Rosa fresca aulentissima, parte prima

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Palermo, Magna Curia di Federico II.

È il primo mattino di una bellissima giornata di sole e dal mare soffia un dolce venticello. Vediamo un giullare e una fanciulla, lui davanti e lei a seguire, che entrano furtivamente in un lussureggiante giardino da una porticina insita nel muro di recinzione. Lui vira a destra e si ferma restando in piedi, quasi a mo’ d’attesa; lei lo raggiunge a piccoli passi e si siede su una panchina di pietra poco discosta dalle mura. Lui le lancia un sorriso radioso, lei l’ha seguito, è vero, ma il suo atteggiamento è di diffidenza.

Ci piace immaginarlo in tal modo il ‘contrasto’ più famoso di sempre, a noi tramandato sotto il nome di Rosa fresca aulentissima di Cielo d’Alcamo, autorevole esponente della Scuola Siciliana.

Che comincia…

Giullare (solenne):

“Rosa fresca aulentissima ch’apari inver’ la state,
le donne ti disiano, pulzell’e maritate:
tràgemi d’este focora, se t’este a bolontate;
per te non ajo abento notte e dia,
penzando pur di voi, madonna mia”.
Fanciulla (sdegnosa):
“Se di meve trabàgliti, follia lo ti fa fare.
Lo mar potresti arompere, a venti asemanare,
l’abere d’esto secolo tutto quanto asembrare:
avere me non pòteri a esto monno;
avanti li cavelli m’aritonno”.
Giullare (maliardo):
“Se li cavelli artónniti, avanti foss’io morto,
ca’n issi sì mi pèrdera lo solaccio e ’l diporto.
Quando ci passo e véjoti, rosa fresca de l’orto,
bono conforto dónimi tuttore:
poniamo che s’ajúnga il nostro amore”.
Fanciulla (minacciosa):
“Che il nostro amore ajúngasi, non boglio m’atalenti:
se ci ti trova pàremo cogli altri miei parenti,
guarda non t’arigolgano questi forti correnti.
Como ti seppe bona la venuta,
consiglio che ti parti a la partuta”.
Giullare (irridente)
“Se i tuoi parenti trovanmi, e che mi pozzon fari?
Una difensa mèttonci di dumili’ agostari:
non mi toccara pàdreto per quanto avere ha ’n Bari.
Viva lo ’mperadore, grazi’ a Deo!
Intendi, bella, quel che ti dico eo?”.
Fanciulla (risoluta):
“Tu me no lasci vivere né sera né maitino.
Donna mi so’ di pèrperi, d’auro massamotino.
Se tanto aver donàssemi quanto ha lo Saladino,
e per ajunta quant’ha lo soldano,
toccare me non pòteri a la mano”.
Giullare (condiscendente):
“Molte sono le femmine c’hanno dura la testa,
e l’omo con parabol e l’adímina e amonesta:
tanto intorno percazzala fin che ’ll’ha in sua podesta.
Femina d’omo non si può tenere:
guàrdati, bella, pur de ripentere”.
Fanciulla (sarcastica):
“K’eo ne pur ripentéssende? davanti foss’io aucisa
ca nulla bona femina per me fosse riprisa!
Aersera passàstici, correnno a la distesa.
Acquístati riposa, canzonieri:
le tue parole a me non piaccion gueri”.