Piketty e Saint Simon : alla ricerca di filosofie e mentalità future

Il Capitale nel ventunesimo secolo.

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Piketty e Saint Simon: alla ricerca di filosofie e mentalità future.

“Il Capitale nel 21° secolo” di Thomas Piketty (francese, professore di economia) è il caso editoriale forse più eclatante di questi ultimi anni.

di Paolo Nicoletti

Come giustamente ha sottolineato a suo tempo (11 maggio 2014) Stefano Feltri dalle pagine de Il Fatto Quotidiano, nel 2012 l’importante libro del premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz “Il prezzo della disuguaglianza – Come la società divisa di oggi minaccia il nostro futuro” non ha avuto il successo o la rilevanza mediatica e culturale che hanno invece caratterizzato il libro di Thomas Piketty, diventato un caso editoriale ed ancora dopo tre anni assai venduto e dibattuto:

Capital in the Twenty First Century” (Il Capitale nel ventunesimo secolo, o nell’originale in francese “Le Capital au XXI siecle”).

Un premio Nobel per l’economia, Paul Krugman ne ha fatto (8 maggio 2014, su The New York Review of Books, “Why We’re in a new Gilde Age”) una recensione entusiastica, definendo “Il Capitale nel 21° secolo “…a truly superb book”.

Professore alla Paris School of Economics, Piketty è uno dei più autorevoli ed ascoltati teorici della disuguaglianza dei redditi nelle società industriali.

Thomas Piketty, oltre a diventare un caso letterario e costituire un esempio di come un libro possa diventare un best seller nonostante l’iniziale scetticismo degli editori, sta avviandosi ad avere un’influenza sul pensiero occidentale che potrebbe ipoteticamente raggiungere gli stessi livelli di quanto a suo tempo si è riscontrato con il filosofo Claude Henry de Rouvroy, conte di Saint Simon, che in Italia siamo abituati a conoscere come Henry de Saint Simon o semplicemente come “Saint Simon”.

Sarebbe arbitrario osare improbabili paragoni tra Piketty e Saint Simon, se non basandosi sulla istantanea rilevanza intellettuale acquisita nei rispettivi contesti ed ambienti culturali e politici da questi due filosofi ed economisti vissuti in epoche tanto diverse e lontane.

L’immediatezza del loro successo va ricollegata a diversi fattori.

Prendiamo Henry de Saint Simon, uomo del 700 (venuto a mancare nel 1825): ebbe la rara fortuna di essere istruito da D’Alembert, curò l’uscita della rivista “L’Industria”, ebbe come suo segretario e collaboratore Auguste Comte, e nella celebra “Parabola” scrisse che se all’improvviso la Francia avesse perso i suoi 30.000 uomini più importanti, conservando tuttavia gli uomini di genio nelle scienze e nelle arti e nei mestieri, non ne sarebbe risultato alcun danno politico per lo Stato. Ed anzi i posti vacanti sarebbero stati di nuovo occupati con facilità. Per Saint Simon è lo stato e l’Ordine costituito a dover servire le persone, e non il contrario, e le posizioni direttive devono essere attribuite ai capaci che hanno cuore e cervello e non automaticamente concesse a coloro che nutrono assurde pretese di potere fondate su diritti di nascita.

Uomo profondamente immerso nel futuro, Saint-Simon fu il primo ad immaginare la fattibilità di un canale che unisse l’Oceano Atlantico al Pacifico, e fu il primo ad immaginare i grandi centri commerciali che oggi caratterizzano il mondo moderno.

Piketty, da parte sua, se ne esce nel 21 secolo sostenendo che le democrazie occidentali, qualora lasciate alla loro attuale logica di sviluppo, andranno incontro ad una evoluzione caratterizzata dalla crescita delle disuguaglianze economiche, perché nella realtà in cui stiamo vivendo all’alba del 21° secolo possiamo constatare che i salari crescono con il crescere dell’economia reale, ma siccome il capitale cresce più in fretta dell’economia reale i ricchi diventeranno sempre più ricchi (l’unico modo di entrare veramente nel pensiero di Piketty è leggerne il libro e gli altri lavori: il premio Nobel Paul Krugman ritiene che esso fornisca valide spiegazioni teoriche e solidi dati economici e macro-economici in ordine alle ragioni dell’aumento delle disuguaglianze dei redditi negli ultimi decenni).

E sorprendentemente Piketty ha trovato e trova ad accoglierlo una platea enorme e disposta a tributargli un plauso immediato e costante, da destra e da sinistra e da centro, plauso generato anche dalle capacità mediatiche del professore, che viene definito dal New York Magazine un “economista rockstar”: tanto da raggiungere rapidamente il primo posto nelle classifiche di vendita di Amazon con il libro sopra citato, e da influenzare perfino i liberals statunitensi che si sono innamorati di questo professore di Economia della vecchia Europa.

D’altra parte il pericolo della concentrazione della ricchezza americana ed europea in un ristretto segmento della società (l’1%) è stato già ampiamente e da anni segnalato da diversi intellettuali occidentali, tra cui Emmanuel Saetz di Berkeley ed Anthony Atkinson di Oxford, che insieme a Piketty sono diventati i tecnici più consultati in materia di “Teoria dell’ 1%”, per quanto concerne l’elite ricca in Europa ed in America.

Piketty offre un quadro teorico opposto rispetto al mito dell’uomo ricco che arricchisce l’intera società etc. etc.

I dati raccolti nel libro di 658 pagine di Piketty dimostrano che i ricchi di oggi guadagnano più dalla rendita della propria ricchezza che dal proprio lavoro e costituiscono una nuova aristocrazia da non considerare con invidia ma con imparziale spirito di osservazione, esaminando senza preconcetti una circostanza di fatto (corroborata e sostenuta da una mole impressionante di dati statistici e macroeconomici a partire dal 18° secolo): la ricchezza di questa nuova aristocrazia cresce in modo direttamente proporzionale alla povertà della maggior parte della popolazione, e tende ad aumentare in periodi di crisi.

Saint Simon e Piketty sono emblematici di tempi e situazioni in cui l’umanità aspetta un nuovo Principe Splendente (alla cinese) e si tormenta per cercare un nuovo sistema politico, una nuova dottrina politica, qualcosa che catalizzando le caratteristiche migliori del capitalismo, del socialismo, del marxismo, del liberalismo e delle varie concezioni politiche e religiose possa accompagnare le persone che vivranno nel futuro.

La letture e lo studio di questi nuovi pensatori alla Thomas Piketty o alla Jeremy Rifkin (il profeta della Terza Rivoluzione Industriale e della Green Economy), così come un onesta rilettura di filosofi e pensatori del passato (come Saint Simon ed i suoi coetanei ed antecedenti e successivi) potranno forse contribuire alla ricerca fruttuosa di un’evoluzione intellettuale in grado di fronteggiare le sfide del futuro.

I Sansimoniani dicevano:

“Noi non siamo socialisti: Siamo Sansimoniani!”

Indizio di quanto possa essere utile rileggere attentamente gli autori del passato ed anche autori a suo tempo considerati come “eretici” e “dissidenti”, come David Ricardo o Adam Smith o Pierre-Joseph Proudhon e tanti altri come Fourier, Owen, Comte, Ralph Waldo Emerson ed altri ancora, come l’Abate di Saint Pierre o Charles-Irénée Castel de Saint Pierre il quale già nel 700 preconizzava ciò che sarebbe stato o avrebbe potuto essere l’attuale ONU.

Le letture e riletture di quanto possa essere ancora presentabile od appetibile negli autori del passato e del presente, tralasciandone eventuali eccessi e prendendone quanto vi si possa trovare di geniale e saggio ed equilibrato, potranno contribuire ad un luminoso futuro di un mondo di là da venire.

Sempre ricordando Aristotele con il suo “La cultura è un ornamento nella buona sorte, ed un rifugio nelle avversità”, frase ricorrente nel mondo anglo-sassone come “Education is an ornament in prosperity and a refuge in adversity”.

In un mondo del 19° secolo, privo di internet e del web, una frase di Ralph Waldo Emerson aveva una diffusione quasi virale: “Per il poeta ed il saggio tutte le cose sono care e venerabili, ogni esperienza è utile, ogni giorno è salvifico, ogni uomo è divino”, tanto essere riportata da Nietzsche sul frontespizio della prima edizione de “La Gaia Scienza” (nella seconda edizione, questi versi furono sostituiti da versi dello stesso Nietzsche, ossia “Vivo nella mia propria casa, Mai ho imitato qualcuno, E derido qualsiasi maestro Che non si derida da sé”).

E ad ulteriore riprova di quanto il pensiero del passato possa influenzare il futuro, va sottolineato che la frase preferita da Ernesto Che Guevara era “Occorre agire come un uomo di pensiero e pensare come un uomo di azione” (si dice che tale frase venisse ripetuta spesso a coloro che combattevano insieme al Che): si tratta di una frase di Henry Bergson, premio Nobel per la letteratura del 1927, frase pronunciata a Parigi nel 1937 durante un congresso internazionale di filosofia (Agire da uomo di pensiero e pensare da uomo di azione).

Per letture sugli argomenti di cui sopra:

con articolo del 23 aprile 2014 di Jordan Weissman-Slate

Voci di Wikipedia sui seguenti argomenti: Socialismo utopico, Socialismo scientifico, Sansimonismo, Henry de Saint-Simon (Claude Henry de Rouvroy conte di Saint Simon), Ralph Waldo Emerson, Louis de Rouvroy de Saint Simon, Charles-Irénée Castel de Saint-Pierre, Charles Fourier, Robert Owen

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