Quelle storie sgarrupate

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Certe storie nascono scrivendo la parole fine sin dal primo sguardo. Cosa potesse unirci, cosa aveva spinto quella fabbrica degli ormoni chimici ad attrarci non lo so. Certo mi piaceva, io dipingo e dal primo istante ho pensato in una tela la narro. Lei non voleva finire nella collezione dei volti. Mai portare una donna nel proprio laboratorio artistico, senza cancellare, occultare le tracce precedenti.

Quella sera avevo bevuto un po’ e dimenticai l’alfabeto delle regole.

Lei andando via mi disse “mi hai portato nel tuo bordello, un artista maledetto ti fa un baffo”. Nei giorni successivi la cercai, il suo cellulare, vietato l’ingresso, mi aveva già messo nella lista nera. Impossibile contattarla su Messenger e queste diavolerie moderne. Provai a contattarla attraverso qualche amica, ma era come se avessero creato un muro di Berlino o la striscia di Gaza. Con il passare del tempo, ho realizzato che il muro di Berlino è possibile abbatterlo, recuperare la fiducia di una donna è superare la striscia di Gaza. Niente armi pari, il cuore ferito di una donna solo in quei romanzetti della Liala lo recuperi. Non mi resta che ascoltare “Bella senza anima”.

Porto sempre dietro nelle mie estemporanee “la mia bella senza anima”.

Poi una volta in un paesino della Ciociaria passò una con un blocco notes ,ne rimase affascinata, lo vedeva bene nella sua camera da letto. Quante cose possono succedere guardando una tela, lei cominciò a litigare con il suo ,non saprei cosa. Rimasi colpito dalle parole “farà compagnia a quel murales in camera da letto che si sta sgretolando”. Mentre camminavano andando via, pensai “certe storie hanno la parola “fine” scritta dall’inizio. Poi arrivò una donna sola, lo guardò un attimo e mi disse ”nella mia casa nuova sta bene, vivere soli è fantastico. Ogni spazio è tuo, puoi decidere tutto.

Questa tela mi fa pensare “all’esplosione di una donna libera”. Guarda la magia dei colori e poi di spalle finalmente una che non si fa mettere i piedi addosso, calpestare da un uomo. “Mentre parlava sentivo il mio cuore in gola, tergiversai sul prezzo. Alzai la richiesta. Mesi dopo arrivò nel mio studio una donna, mi chiese: “Ha quella tela che ho visto a Boville?”. Una donna di spalle colorata, una miscela di colori. “Voglio regalarla ad un’amica”. La guardai provai a chiedere notizie di chi fosse l’amica. Lei non rispose e dissi solo: “spero che finisca in una camera da letto di quelle storie sgarrupate che come la calamita mi travolgono”.

Ops questo racconto è nato, osservando una tela di un giovane artista Alessio Marri.