commento sul mercato della Roma e della Lazio. O siedono al bar passandosi di bocca in bocca barzellette osé, tornando per un momento adolescenti, mentre richiamano la storia della tale badante straniera che ha fatto appena centro con un loro amico.

Li osservi andare su e giù, giù e su a chiacchierare animatamente del più e del meno, aspettando il pranzo come qualcun altro aspettava Godot.

O alla Posta in rassegnata attesa di riscuotere la pensione – e ti verrebbe voglia di fare la fila per loro.
Li guardi che giocano a bocce nel giardinetto del quartiere, lanciandosi occhiate di fuoco e inveendo a più non posso se si sbaglia la giocata. O che trascinano le gambe sul marciapiede della via di casa con la busta semivuota del vicino minimarket.

Pensionati. Età compresa tra i settanta e gli ottanta. Gente di un altro tempo, immersa in questo eterno e ingannevole presente fatto di Internet e Ipad.

Le statistiche più recenti riportano che almeno tre/quarti di essi non arrivano a percepire mille euro al mese. Pertanto, senza generalizzare troppo, chi riesce a mettere ancora insieme il pranzo con la cena, a stento paga tasse, imposte e balzelli vari. Ma paga, perché l’onestà, almeno quella, per loro è ancora un valore.
E chi in passato ha messo da parte qualcosa, perché si poteva ancora fare, lo sta dilapidando giorno dopo giorno, inesorabilmente. Moltissimi di loro hanno da pensare a figli quarantenni/cinquantenni in perenne cassa integrazione, o che hanno perso il lavoro o che, non avendo mai lavorato, nemmeno lo cercano più, nonché a nipoti ancora studenti.

Come negare loro una benché misera paghetta? Gente di un altro mondo che non saprà accendere un portatile, ma che ogni mattina solleva il capo di quel tanto da mostrarsi ancora dignitosa in un Paese che ha smarrito definitivamente il senso di questo attributo.

E tenuta in scarsissima considerazione, se non addirittura sbeffeggiata, da una classe dirigente indegna, la quale a stento alza il sopracciglio quando si affronta l’argomento ‘pensioni’ e, se lo fa, lo fa in termini solamente punitivi.