Quando è troppo (ed è troppo) bisogna parlare.


Sono passati mesi, quasi un anno da quando questa storia è iniziata.

Non entrerò in dettagli tecnici di ciò a cui mi riferisco, è facilmente intuibile.

Oggi è giovedì 17 ottobre e da poco è uscito l’ennesimo decreto a tema “restrizioni“, un decreto che limita gli assembramenti e le aperture dei locali, pizzerie ecc.

Normalmente avrei fatto spallucce, ignorato la situazione.

Non sono stupido e so che c’è una giusta motivazione del perché siamo di nuovo in questa situazione.

Già…La motivazione…Questo è proprio ciò che definisco il centro nevralgico che mi sta spingendo a scrivere questo breve testo.

Esco per strada, ormai il freddo inizia ad istillarsi dentro ai vestiti.

La mascherina sul viso non mi da fastidio, come non ne crea a nessuno, diciamolo chiaramente.

Avanzo qualche passo e mi guardo intorno.

Quasi nessuno indossa la mascherina.

Due anziani mi guardano e iniziano a ridere sotto i baffi e a sfottermi perché io mi proteggo e loro, categoria a rischio, si sentono superiori e non la indossano.

Quanto vorrei sputargli in faccia.

Non pensano a nulla, loro, che di preoccupazioni a quanto pare non ne hanno.

Puntare il dito verso una categoria precisa non ha senso.

L’età non conta e nessuno sa prendersi le proprie responsabilità.

Nessun rispetto per gli immunodepressi, per chi la salute non la vede neanche con il cannocchiale.

Nessun rispetto per chi vuole risolvere la situazione.

Molto meglio le manifestazioni da poveracci contro le mascherine, vero?

Chiamano questo periodo la “dittatura sanitaria”, senza accorgersene che, la vera dittatura, è ben altro e sono molto peggio di una mascherina.

Bisogna elencarne alcuni per avere un po’ di ascolto? Molto bene.

Aborto: una donna deve pregare non si sa cosa che il medico a cui si rivolge non sia un “obbiettore di coscienza”, ovvero un modo educato per dire che il proprio dio lo ha rincoglionito talmente tanto da non voler fare nemmeno il suo lavoro.

Religione: Su questa dittatura non mi esprimo, ma penso che basti aprire un libro di storia per capire il perché sia in questa lista.

Potrei continuare con altro, però mi fermo, fidatevi è meglio così.

Ritornando a poco prima.

Ignoro quei due e proseguo, attraverso e vado a fare le mie commissioni.

Gente che si lamenta, che si leva la mascherina, che si fa compatire perché sono ben 20 minuti che ne indossa una.

Pensare che i chirurghi ne indossano una anche ore intere, per operare. Sono ancora vivi e non sembrano avere nessun effetto collaterale.

Saranno magici a gli occhi di chi non riesce a tenerla per un’ora?

Vorrei rispondere di sì ma so che ormai manca proprio il rispetto per la Scienza e le figure sanitarie.

Me lo ripete spesso Guerrino, un mio amico infermiere che mi aggiorna su tutto quello che sente e deve sopportare per lavoro.

Ignoro anche questo pensiero e mi sbrigo a tornare a casa.

Ho preso tutto il necessario per una sorpresa che voglio fare per il compleanno del mio compagno.

Per colpa di questi fenomeni da freak show, il suo compleanno sarà rovinato.

Molto bene, si troveranno altri modi per non rovinare anche questa piccola gioia.

Vorrei portare dati, scrivere qualcosa di omologato al resto, non mostrare l’ottica “casalinga e gretta” di un normale che vive situazioni nomali, ma oggi va così e voglio parlare da comune mortale e di quotidianità.

Le scuole stanno chiudendo, di nuovo, così come alcuni luoghi di lavoro.

Fortunatamente io non sono toccato da questa crisi lavorativa, ma ciò non mi impedisce di accennare lo stesso il fenomeno.

Potrei dire molto altro, scrivere meglio, magari in maniera più elegante e senza aggressività.

Potere non è volere, questo è certo.

Smetto di infastidire con i miei sproloqui, ma voglio solo lasciare un messaggio, piccolo, provocatorio forse: per i vostri comodi e il vostro negazionismo, molte vite non ci sono più, altre si stanno perdendo sotto il peso dell’angoscia, della solitudine, di problemi anche maggiori.

Per il vostro sentirvi superiori, la vita di chi vuole risolvere la situazione, diventa di nuovo sempre peggio.

Per colpa del vostro negazionismo, i reparti sono pieni.

Vorrei farvi i complimenti per come avete deciso che il vostro “fastidiuccio dato dalla mascherina” sia più importante della vita degli altri.

Cari, ricordatevi una cosa: della vostra vita, dei vostri fastidi, delle vostre lacrime di coccodrillo, non frega nulla a nessuno.

A noi, coscienziosi e dannatamente realisti, interessa solo di tornare alla normalità e di poter vivere come si viveva quasi un anno fa.

Adesso che avete finito di leggere potete tornare a svergognarvi senza precauzioni e a piangere se vi ammalate.

Complimenti, pace a tutti.


Quando è troppo (ed è troppo) bisogna parlare.