“Ma quale Eterno Padre…”

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“Per mezzo del quale tutte le cose sono state create”, avrebbe scelto l’allofagia come criterio di sussistenza ed accrescimento degli enti da Lui programmati?

Strutturati per uccidere (dov’e’ il Bene?) e nutrirsi d’altre creature senzienti, secondo l’istinto di sopravvivenza, codificato nella memoria cellulare d’ogni struttura vivente. Uni contro gli altri, diversi od omologhi, comunque gli esseri sono stati concepiti per essere accostati fino “all’ultimo sangue”: non è il Creato un’immensa arena? E per sollazzo di chi? Bisognerebbe capire quale sia il fine ultimo, supremo, di questa sua “perfetta e sublime” invenzione, che purtroppo ancora ci sfugge. Incalcolabili generazioni, si sono succedute e immolate in un ciclo continuo d’esistenze brevissime fatte di lotta fuga e dolore,spesso stroncate sul nascere dalle fauci d’un qualsiasi predatore. E’ legittimo chiedersi dove mai confluisca, tutto questo dolore fisico e psicologico, fattore che accomuna ogni specie animale e, appunto, a che giovi.

Per contro, prima d’un certo benessere, il piacere d’esistere era cosa di pochi ed era cosa breve, date le aspettative di vita.

Ma ancor oggi, nel mondo evoluto ogni giorno qualcuno, per gioco, crea vittime per soddisfare qualche furiosa libidine. Neanche fossero ragni che, a propria volta, dai livelli inferiori sono specializzati in infissione e scioglimento; come dire: “ad ognuno il proprio strumento di morte..” Più in alto, ci si sbrana: scarnifica, frantuma e disossa. Per poi digerire altri esseri, straziati di paura e dolore. In cima a tutti, il progredito sistema dei Primati tecnologici, utilizza metodi sistemici per lo strazio dei corpi,allevati in vista d’esser squartati, a volte ancora pulsanti.

Ora, quest’autentico martirologio, va agli ultimi, rari, sostenitori del Creazionismo.(Incredibile a dirsi ancora ne esistono!).

Circolano per le Chiese e non riconoscono il “diritto al fine vita” come prerogativa individuale, in quanto sacra e “appartenente solo a Dio,che ce l’ha data…”. Obiezione: la vita dei malati terminali e dei Piero Welby, potrà appartenere a questo signor Dio, ma non di diritto al governo Berlusconi, o Monti o..come caspita si chiama questo d’adesso? La mia vita non appartiene di certo al governo di “Coso”… Ma anche fosse..la Mente perfetta, Bene supremo avrebbe posto, nel bel mezzo del quotidiano strazio, la vita umana tanto sacra, da doverla prolungare contro ogni naturale logica, per complicati macchinari,inventati però dall’Uomo. ( QUELLI si, sono CONTRO NATURA..) Basterebbe l’argomento del contro-natura, per arginare ogni ipocrita intromissione con cui certo mondo cattolico, continua a frapporsi tra la sofferenza inutile dei senza speranza ed il loro diritto a morire.

Ma il soffrire, ci dicono i nostri, al Creatore piace talmente tanto, da averci incardinato sopra il Mondo, oltre che un certo diffusissimo Culto…

Dicono anche che le creature senzienti siano state inventate per nostro servizio! Ma da quale abisso di cannibalismo evoluto veniamo lo ricordano forse in pochi. Eppure, da non molto lasciato alle spalle, arriva dal mare ogni giorno,a ricordarci cos’e’ veramente la vita. Quella vera non la nostra ch’è fatta di cartone. Se non conosci la fame, né campi di sterminio o persecuzioni di sorta, ma piangi ogni tanto col batticuore di saperti il Mondo contro,assieme a quello stesso Dio che pur Giusto ti nega il Suo Volto. Tu che non hai il conforto dei tuoi simili, né di pensieri di sorta, non lieti ricordi cui attingere forza. Se hai un futuro mai cominciato e la memoria prigioniera. O rovinata dal terrore, come accade ad ogni animale braccato solo allora, intuirai l’errore della “creazione”.

La verità capovolta ti fissa dagli occhi sfidanti, come una creatura malvagia una volta scoperta, allora sarai tu, nel giorno più lungo, a gridare al Mondo e al suo Dio: “Pietà! Ma io non credo più.

A causa dei civili esseri umani, fatti a Sua somiglianza che mi si dice fratelli. Ma basta un’alibi qualunque,come fosse un lasciapassare per il delitto, per unire la propria pugnalata alle altre e mandare a morte innocenti. Lascio a Te e alla Tua figliolanza, quest’ipocrita Giardino Incantato, mattanza ordinaria per anime e corpi, con il gusto di pochi che assieme all’Impostore, sogghignano malignamente nella penombra. Da cui dirigono le pecore in colpevole danza. Il padreterno stesso ha chiara sul volto la maschera dell’impostore, o quantomeno una complice assenza, dinanzi a tutto il dolore, all’angoscia di morire: quella stessa che la mente fa impazzire.

E non c’è strazio peggiore!

Più nessuna cosciente identità, sia lasciata alla tortura prolungata per la ragion di Stato o per la Scienza, nella cialtrona convenienza d’un Parlamento eletto, ma esodato in massa per il fine settimana pur di non fare il proprio dovere!! Riconosco un solo Stato: la Serenità. La stessa per tutti: dall’ameba alla sogliola, al giaguaro, alle pantere (nutrirebbe tutti d’erbe il caro Padre, se davvero ci volesse tanto bene..) E in certi Inferni chi ancora non esiste, che non nasca:e s’interrompa il ciclo del dolore!

Dov’è il dolcissimo Creatore!?

Liberiamoci di Lui e dell’Universo, a dare fine al ciclo dello strazio. Quale? (Chiedere ai cerbiatti e alle gazzelle che correvano libere sui prati, ignare e gioiose…) Ai cuccioli di scimmia, smembrati come caschi di banane, e mangiati ancor vivi dagli adulti..cosi come a tutti gli uomini dei secoli trascorsi, ancor oggi lacerati dai machete,se non più dalle fauci degli orsi, come accadeva allora.

Infine alle anime rimaste, non l’ottuso Paradiso, né l’Inferno, ma la gioia rinnovantesi: l’Eterno Sollievo.

E perdono per tutti! Nel giorno più lieto (dell’Apocalisse,beninteso..) come un dolce sonno, calato giù dal Cielo..scenderanno buio e silenzio a ricoprire ogni ricordo brutto di quest’infinita,imperfetta,presuntuosa esistenza. Ah! Se non l’avessero inventato,saremmo stati più soli di sicuro,ma tanto, tanto più sereni… Non e’ la disabitudine al soffrire,ma la disabitudine a gioire,che toglie la forza di patire…
> L’orata al prezzemolo e’ sul tavolo;ci pensi e ci ripensi poi la mangi e sa di lacrime. La coscienza di non essere al suo posto,non e’ poi di cosi tanto conforto…