Quel dì in cui le mie ossa si scossero.

Inizialmente il mio sepolcro si trovava presso la basilica di San Francesco nel centro di Ravenna, lo feci costruire in stile neoclassicheggiante, mi piacque molto.

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Stetti anni ed anni in esilio dalla mia amata terra e neanche morto potei tornare lì.

Neanche con la morte mi fu concesso.

Inizialmente il mio sepolcro si trovava presso la basilica di San Francesco nel centro di Ravenna, lo feci costruire in stile neoclassicheggiante, mi piacque molto.

In seguito, verso la fine del XV secolo il podestà spostò il mio sepolcro sul lato ovest del chiostro, ove la luce sublime del tramonto sembrava accarezzarmi ogni dì.

Dopo pochi anni la mia patria reclamò le mie reliquie, non mi sembrò vero, quando finalmente nel 1519 i miei concittadini potettero rivendicarmi.

Ma nel momento in cui la delegazione Toscana aprì l’urna, le mie ossa non c’erano più, sparite!, dunque trafugate dai frati francescani che non vollero farmi tornare a Firenze, che non vollero rinunciare a me.

Mi sballottarono qua e là senza sosta.

Fui rinchiuso in una cassetta all’interno delle mura di un convento nel 1677.

Pensai di aver trovato pace…

Ma nel 1810 i frati francescani mi nascosero nuovamente, questa volta non mi orientai e pur volendo non potei far nulla al di là di attendere.

Trascorsa l’attesa giunse il giorno del mio ritrovamento vale a dire il 27 maggio 1865, anniversario della mia venuta al mondo.

Fui esposto alla pubblica vista per qualche mese, dopodiché feci ritorno nella mia amata cassa che da tempo mi custodiva.

Dunque trascorsi un periodo nella profonda quiete, ma ahimè scoppiò la seconda guerra mondiale, perciò dovetti giungere nella mia attuale dimora, poco distante dal mausoleo sotto un tumulo coperto da vegetazione, in cui trovai l’eterna pace.

Col passar del tempo seppi che a Firenze, con la speranza che le mie reliquie tornassero li, si eresse nel 1829 in stile neoclassicheggiante, un grande cenotafio in Santa Croce, raffigurandomi seduto e pensoso.

Tutto sommato sono fiero di ciò che ho costruito e lasciato nell’animo delle persone.


Quel dì in cui le mie ossa si scossero.

(Dante Alighieri)