Piovean di foco dilatate falde

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Chi sono quelle anime che Virgilio e Dante hanno davanti ai propri occhi, e che colmano con la loro presenza la superficie sabbiosa di una grande spianata?

Sì, le stanno guardando quasi studiandole – hanno, infatti, uno sguardo acceso dʼinteresse – dal margine del sabbione, che circonda la selva dei suicidi e degli scialacquatori appena visitata, e che rappresenta nellʼordinamento infernale il terzo girone del settimo cerchio.

Dal resoconto che il poeta ne fa a beneficio del lettore, nel 14^ canto dellʼInferno appena iniziato, apprendiamo che alcune di quelle anime stanno distese a terra – e sono i bestemmiatori, tra i quali si distingue Capaneo di cui avremo notizie quanto prima – altre siedono tutte ripiegate su loro stesse – e sono gli usurai – altre ancora camminano senza fermarsi mai – e sono i sodomiti.

Apprendiamo, inoltre, che la schiera che cammina incessantemente è decisamente quella più numerosa, mentre quella supina lo è di meno, ma si lamenta maggiormente.

Ma la descrizione non finisce qui – i dannati avrebbero esultato di ciò: infatti, dovʼè il supplizio?

Eccolo. Sopra tutta lʼestensione della spianata sabbiosa, con estrema lentezza, “ piovean di foco dilatate falde ”, racconta il poeta, “similmente alla neve che cade sulla cima delle montagne più alte quando non soffia il vento”.

Continua su dantepertutti del 20.10.2018